Il mondo che “immaginiamo”

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Era il 1971 e schiere di giovani all’indomani del ’68 e in piena guerra del Vietnam intonavano “Imagine all the people Living life in peace…”. Immaginavano insieme a John Lennon un mondo migliore, senza guerre, in cui tutti i popoli formassero un unico grande popolo mondiale che vivesse in pace. Ancora oggi “Imagine”, ritenuta una delle più belle canzoni del secolo scorso, viene intonata come una sorta di inno alla pace o forse meglio dire inno pacifista. Ma è davvero quella la “pace” che vogliamo? Quello il mondo che “immaginiamo” ?

Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No h.ell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today…

Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…

You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one

 

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Immagina non ci siano Paesi / non è difficile / Niente per cui uccidere e morire / e nessuna religione, si intona con visi malinconici in certi momenti delle manifestazioni per la pace e contro la guerra. Immagina che tutti / vivano la loro vita in pace…Spero che ti unirai anche tu un giorno / e che il mondo diventi uno.

Più che a un inno alla pace assomiglia ad un inno alla globalizzazione, all’appiattimento delle culture, delle tradizioni, all’annullamento degli elementi caratteristici dei popoli. La pace immaginata in questa canzone può essere realizzata solo eliminando alla radice quel che sembra il problema: le differenze tra i popoli, tra cui anche le religioni, considerate causa di tante guerre.

Il mondo che ne consegue è un mondo piatto, senza colori e sfumature, un unico grande Paese ed un unico grande popolo, una grande massa che la pensa alla stessa maniera. La storia ci ha insegnato che questa situazione è solo calma apparente, ordine e pace finta e che laddove si è realizzata si è pagata con la rinuncia della libertà. Le dittature e i totalitarismi del secolo scorso docent. Aveva forse ragione il poeta Paul Claudel a dire che “Quando l’uomo tenta di immaginare il Paradiso in terra, il risultato immediato è un molto rispettabile inferno.”

Sembrerebbe quasi un inno alla dittatura quindi, non ci sarebbe altro modo per realizzare questa “pace”. Eppure tanti la desiderano, la vogliono ad ogni costo e sono convinti che basti eliminare le cause esterne all’uomo, le differenze religiose, culturali, i possessi, affinché l’uomo non abbia più nessun motivo per fare guerra e vivere così in “pace”, pace intesa come assenza di guerre.

Tutti aborriamo le guerre, causa di sofferenza e di altro odio e violenza che si accumula, ma non è così che si prevengono e la pace non è solo assenza di guerre, è qualcosa di più. La pace non è pacifismo e nemmeno neutralità per il quieto vivere. Esse sono false paci, provvisorie, instabili, perché spesso ingiuste, basate sui compromessi di convenienza o sulla forza. La vera pace invece si basa sulla giustizia e sulla carità. La vera pace non accetta compromessi e ingiustizie per il quieto vivere, la vera pace non annulla le differenze in un tutto indistinto, ma ricerca il dialogo e rispetta le differenze, cerca di capirle per concorrere insieme al bene.

Come scriveva Sant’Agostino nel suo tempo pieno di turbolenze :”[…] la pace di tutte le cose è la tranquillità dell’ordine. L’ordine è la disposizione di realtà uguali e disuguali, ciascuna al proprio posto“. Ciò è possibile attraverso la carità e si manifesta politicamente nell’accettazione della diversità umana “[…] diversità di costumi, di leggi, di istituzioni con le quali si istituisce o si mantiene la pace terrena, senza eliminare o distruggere nessuna di esse, anzi accettando e seguendo tutto ciò che tende ad un unico e medesimo fine della pace terrena, nonostante le diversità da nazione a nazione, purché ciò non costituisca un ostacolo per quella religione che insegna a venerare l’unico, vero e sommo Dio” . Per questo “anche la città celeste quindi usa, nel suo cammino, della pace terrena, protegge e desidera l’armonia delle volontà umane in ciò che riguarda la natura mortale degli uomini, fatta salva la devozione e la religione, e riferisce questa pace terrena alla pace celeste, che è la vera pace, da ritenersi e da definirsi l’unica pace della creatura razionale”.

Così scriveva Sant’Agostino ne “La città di Dio” in un periodo in cui la gente del suo tempo pensava che la fine del mondo fosse vicina, date le brutte condizioni di quel periodo storico (fine dell’impero romano d’occidente), egli invece confutava queste tesi millenariste, era consapevole del fatto che le guerre ci son sempre state nella storia dell’uomo, ma che nonostante ciò l’uomo abbia sempre aspirato alla pace. Agostino, attento alle vicende terrene, era convinto che una pace terrena fosse possibile, ma solo in funzione di quella celeste.

Comunque, al di là delle proprie convinzioni religiose, il messaggio di Agostino è chiaro: la vera pace terrena, duratura e stabile, è fondata sull’amore e presuppone pietà e solidarietà umana, accetta le diversità e non le considera fonte di ogni male, e quindi da debellare, come invece cantava Lennon.
E voi cosa ne pensate? Qual è la Pace che vogliamo? Qual è il mondo che “immaginiamo”?

 

Rossella Rumore

Apparentemente distratta ma attenta e curiosa, con picchi di pignoleria - da far rimpiangere la Rossella assai disordinata e sbadata - soprattutto quando si tratta di chiamare le cose con il loro nome, senza se e senza ma... Amo scoprire le sorprese della vita e il mondo a poco a poco… Il mio motto preferito è quello dei ragazzi de La Rosa Bianca: "uno spirito forte, un cuore tenero"