Il mondo alla rovescia. Se bisogna dimostrare l’evidenza.

3

Che cosa pensereste se iniziassi questo articolo con un titolo del genere: “Sapete che la neve è bianca?” e poi mi mettessi a scrivere lungamente per dimostrarvi che il colore naturale della neve non è il verde, il rosso, il blu o il nero ma è il bianco? Oppure se scrivessi un articolo per dimostrare che se sono seduto non posso stare in piedi contemporaneamente?
Probabilmente vi annoiereste dopo le prime due righe, perché si tratta di due cose evidenti e l’evidenza non si dimostra, proprio perché… è evidente di per sé! E se qualcuno volesse contraddirmi dovrebbe fare i salti mortali, dovrebbe fare tutta una serie di ragionamenti poco razionali per dimostrarmi che se sto seduto posso anche stare in piedi nello stesso tempo e nello stesso luogo. E se poi questo “audace” pensatore mi chiedesse di argomentare la mia tesi, dicendomi che se io non so dimostrare che non è possibile stare seduto e in piedi nello stesso tempo e nello stesso luogo, la mia tesi non è poi così vera ed evidente, voi che cosa pensereste?
Non direste forse che tutto ciò sarebbe assurdo?

Ecco, vi ho appena trasmesso la reazione che ho avuto lo scorso 3 giugno nel leggere il titolone sulla home page di un noto quotidiano nazionale, che recitava così: “Il Papa al Family 2012 di Milano: la famiglia è l’unione di un uomo e di una donna”.

Mi è venuto in mente il colore della neve, che è bianca e questo mi basta: è normale, è evidente, ho pensato, perché dovrei dimostrarlo?
E non ho pensato minimamente al fatto che questo articolo l’ho scritto mentre ero seduto, senza stressarmi più di tanto sulla possibilità che avessi potuto scriverlo in piedi, rimanendo però contemporaneamente seduto. Perché dovrei perdere tempo a dimostrare che se sto scrivendo seduto davanti al PC non è logicamente possibile che io sia contemporaneamente in piedi a scrivere questo articolo? E’ evidente che se sto seduto non posso anche stare in piedi!

Perdonatemi il gioco di parole, ma l’evidenza non si dimostra. E neanche si presenta come se fosse qualcosa di straordinario. Proprio perchè è evidente…

Ecco, domenica scorsa una persona ha detto che la famiglia è l’unione di un uomo e di una donna e un giornale lo ha scritto a caratteri cubitali sulla sua prima pagina. Ho pensato: ma se è normale, perché tanto clamore?

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il “capitano” fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.

  • Saveriosgroi

    Oggi sono stato sollecitato da un lettore che, su Facebook, ha criticato l’articolo di tautologia e scarsa argomentazione. Dato che questo lettore si è mostrato disponibile al confronto, gli ho risposto (sulla pagina di Facebook di C&V) e riporto qui il mio commento:

