Il “mi dispiace”: quando Facebook riscopre l’ “empatia”

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A che cosa servirà esattamente il “dislike” che comparirà sui post? Tra le possibili interpretazioni di un bottone tanto atteso e controverso

Un “non mi piace” che suona come un “mi dispiace”; potrebbe essere questo l’agognato bottone di Facebook a comparire sui nostri post. Si tratterebbe, in realtà, di un “dislike” dal significato poliedrico e controverso: non gradire, detestare, dispiacere, disprezzare. Clicchiamo per dire che non ci piace un post tragico o che non ci esalta la foto dell’amica in viaggio di nozze mentre bacia i delfini. Probabilmente il fondatore di Facebook, Marc Zuckerberg, durante l’incontro pubblico tenuto a Menlo Park, intendeva dire e sperimentare questo e altro ancora.

«Non ogni momento è un buon momento» rivela lo stesso studente che a vent’anni, nella cameretta del dormitorio universitario, lanciò il social network. A trentun anni è più facile capirlo che a venti, è più facile capire che per esprimere la vicinanza ad un amico che sta attraversando un brutto momento ci vuole empatia, anzi, tecnologicamente parlando, ci vuole un bottone in più. «Non vogliamo trasformare Facebook in un forum dove le persone votano pro o contro i post degli altri», non è, infatti, un “non mi piace” ma un “mi dispiace”.

I dettagli saranno ancora tutti da definire ma le intenzioni sembrano ricadere lontano da quel pollice verso di latina memoria, potere di vita o di morte su un post. «Quello che vogliamo è dare la possibilità di esprimere empatia».
Nella strategia del social network fa capolino una considerazione tecnico-economica da non sottovalutare. Leggendo un post tragico gli utenti sono frenati dal fare “like” per paura di risultare inconvenienti (l’alternativa potrebbe essere l’emoticon triste). Questo loro silenzio è, tuttavia, un algoritmo non contemplato: non cliccando risulterebbe impossibile rilevare le loro preferenze.

Secondo Giovanni Boccia Artieri, professore di sociologia dell’università Carlo Bo di Urbino, «Facebook è diventato il luogo di cerimonie mediali collettive, nel caso degli eventi tragici mancava un’espressione emotiva sintetica». Potremmo dire allora con un click “sono triste”, “ti capisco”, “ti sono vicino”, senza scrivere nulla. « È la risposta a un bisogno nuovo perché ormai i social sono anche il luogo per condividere la morte e gli eventi luttuosi». La strategia di Facebook non fa una grinza: conoscere ancora più in profondità le persone impiegando l’unico bottone, quello dell’empatia, in grado di suscitare consensi.

Insomma, dopo le nostre luci, il social network conoscerà anche le nostre ombre?

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!