Il mestiere del giornalista

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A colloquio con Paolo Mosanghini, caporedattore del Messaggero Veneto

4 aprile, quinto appuntamento con il ciclo di conferenze offerto dall’Università di Udine nell’ambito dell’etica professionale: il tema dell’incontro è il giornalismo, raccontato a viva voce a partire dall’esperienza personale di Paolo Mosanghini, caporedattore del Messaggero Veneto.

«Ho avuto la fortuna di intraprendere il mestiere che già da ragazzo mi affascinava», afferma Mosanghini, «perché a casa mia i giornali e i libri erano sempre presenti. Ho sempre avuto una forte passione per lettura e scrittura, insieme ad un’irrefrenabile curiosità. Ho scritto lettere a Indro Montanelli ed Enzo Biagi, figure che ho preso come punti di riferimento; dopo 18 mesi di praticantato al Messaggero, sono riuscito a sostenere e superare l’esame per l’ingresso nell’Ordine, nella parte scritta e nell’orale. Oggi è molto cambiato da allora», ci fa sapere con un sorriso, elencando le nuove competenze multimediali richieste dalla professione.

Quello che emerge dal racconto di Mosanghini è l’importanza dell’impegno sul campo: un “fare gavetta” che significa già inserirsi a tempo pieno in una realtà lavorativa pervasiva, totalizzante, frenetica, ma al tempo stesso foriera di grandi soddisfazioni personali.

Fondamentale, secondo il relatore, è avere un vivo interesse per ciò che avviene a livello locale, nel proprio paese, e la capacità di affrontare anche le questioni più accese e dibattute con fermezza e decisione: «Gli articoli, nella cucina del giornale, devono essere un po’ pepati: se non solleva dubbi, interrogativi o discussioni, non si tratta di un buon articolo».

Indispensabile per il giornalista è la capacità di tenere il passo con il continuo aggiornamento delle modalità di comunicazione: un tempo si battevano gli articoli su macchina da scrivere, le agenzie di stampa comunicavano gli avvenimenti tramite telescrivente, mentre ora uno smartphone sembra mettere al servizio del reporter tutto l’occorrente per scrivere, filmare, fotografare e registrare ciò che serve documentare per la testata. E anche i mezzi di quest’ultima cambiano a seconda dei tempi e del progresso della tecnologia: il Messaggero è stato il primo giornale in Italia a introdurre la stampa a freddo a colori, in contemporanea con Il Giorno di Milano. Ad oggi, si trova a sperimentare la modalità pay-wall all’interno del proprio sito web, per far sì che anche gli articoli digitalizzati siano remunerati dall’utenza: alcuni contenuti sono a disposizione esclusivamente online, ipotizzando il pubblico della carta come più tradizionalista di quello al di là dello schermo – un modo come un altro per targhettizzare le notizie, rendendole più efficaci e mirate.

Luca Grion, moderatore dell’incontro, interviene a questo punto per chiedere che cos’è una notizia: che cos’è “appetibile” per un giornale, e cosa comporta per l’informazione l’estensione della gamma di canali che possono diffonderla.

«Al giorno d’oggi, chi segue l’account Twitter di un ministro sa delle sue dimissioni in tempo reale. Non è questo che comunica il giornale: negli articoli, il quadro della situazione si amplia e specifica andando ad indagare cos’ha causato un determinato fatto, le conseguenze che ha avuto o che potrebbe avere in futuro. Si ragiona sulle tematiche, portando dati e osservazioni obiettive a supporto di una tesi; il giornale non è il mero elenco delle cose che accadono in settimana, ma uno spazio in cui s’indagano i retroscena di ciò che epidermicamente e superficialmente arriva anche da Facebook, Instagram e compagnia».

L’informazione, all’interno del giornale, dev’essere seria, verificata e attendibile: il nome di una testata è legato ad un livello più o meno alto di credibilità, che una volta persa non sarà facilmente riguadagnata. Per questo è importante fare attenzione alle proprie fonti, valutandole accuratamente prima di rendere di dominio pubblico un fake.

Riguardo al concetto di “notiziabilità”, Mosanghini risponde invitandoci a pensare a come percepiamo un racconto: in maniera calda o fredda a seconda del grado di coinvolgimento che riesce ad innescare in noi. Lo stesso concetto è riferibile anche al panorama della carta stampata: farà più presa ciò che ci riguarda più da vicino, ciò che è in grado di sorprendere, incuriosire e suscitare una reazione emotiva.

Tenere presente questo fatto è, ad oggi, ancora più indispensabile: il pubblico delle edicole, infatti, sta diminuendo sempre più, facendo registrare un generale -10% sulle vendite dei periodici nazionali; si salvano forse dal trend soltanto nomi come l’Avvenire, mentre a livello locale la situazione risulta maggiormente variegata, benché non s’inverta la statistica. Tuttavia, se anche il mezzo di comunicazione è destinato a cambiare (non solo nella grafica), i punti cardine che abbiamo toccato in questa sede rimarranno validi capisaldi per comprendere le logiche di base di una professione che, ovunque sia esercitata, non cesserà mai di essere fondamentale.

Chiara Tomasella

Nata a Conegliano Veneto, da quando ha imparato a tenere una penna in mano adora riempire ogni pagina bianca con l'inchiostro dei pensieri; attualmente studia Lettere Moderne all'Università di Udine, dedicando il tempo libero alla scrittura e alla fotografia.