Il linguaggio dei giovani

0

“Madò! Qui c’è un buio del cavolo! Non si vede una mazza!” “Ma tu, bello mio, sei strano forte. Mi lasci proprio secco eccetera, eccetera.” Fermiamoci a guardare intorno a noi. Apriamo una finestra sul nostro mondo. Che cosa vediamo? Anzi, per meglio dire, che cosa sentiamo? Non ci rendiamo conto, o forse non vogliamo farlo, di come cambiano le nostre parole, i nostri modi di esprimerci anche durante una semplice telefonata.
Nella realtà di ogni giorno, insomma, il nostro linguaggio muta in fretta e ciò fa paura. Forse è meglio dire: ciò stupisce! Infatti sbalordisce come il nostro parlare riesce ad adattarsi, a modellarsi a determinati contesti o a ciò che va particolarmente di moda al momento con la stessa facilità, con la medesima semplicità con la quale indossiamo quel paio di jeans che amiamo da una vita.

“Ti lovvo”, “ti amu”, “amole”, parole che passano da un ragazzo all’altro invadendo completamente il loro modo di esprimere i propri pensieri e sentimenti. Ma cos’è? Cinese? Inglese? Un’altra lingua? Certamente questa non è una forma di espressione. Questo è poco, ma sicuro. “We zio!” questa è l’esclamazione di un ragazzo che incontra un amico per strada. Ma siete tutti imparentati? Beh, l’ironia è quasi d’obbligo di fronte a certi modi di dire che sfociano quasi nel ridicolo.

È proprio strano. Nel nostro parlare cerchiamo, inoltre, una sorta di eccessiva essenzialità. Tendiamo ad esprimere solo ciò che è prettamente indispensabile. E ciò si evince anche, per esempio, nei nostri messaggi nel cellulare, nelle chat dei social network. Sì, perché sono questi quelli che, oggi come oggi, sono diventati i soli e unici mezzi di comunicazione. Comunicare, per l’universo giovanile, è spesso diventato un banale passaggio di dati.
Sembra che la conversazione interpersonale, nella quale due persone possono interrompersi, correggersi, chiedere informazioni su quanto detto, sia semplicemente scomparsa. È un bene o un male? Certamente un emoticon del genere  non può assolutamente paragonarsi alla dolcezza di un sorriso che, alla sola vista, ti riempie il cuore di gioia. Un “TVTB” arriva quasi ad assumere un valore banale. Stiamo esagerando. È come se tendessimo a ”raccogliere” la buccia di molte cose, ma non il seme, la medicina, ma non la salute; i giorni di gioia, ma non la felicità. Riusciremo a renderci conto di ciò? Forse sì, forse invece no. Ma quando accadrà, sarà ormai troppo tardi?

 

Cogitoetvolo