Il mondo del (e che) “c’era una volta…”

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Leggere ad alta voce, raccontando storie e favole ai bambini, è fondamentale per la loro (e per la nostra) crescita

C’era una volta una favola, una favola bellissima, piena di maghi, animali, eroi e principesse. Mi piaceva ascoltarla, anzi, viverla. Vivevo in tutti quei mondi fantastici, immaginavo di essere un supereroe e di salvare la mia principessa. Era come se il reale non mi bastasse affatto. Andavo oltre: nei sogni, nell’immaginazione, nella fantasia. Oltre. E quanto più la realtà era spaventosa, gonfia di capricciose ingiustizie, tanto più quelle favole divenivano essenziali. Così, sotto quella coltre stellata di racconti, trovavo il mio rifugio segreto: bene e male, astuzia e dolcezza, cattiveria e generosità si incasellavano ad arte in un gioco affascinante. A volte ero talmente rapito dalla bellezza delle immagini da perdere il filo delle vicende, ma la morale no, non me la sarei persa per niente al mondo. Quella mi avrebbe accompagnato per sempre…

A pensarci bene non ricordo più le parole precise. La favola non finiva con un “…e tutti vissero felici e contenti…”, questo almeno lo ricordo! E ricordo pure che la mamma mi passava una mano sulla fronte, mi dava il bacio della buonanotte e mi infilava a letto. Non mi diceva qual era l’insegnamento della storia. Anzi, a quel proposito non mi diceva nulla, forse perché si aspettava che l’avrei capito da solo, un giorno.

E in effetti col tempo ho compreso che quella morale mia mamma l’aveva già pronunciata. In tutti i suoi racconti c’era sempre, sempre nello stesso modo e sempre con la stessa premura. Era una morale fatta di gesti, non di parole. Era nella carezza della storia, era in quella tenerezza del contatto, dell’abbraccio, delle coccole. In un tempo che mi era stato regalato e che nessuno avrebbe mai potuto riprendersi.

Quel mondo del (e che) “c’era una volta…” è in una favola non detta ma viva, come la voglia che abbiamo di risentirla ancora, e ancora. È in un racconto che smetteremo di ascoltare dalle nonne o dalle mamme (le nostre migliori narratrici), ma che continueremo a sentire da internet, dal cellulare, dalla tv, dalla voce robotica che sostituisce l’inflessione, l’emozione, il contatto degli umani.

Oggi la favola mi ricorda che il desiderio vitale di tutti i bambini è quello di essere avvolti in un bacio e, anche se molti genitori lo dimenticano, quegli stessi bambini si specchieranno a lungo nei loro occhi e nei loro comportamenti, diventeranno adulti a loro volta, capiranno che ciò che sembrava scontato in seguito non lo sarà.

Perché, nonostante una favola sia una cosa d’altri tempi, saprà tirare fuori il bambino che è in noi. Sempre. E ci ricorderà chi eravamo. Ci spiegherà le nostre debolezze o il perché di quella nostalgia. Magari ci renderà capaci di raccontare la storia migliore del mondo. Con l’esempio, quando la voce poi non basterà.

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!