Il nero e l’argento

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Se la seconda opera di un autore è sempre più difficile della prima, la terza è sicuramente quella che riesce a metterlo più di tutte in difficoltà. Perché è a partire da un terzo romanzo che un autore imponendo l’innovazione riesce a uscire fuori dai canoni prestabiliti dei precedenti due. E’ difficile da ammettere, ma non è questo, però, il caso del talentuoso Paolo Giordano, giovane scrittore e vincitore di prestigiosi premi letterari, il quale ancora una volta ci presenta una storia che non ha il gusto della novità, e che costringe il lettore a racchiudersi all’interno di un microcosmo familiare, la cui unica ancora di salvezza è forse rappresentata dal piccolo di casa, Emanuele.

Ma andiamo per ordine. Protagonisti di questo romanzo sono il narratore, un giovane ricercatore universitario, sua moglie Nora, il loro figlio Emanuele e la signora A., soprannominata affettuosamente dalla coppia Babette, la donna che nell’attimo stesso in cui entra nella loro casa per occuparsi delle faccende domestiche, diviene la bussola di un legame familiare non semplice da gestire. Con la sua determinazione gentile e solida, coi suoi scontrini esatti al centesimo, con il suo ordine imperante, appare da subito colei che è in grado di dare quella stabilità che manca ad una famiglia giovane e alle prime armi. Ma quando la signora A. si ammala di un cancro che non lascia posto alla speranza di una sana guarigione, anche la serenità della coppia viene messa a repentaglio perché «La signora A. era la sola vera testimone dell’impresa che compivamo giorno dopo giorno, la sola testimone del legame che ci univa. Senza il suo sguardo ci sentivamo in pericolo».

E così il romanzo, che prende avvio dalle difficili condizioni di Nora incinta che viene accudita dalla premurosa signora A., procede per episodi slegati tra loro, di cui il narratore fornisce pochi dettagli e descrive a malapena i caratteri dei personaggi coinvolti. La malattia, però, è il solo elemento di cui il lettore conosce genesi ed evoluzione, perché viene descritta con dovizia di particolari scientifici ma poco umani. Tutto appare sbiadito, sfuocato come in una fotografia scattata di fretta. I dialoghi complessivamente sono pochi e il monologo continuo del narratore rischia di far piombare la trama in una monotonia che non viene spezzata da personaggi pieni di verve o da storie accattivanti.

Nonostante la scrittura sia scorrevole e limpida e l’idea di fondo da cui prende le mosse il romanzo sia interessante – ancora una volta il fine è dimostrare la distanza immancabile e necessaria che intercorre tra persone che hanno scelto di stare vicine amandosi – mancano in definitiva le emozioni che fanno di un libro un mondo parallelo nel quale il lettore entra e dal quale fa fatica a uscire. La difficoltà che si presenta, invece, a colui che legge è la capacità di restare all’interno di questa storia che è bella ma senz’anima. Perché questa è una storia d’amore sui generis, dotata delle piccole scosse del quotidiano, di dolori, di silenzi, di sguardi non troppo eloquenti, di incapacità di comunicazione. Una storia d’amore nella quale il nero del narratore e l’argento della moglie Nora fanno fatica a mischiarsi e, alla fine privati della presenza di un miscelatore, restano insolubili l’uno nell’altra, come restano slegati l’olio e l’acqua. La loro crisi rimane, però, sospesa, perché allo scrittore preme raccontare la parabola discendente del terribile cancro della signora A. piuttosto che far superare ai suoi protagonisti quelle solitudini che li separano e non li mescolano come vernici.

Nell’ultimo romanzo di Paolo Giordano ci sono ancora la mestizia, il dolore, la solitudine. Mancano ancora la filantropia, il dialogo che porta l’unione, la speranza. Ed è proprio la mancanza di speranza che rende questo romanzo incatenato ai precedenti senza possibilità di recisione. I rapporti umani non sono per niente semplici, è vero. Ma non è sempre vero che non ci sia soluzione alle difficoltà, che esistano sempre e soltanto numeri primi o elementi insolubili tra loro. Ciò che dovremmo ricevere dalle pagine di un buon romanzo è speranza, non disfattismo.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Il nero e l’argento
Autore: Paolo Giordano
Genere: Sentimentale
Editore: Einaudi
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 118

Amo leggere, affidare i miei pensieri alla scrittura e viaggiare per scoprire la bellezza di tutto ciò che mi circonda. I classici latini e greci sono la mia più grande passione - e di questi ho fatto la mia ragione di vita -, insieme all'arte e alla pittura.