    (…)
    Intanto ti ringrazio per quello che scrivi perchè raramente mi capita di avere a che fare con persone che vogliono confrontarsi sul serio. E il tuo ultimo messaggio, contrariamente a quello precedente, è decisamente aperto e intelligente.Provo a dirti quello che penso su ciò che scrivi, che mi trova d’accordo in buona parte ma non del tutto.Sostanzialmente sono d’accordo con queste osservazioni che fai:- l’articolo è “debole” dal punto di vista argomentativo. Te lo confermo io, che l’ho scritto. Ne ero consapevole. L’intento con cui l’ho scritto era volutamente provocatorio- concordo con te sull’importanza dei modelli. Aggiungo io che i modelli di genere sono fondamentali; ogni bambino non solo ha il diritto di avere un papà e una mamma ma ha bisogno di confrontarsi con entrambi per operare quel lavoro progressivo di identificazione con la figura significativa dello stesso sesso e di differenziazione dalla figura di sesso opposto. Ci sono casi di mancanza di uno dei due genitori, come giustamente osservi tu. In teoria si potrebbe cercare la figura significativa mancante sostituendola con un’altra persona adulta (un parente, un tutore, un educatore, ecc.) ma non è la stessa cosa; nei fatti quando ti manca il padre o la madre o, peggio, hai due padri o due madri, lo squilibrio nella costruzione dell’identità rischia di essere notevole.- è assolutamente vero, purtroppo, che ci siano coppie etero che non trasmettono modelli positivi, così come è vero che la “fedeltà” di coppia per molti è diventata un optional. Ed è anche vero che ci sono amori omosessuali molto più forti o sinceri di altri eterosessuali falsi e ipocriti. Su queste cose concordo con te. Non concordo sulle conclusioni. Nel senso che se una realtà che dovrebbe essere buona non funziona, questo non basta per dire che in generale quella realtà non funziona. O, peggio, che una realtà surrogata o che non è buona viene automaticamente giustificata. Perchè allo stesso modo allora bisognerebbe dire che siccome ci sono orfanotrofi squallidi, allora giustifichiamo le adozioni omosessuali; oppure siccome ci sono coppie che non sanno crescere i figli, allora giustifichiamo l’aborto; oppure siccome ci sono tutti i politici che rubano allora giustifichiamo il fatto di non pagare le tasse.Più che ammettere realtà che in sè sono negative perchè le corrispondenti realtà positive presentano “falle e lacune”, bisognerebbe lavorare sulle “falle” delle realtà positive (quindi far funzionare gli orfanotrofi, far sì che i rapporti di coppia siano sinceri e non ipocriti, fare in modo che i politici siano onesti, ecc.) e chiedersi perchè, in sè certe realtà sono immorali o problematiche (come l’aborto, l’adozione omosessuale, il non pagare le tasse)- concordo con te sulla inopportunità di considerare l’omosessualità una malattia. E’ riduttivo dire così, anch’io lo penso. Ma penso anche che l’origine dell’omosessualità spesso possa essere provocata da qualche squilibrio che può essere come dici tu ormonale o, aggiungo io, educativo o psicologico. Insomma, non la considero una “normale” variante dell’orientamento sessuale. E con questo non intendo dire che gli omosessuali siano persone da discriminare o da considerare di serie “B”. Il fatto che ci sia chi lo faccia, anche tra diversi cattolici, non autorizza a dire che la posizione cattolica sia questa. Il Catechismo della Chiesa cattolica, al riguardo, ha delle parole bellissime nei confronti degli omosessuali. Difficile trovare parole altrettanto belle e comprensive in altri ambienti.Concludo, sono stato un po’ lungo e mi dispiace; ma ci tenevo ad argomentare, dato che me lo chiedevi. Rimango convinto che, fermo restando il diritto di tali persone ad essere aiutate, comprese e rispettate nella loro dignità, la famiglia è un’altra cosa. Il resto è surrogato; chiamiamola come vogliamo ma non famiglia; e soprattutto ragioniamo sempre sul binomio diritti-doveri che presuppone la costituzione di una qualsiasi forma di unione sancita dalla legge. Spesso, purtroppo, si mette l’accento solo sui diritti.Spero di essere stato chiaro e un po’ meno “chiuso” rispetto all’articolo.Ciao!

  • Saveriosgroi

    Oggi sono stato sollecitato da un lettore che, su Facebook, ha criticato l’articolo di tautologia e scarsa argomentazione. Dato che questo lettore si è mostrato disponibile al confronto, gli ho risposto (sulla pagina di Facebook di C&V) e riporto qui il mio commento:
     
