Il Natale ha l’oro in Bocca

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Le librerie sono luoghi strani. Ne esistono di tutti i tipi: le librerie di quartiere, piccole e accoglienti, familiari; le librerie-labirinto, quelle enormi, zeppe di scaffali, ordinatissime, in cui è allettante persino il pensiero di perdersi in quel marasma di storie di carta; le librerie su più piani, quasi che il libro che stai cercando voglia giocare a nascondino con te. Le librerie sono luoghi strani, sì, ma anche molto personali. Ogni buon lettore ha il proprio ideale di libreria. Qual è il mio? Le librerie-ripostiglio, indubbiamente: un caotico ammasso di libri, ovunque, gettati via alla rinfusa; non un centimetro di parete libero, il cui bianco possa riportarmi alla realtà; scaffali in legno addossati ai muri. Magari una libreria antica, come la Shakespeare and Company di Parigi, in cui centinaia, migliaia di persone, con le loro storie, prima di me ne abbiano varcato l’ingresso. Simile a quella descritta da Carlos Ruiz Zafón ne Il gioco dell’angelo:

“ Entrai nella libreria e aspirai quel profumo di carta e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare.”

La più antica libreria in Italia ancora aperta è la libreria Bocca. Fondata inizialmente a Torino da Giovanni Antonio Sebastiano e Secondo Bocca, due fratelli astigiani, ne è sopravvissuta soltanto la sede di Milano, una delle cinque fondate (Parigi, Firenze, Roma, Torino e, appunto, Milano). L’azienda libraria è nota oltre che per aver stampato per la casa reale Savoia, soprattutto per aver pubblicato opere di Gioberti, Pellico, Previati, Segantini, Nietzsche, Kierkegaard e Freud. Dal 1979 la gestione è cambiata più volte, per divenire, infine, della famiglia Lodetti.

La peculiarità di questa libreria è la sua specializzazione in vendita di libri d’arte, avvenuta soltanto con l’acquisto della famiglia Lodetti, un settore decisamente particolare della cultura. Tra i tanti servizi offerti, la libreria valuta e rilega libri antichi, acquista biblioteche private e ricerca libri esauriti.

Il mese scorso, però, sulla vetrina della libreria, che si affaccia nella Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, è apparso questo messaggio del proprietario, scritto con un tipo diverso di carattere per ogni lettera, quasi fosse una lettera minatoria: “La crisi rischia di farci chiudere. Sostieni la più antica libreria d’Italia regalandoti un libro”.

A quanto pare la crisi non risparmia proprio nessuno, neanche una libreria nominata Locale Storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Già nel 2009 aveva rischiato la chiusura, ma fu salvata in extremis dalla giunta di Pisapia grazie al blocco dei canoni di locazione. Adesso, però, la crisi è tornata a farsi sentire, incombente e minacciosa come mai. Anche sull’arte.

Il grido di aiuto giunge forte e chiaro, sta ai milanesi ascoltarlo. E con il Natale alle porte, un libro d’arte non è una cattiva idea per un regalo che sa di preziosamente antico.

Articolo scritto da Claudia Granaldi

Cogitoetvolo