Il lato oscuro della luna

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Proviamo ad immaginare, con un pizzico di fantasia, che la mente umana possa essere rappresentata come un unico raggio di sole, bianco e caldo, limpido e senza ombre. Molto probabilmente, infatti, tanti di noi pensano che il meccanismo della nostra mente sia piatto e lineare, improntato alla nostra migliore idea di razionalità. Ma se lo stesso raggio di sole viene catturato da un prisma, il risultato è sorprendente: così come la luce bianca, in realtà, è composta da colori totalmente diversi tra loro, così anche la mente umana è soggetta ad una infinità di variabili differenti, può essere scomposta in mille sfumature colorate, che rendono ogni essere umano così unico, irripetibile, speciale. E’ questo il concetto che quattro ragazzi inglesi, esattamente quaranta anni fa, tentarono di gridare al mondo, trasformando il bianco e la linearità della vita umana in sette note, esplorando con coraggio e temerarietà il lato oscuro di ciascuno di noi, cercando attraverso la musica di capire il senso della vita e della morte, di comprendere le motivazioni profonde che stanno alla base della paura e della follia.

The Dark Side of the Moon non è semplicemente l’album meglio riuscito dei Pink Floyd, non è solamente una pietra miliare della storia della musica rock, che da allora non fu più la stessa, non è solo uno dei dischi più venduti, con le oltre 50 milioni di copie distribuite in tutto il mondo, né può essere semplicemente considerato come un capolavoro solamente dal punto di vista tecnico, grazie all’ampio utilizzo di sintetizzatori analogici e alla collaborazione di un tecnico del suono meticoloso e perfezionista come Alan Parsons.

The Dark Side of the Moon è, prima di ogni altra cosa, un viaggio, un’esperienza quasi mistica, un’opera d’arte. Si ha infatti l’impressione di essere presi per mano e trascinati con forza in un mondo affascinante e oscuro, dove il battito del cuore, cupo e acuto, lento e pulsante, ci rassicura ma al tempo stesso ci inquieta, perché sappiamo bene che quel suono non è destinato a durare per sempre. Nel mondo creato dai Pink Floyd le paure si materializzano attraverso il suono imponente del sintetizzatore, che evoca sin troppo da vicino il rumore dell’aeroplano, mentre la follia, in fondo, è una caratteristica propria di ogni mente umana: “Sono sempre stato matto, so di essere matto, come la maggior parte di noi … E’ davvero difficile spiegare perché si è folli, anche nel momento in cui non si è folli …” Il confine tra la sanità mentale e la pazzia è talmente sottile che a volte si rischia di oltrepassarlo senza nemmeno accorgersene, confine dal quale sembrava ormai essersi allontanato Syd Barrett, fondatore e prima anima del gruppo, che venne allontanato a causa della sua persistente infermità mentale e sostituito da David Gilmour. E’ proprio la tragica esperienza vissuta con Syd Barrett sul piano umano, nonché la volontà di emanciparsi dalla sua persistente influenza in campo musicale, che spinge Roger Waters, bassista e paroliere del gruppo, ad ideare questo grandioso concept album, quasi abbia voluto trasformarsi in un moderno Astolfo, che attraverso la musica vola sul lato oscuro della luna a recuperare il senno perduto di Syd Barrett. Ma per quanto la spinta e il desiderio di una vita autentica siano da Waters avvertiti con forza, tanto da fargli cantare dolcemente “respira, respira nell’aria … Non aver timore di amare!”, la forza propulsiva e oscura dell’inesorabile passare del tempo e dell’avvicinarsi della morte prendono lentamente il sopravvento, e non basta correre affannosamente per sfuggire all’incessante ticchettio degli orologi: “Il sole è sempre lo stesso, ma tu sei più vecchio, col respiro più corto e ogni giorno più vicino alla morte!” La paura e la disperazione per l’assurdità della condizione umana non possono non portare all’alienazione, alla richiesta straziante di un senso in una vita che sembra non averne alcuno, all’impossibilità di affidarsi ad una fede per trovare conforto e consolazione. Il mondo sembra essere dominato da un relativismo imperante, per cui ogni cosa finisce nell’oblio: “tutto ciò che tocchi, tutto ciò che vedi, tutto ciò che senti, tutto ciò che ami, tutto ciò che odi … è eclissato dalla luna.”

Certamente, le conclusioni filosofiche a cui approdano i Pink Floyd possono essere condivisibili o meno. Ciò che ci resta è la possibilità di ascoltare un’opera d’arte maestosa che, esattamente come fa un pittore con i suoi dipinti, guarda alla realtà e la reinterpreta, restituendoci il piacere di ascoltare uno degli album più belli della storia che ancora, dopo quarant’anni, non smette di trasmetterci tutto il suo fascino.

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.

  • AnimaePartus

    E sì, gli inglesi amano complicarsi la vita: hanno preferito utilizzare sei parole invece che una per esprimere il concetto di ARTE!
    The Dark Side Of The Moon è la proiezione musicale della bellezza. E basta.

  • Quando si parla dei Pink Floyd si fa riferimento ad un mito indistruttibile: mai nessuno è riuscito nel campo del rock psichedelico a rendere melodioso anche il rumore più fastidioso (penso al pauroso rombo dell’aereo alla fine di In The Flesh) o impensabile nel contesto della canzone in sé (il jingle in dissolvenza all’inizio di Wish You Were Here). Ascoltarli è un’autoipnosi regressiva, una catarsi. Resta però un pizzico di nostalgia per i tempi d’oro in cui la musica era poesia, e non uno stupido motivetto su cui ballare.