    (…)
    Intanto ti ringrazio per quello che scrivi perchè raramente mi capita di avere a che fare con persone che vogliono confrontarsi sul serio. E il tuo ultimo messaggio, contrariamente a quello precedente, è decisamente aperto e intelligente.Provo a dirti quello che penso su ciò che scrivi, che mi trova d’accordo in buona parte ma non del tutto.
    Sostanzialmente sono d’accordo con queste osservazioni che fai:- l’articolo è “debole” dal punto di vista argomentativo. Te lo confermo io, che l’ho scritto. Ne ero consapevole. L’intento con cui l’ho scritto era volutamente provocatorio
    – concordo con te sull’importanza dei modelli. Aggiungo io che i modelli di genere sono fondamentali; ogni bambino non solo ha il diritto di avere un papà e una mamma ma ha bisogno di confrontarsi con entrambi per operare quel lavoro progressivo di identificazione con la figura significativa dello stesso sesso e di differenziazione dalla figura di sesso opposto. Ci sono casi di mancanza di uno dei due genitori, come giustamente osservi tu. In teoria si potrebbe cercare la figura significativa mancante sostituendola con un’altra persona adulta (un parente, un tutore, un educatore, ecc.) ma non è la stessa cosa; nei fatti quando ti manca il padre o la madre o, peggio, hai due padri o due madri, lo squilibrio nella costruzione dell’identità rischia di essere notevole.
    – è assolutamente vero, purtroppo, che ci siano coppie etero che non trasmettono modelli positivi, così come è vero che la “fedeltà” di coppia per molti è diventata un optional. Ed è anche vero che ci sono amori omosessuali molto più forti o sinceri di altri eterosessuali falsi e ipocriti. Su queste cose concordo con te. Non concordo sulle conclusioni. Nel senso che se una realtà che dovrebbe essere buona non funziona, questo non basta per dire che in generale quella realtà non funziona. O, peggio, che una realtà surrogata o che non è buona viene automaticamente giustificata. Perchè allo stesso modo allora bisognerebbe dire che siccome ci sono orfanotrofi squallidi, allora giustifichiamo le adozioni omosessuali; oppure siccome ci sono coppie che non sanno crescere i figli, allora giustifichiamo l’aborto; oppure siccome ci sono tutti i politici che rubano allora giustifichiamo il fatto di non pagare le tasse.Più che ammettere realtà che in sè sono negative perchè le corrispondenti realtà positive presentano “falle e lacune”, bisognerebbe lavorare sulle “falle” delle realtà positive (quindi far funzionare gli orfanotrofi, far sì che i rapporti di coppia siano sinceri e non ipocriti, fare in modo che i politici siano onesti, ecc.) e chiedersi perchè, in sè certe realtà sono immorali o problematiche (come l’aborto, l’adozione omosessuale, il non pagare le tasse)
    – concordo con te sulla inopportunità di considerare l’omosessualità una malattia. E’ riduttivo dire così, anch’io lo penso. Ma penso anche che l’origine dell’omosessualità spesso possa essere provocata da qualche squilibrio che può essere come dici tu ormonale o, aggiungo io, educativo o psicologico. Insomma, non la considero una “normale” variante dell’orientamento sessuale. E con questo non intendo dire che gli omosessuali siano persone da discriminare o da considerare di serie “B”. Il fatto che ci sia chi lo faccia, anche tra diversi cattolici, non autorizza a dire che la posizione cattolica sia questa. Il Catechismo della Chiesa cattolica, al riguardo, ha delle parole bellissime nei confronti degli omosessuali. Difficile trovare parole altrettanto belle e comprensive in altri ambienti.

    Concludo, sono stato un po’ lungo e mi dispiace; ma ci tenevo ad argomentare, dato che me lo chiedevi. Rimango convinto che, fermo restando il diritto di tali persone ad essere aiutate, comprese e rispettate nella loro dignità, la famiglia è un’altra cosa. Il resto è surrogato; chiamiamola come vogliamo ma non famiglia; e soprattutto ragioniamo sempre sul binomio diritti-doveri che presuppone la costituzione di una qualsiasi forma di unione sancita dalla legge. Spesso, purtroppo, si mette l’accento solo sui diritti.

    Spero di essere stato chiaro e un po’ meno “chiuso” rispetto all’articolo.Ciao!

