Il Natale “laico”, ovvero il Natale senza il festeggiato

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Avvicinandosi il Natale si verifica sempre la stessa storia, qualcuno prova a nasconderlo o a camuffarlo. Quest’anno il Natale è “laico”.

Negli ultimi anni, avvicinandosi il Natale, si verifica sempre la stessa storia: qualcuno prova a nasconderlo o a camuffarlo. Quest’anno va di moda il termine “Natale laico”, ma cosa vuol dire?

Direi nulla. Un ossimoro.
Infatti, in italiano, la parola “Natale” deriva dal latino [dies]Natalis [Christi] (“giorno di nascita di Cristo”), mentre oggigiorno il termine “laico” ha significato di “aconfessionale” e viene utilizzato per indicare un generico agnostico o ateo. Di conseguenza ci rendiamo conto che non può esistere un “Natale laico”, né semanticamente né praticamente. Sarebbe la nascita di Cristo senza però Cristo.
Al di là di questo, sappiamo che ormai tale espressione è usata per “nascondere” il Natale, per “rispetto”, si dice, alle altre culture e religioni. Dunque, mi chiedo e ci chiediamo, cosa festeggiamo? La festa dello shopping? La festa del consumo, fatta di regali e lauti pranzi? In passato, dal punto di vista civile, il Natale era vissuto come festa della famiglia, ma pare che oggi non sia possibile nemmeno festeggiare la famiglia, dati gli attacchi che riceve continuamente dallo “Stato laico”.
Ci si ritrova, così, a togliere i crocifissi dalle pareti delle scuole, a non organizzare più la Messa di Natale o a mettere in scena recite di Natale prive di Gesù e della Santa Famiglia; forse rimangono il bue e l’asinello, da soli nella grotta senza poter più contemplare da vicino il loro Creatore.

Una scena molto triste, non c’è che dire.
Ma se in questo mondo vi fosse un minimo di coerenza, oltre a rinunciare a queste cose, in nome del “rispetto” verso le altre culture, dovremmo anche fare a meno in primis dei 15 giorni di vacanza natalizi e in secondo luogo dovremmo  iniziare a togliere dai musei i vari quadri delle annunciazioni, epifanie, passioni e tutto ciò che raffigura scene della vita di Gesù: potrebbero urtare i non cristiani! Ve lo immaginate un Louvre, una National Gallery o gli Uffizi senza questi capolavori?

In nome di una falsa accoglienza rinunciamo a noi stessi, al nostro passato, pensando di andare incontro all’altro. Ma davvero ci illudiamo che sia così? Che forse, per fare un esempio, quando invitate i vostri amici americani a casa vostra in Italia, gli preparate un hamburger da mangiare? O agli amici scandinavi fate visitare le montagne innevate? O non preparate piuttosto un bel piatto di lasagne ai primi e fate visitare i più importanti monumenti italiani ai secondi?
Con questo voglio dire che andare incontro all’altro significa proporgli e offrirgli quello che meglio ci rappresenta, ciò che siamo, e in questo modo lui ricambierà e insieme ci arricchiremo. Penso che a nessuno piacerebbe un amico che, pur di farci felici, rinnegasse per fino se stesso, cancellando il passato e la storia; vogliamo un amico, sincero, non finto.

Cosa significa, ancora oggi, per noi il Natale? La ricordiamo come la festa dei bambini, perché insieme a Gesù festeggiavamo i più piccoli, ma oggi proprio loro sono i più maltrattati. Oltre a togliergli il bimbo dalla mangiatoia, gli leviamo l’innocenza con i vari percorsi scolastici di sessualità e gender, li priviamo della gioia, della sana ingenuità, della spensieratezza della tenera età, per gettarli quanto prima nella sconfortante vita degli adulti. Forse siamo invidiosi della loro serenità, come pure di quella del Bambin Gesù nella mangiatoia di Betlemme.
Quel Bambino venuto al mondo per donarci la speranza, la certezza di una vita luminosa, gioiosa ed eterna. Quel neonato che nella povertà più totale è stato adorato dai ricchi potenti della terra venuti dalle terre arabiche, i Re Magi.
Non vergogniamoci delle nostre radici e del nostro presente, il Natale non può essere laico, privo di Dio. Il piccolo Gesù è nato per tutta l’umanità e lì nella mangiatoia, come successivamente sulla Croce, abbraccia il mondo intero, ogni nazione, ogni popolo e ogni creatura.
Buon Natale!

Articolo scritto da Giulio Piva

Cogitoetvolo
  • Michele Fatta

    Mi piace questo articolo. Aggiungerei che proprio questa censura di Dio, della religione e dei valori relativi rende particolarmente odiosa la nostra civiltà agli occhi degli islamici e dei fedeli delle altre confessioni religiose. Se per esempio fossimo in India, anche da laicisti, non ci sogneremmo di chiedere di togliere i segni della fede Indù o Buddista, perché sono alla base della cultura di questo Paese-Continente. E così anche in altri Paesi. I motivi quindi non sono nel pluralismo o nel “rispetto” ma in un retaggio degli anticlericalismi del 700-800 che ancora ci condizionano.