Il linguaggio della musica / 2

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La musica ha senza dubbio un suo linguaggio che la rende particolarmente idonea a comunicare. Soprattutto a comunicare ad altri i propri sentimenti, i propri stati d’animo, le proprie emozioni  ecc.. Dal lato di colui che ascolta, la musica porta con immediatezza e  facilità a comprendere ciò che chi sta eseguendo vuole comunicarci.

Il musicologo Massimo Venuti a conclusione di un dibattito dal tema “Il linguaggio universale della Musica” tenutosi a Roma nel 2005, individuava alcuni principi essenziali del linguaggio musicale.

Vediamoli insieme.
In primo luogo la musica è l’unica arte a scorrere nel tempo con un suo tempo (lento, veloce) e un suo ritmo (binario, ternario ecc..) non sovrapponibile al tempo cronologico: la musica è nel ritmo e dà un suo ritmo all’uomo che l’ascolta, portandolo in una dimensione nuova extra-temporale, eterna.

Scorrendo la musica dilegua, scompare nel momento stesso del suo darsi. Così come ogni dono umano richiede un sacrificio, così la musica ripropone l’esperienza umana sacrificandosi e morendo nell’atto di darsi. Per questa sua caratteristica, unica fra tutte le arti, produce una nostalgia che ha qualcosa di misterioso e profondo che supera quella che proviamo nel voler rivedere un quadro o rileggere una poesia.
In secondo luogo la musica nasce come fatto relazionale. In essa vi è una dualità originaria. Non può darsi una musica senza ascolto immediato. Un quadro sussiste anche quando non viene contemplato, un opera letteraria sussiste anche se non viene letta. La musica, invece, non si identifica con lo spartito o con il supporto che la contiene, deve essere prodotta per essere fruita ed è  fruita finchè è prodotta. Sono necessari un esecutore ed un ascoltatore che possono anche identificarsi. E’ importante sottolineare che, come fatto relazionale, la musica unisce, crea sintonia, amicizia, empatia.

In terzo luogo la musica è rituale, è sempre legata ad un rito. Rituale è ciò che si ripete e la ripetizione dà valore. Al rito è legata la festa e non c’è festa senza musica. Ogni concerto (anche un concerto Rock) ha anche un suo rituale (i movimenti della Rock Star, il modo di acclamare ed esultare, il modo di vestire ecc..) e rappresenta anche una festa.

Festa è ciò che dà gioia e la nostalgia, di cui si parlava prima, è procurata proprio dalla gioia dell’ascolto, e dal forte desiderio di riprovare tanta gioia (la bella musica vuole essere riascoltata con una forza non paragonabile ad altre esperienze artistiche).  La nostalgia della musica è nostalgia della bellezza perduta.

 

Cogitoetvolo