  • Saveriosgroi

    Oggi sono stato sollecitato da un lettore che, su Facebook, ha criticato l’articolo di tautologia e scarsa argomentazione. Dato che questo lettore si è mostrato disponibile al confronto, gli ho risposto (sulla pagina di Facebook di C&V) e riporto qui il mio commento:

    (…)

    Intanto ti ringrazio per quello che scrivi perchè raramente mi capita di avere a che fare con persone che vogliono confrontarsi sul serio. E il tuo ultimo messaggio, contrariamente a quello precedente, è decisamente aperto e intelligente.
    Provo a dirti quello che penso su ciò che scrivi, che mi trova d’accordo in buona parte ma non del tutto.
    Sostanzialmente sono d’accordo con queste osservazioni che fai:
    – l’articolo è “debole” dal punto di vista argomentativo. Te lo confermo io, che l’ho scritto. Ne ero consapevole. L’intento con cui l’ho scritto era volutamente provocatorio

    – concordo con te sull’importanza dei modelli. Aggiungo io che i modelli di genere sono fondamentali; ogni bambino non solo ha il diritto di avere un papà e una mamma ma ha bisogno di confrontarsi con entrambi per operare quel lavoro progressivo di identificazione con la figura significativa dello stesso sesso e di differenziazione dalla figura di sesso opposto. Ci sono casi di mancanza di uno dei due genitori, come giustamente osservi tu. In teoria si potrebbe cercare la figura significativa mancante sostituendola con un’altra persona adulta (un parente, un tutore, un educatore, ecc.) ma non è la stessa cosa; nei fatti quando ti manca il padre o la madre o, peggio, hai due padri o due madri, lo squilibrio nella costruzione dell’identità rischia di essere notevole.

    – è assolutamente vero, purtroppo, che ci siano coppie etero che non trasmettono modelli positivi, così come è vero che la “fedeltà” di coppia per molti è diventata un optional. Ed è anche vero che ci sono amori omosessuali molto più forti o sinceri di altri eterosessuali falsi e ipocriti. Su queste cose concordo con te. Non concordo sulle conclusioni. Nel senso che se una realtà che dovrebbe essere buona non funziona, questo non basta per dire che in generale quella realtà non funziona. O, peggio, che una realtà surrogata o che non è buona viene automaticamente giustificata. Perchè allo stesso modo allora bisognerebbe dire che siccome ci sono orfanotrofi squallidi, allora giustifichiamo le adozioni omosessuali; oppure siccome ci sono coppie che non sanno crescere i figli, allora giustifichiamo l’aborto; oppure siccome ci sono tutti i politici che rubano allora giustifichiamo il fatto di non pagare le tasse.
    Più che ammettere realtà che in sè sono negative perchè le corrispondenti realtà positive presentano “falle e lacune”, bisognerebbe lavorare sulle “falle” delle realtà positive (quindi far funzionare gli orfanotrofi, far sì che i rapporti di coppia siano sinceri e non ipocriti, fare in modo che i politici siano onesti, ecc.) e chiedersi perchè, in sè certe realtà sono immorali o problematiche (come l’aborto, l’adozione omosessuale, il non pagare le tasse)

    – concordo con te sulla inopportunità di considerare l’omosessualità una malattia. E’ riduttivo dire così, anch’io lo penso. Ma penso anche che l’origine dell’omosessualità spesso possa essere provocata da qualche squilibrio che può essere come dici tu ormonale o, aggiungo io, educativo o psicologico. Insomma, non la considero una “normale” variante dell’orientamento sessuale. E con questo non intendo dire che gli omosessuali siano persone da discriminare o da considerare di serie “B”. Il fatto che ci sia chi lo faccia, anche tra diversi cattolici, non autorizza a dire che la posizione cattolica sia questa. Il Catechismo della Chiesa cattolica, al riguardo, ha delle parole bellissime nei confronti degli omosessuali. Difficile trovare parole altrettanto belle e comprensive in altri ambienti.

    Concludo, sono stato un po’ lungo e mi dispiace; ma ci tenevo ad argomentare, dato che me lo chiedevi. Rimango convinto che, fermo restando il diritto di tali persone ad essere aiutate, comprese e rispettate nella loro dignità, la famiglia è un’altra cosa. Il resto è surrogato; chiamiamola come vogliamo ma non famiglia; e soprattutto ragioniamo sempre sul binomio diritti-doveri che presuppone la costituzione di una qualsiasi forma di unione sancita dalla legge. Spesso, purtroppo, si mette l’accento solo sui diritti.

    Spero di essere stato chiaro e un po’ meno “chiuso” rispetto all’articolo.
    Ciao!