Il linguaggio della musica / 1

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La musica ha sempre affascinato l’uomo, forse perché in essa c’è uno slancio che lo porta a trascendere la realtà, il normale discorrere della vita. “La musica è qualcosa che trasporta, che consola e che aiuta”, diceva Rilke. Stupore, gioia, entusiasmo, emozioni indefinibili accompagnano chi ascolta Walk of Life, il Requiem di Mozart o il tema per flauto di Mission. La musica, secondo Tolkien, fa “vagare il pensiero nelle regioni ove delizie e dolori sono un’unica cosa, e le lacrime sono il vino della beatitudine”.

Riflettere sul linguaggio della musica significa anche decidere se si accetta, senza bisogno di pensarci, lo stile di vita che è connesso, proposto e venduto dall’industria musicale.
E cioè: si vuole stare al gioco della commercializzazione, e accettare a priori la canzone dell’estate pur di non sentirsi fuori dal ritmo o dalla moda? Si approva acriticamente il clima di qualsiasi discoteca? E’ qui la felicità che ciascuno sogna, e presagisce ascoltando il suo cantante?

La vita normale di un ragazzo discorre con l’accompagnamento di una continua colonna sonora. Si ascolta musica per strada e in macchina, ci si ritrova per la musica, si parla di musica (di solito scambiandosi MP3 trovati in qualche sito, aldilà dei discorsi sulla legalità), e si tende a imitare lo stile di vita che si respira su MTV…

E allora chiediamoci ancora una volta, perchè la musica attrae tanto le nuove generazioni? A cosa si deve il fenomeno del fiorire di gruppi musicali? A cosa si deve il moltiplicarsi di eventi musicali? A cosa si deve la massiccia partecipazione agli stessi? Come si spiegano le statistiche, con numeri da capogiro sui download di file musicali?
Insomma, cosa conferisce all’arte musicale tanto consenso?

Tali ed altre domande ci spingono ad interrogarci sull’esistenza di principi essenziali ed universali che rendono accessibile a tutti il linguaggio della musica. L’individuazione di tali principi può portarci a comprendere meglio le ragioni del grande impatto, che l’arte musicale ha sulle nuove generazioni.

Riflettere sul linguaggio della musica significa anche decidere se si accetta, senza bisogno di pensarci, lo stile di vita che è connesso, proposto e venduto dall’industria musicale.
E cioè: si vuole stare al gioco della commercializzazione, e accettare a priori la canzone dell’estate pur di non sentirsi fuori dal ritmo o dalla moda? Si approva acriticamente il clima di qualsiasi discoteca? E’ qui la felicità che ciascuno sogna, e presagisce ascoltando il suo cantante?

 

Cogitoetvolo