Il palindromo

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Un palindromo, per chi non lo sapesse, è una parola che può essere letta sia nel senso giusto, sia partendo da destra verso sinistra. Palindromo viene dal greco, e significa pressappoco “corsa all’indietro”. Un esempio banale è ANNA, oppure OTTO.

Ma esistono anche intere frasi palindrome, come AI LATI D’ITALIA, oppure ETNA GIGANTE, tra quelli che conosco da sempre, e tanti altri ne ho trovati su Wikipedia. In mezzo a queste meraviglie della nostra lingua, ve ne sono altri in latino e in greco, e di questi il più spettacolare, o almeno quello che ha più attirato la mia attenzione, è il quadrato di Sator. Presentato dal professore di latino e greco della mia classe come “il palindromo” per eccellenza, è di straordinaria sagacia, e viene da chiedersi quale ammasso di cellule potrebbe elaborare una simile pregevolezza se non un essere voluto da un Dio, e che a Dio dedica questa opera d’arte.

La frase, intorno alla quale sono stati svolti studi e congetture, è l’argomento del libro “Il quadrato magico”, del professore Rino Cammilleri (1999, 240 p., 3 ed., Rizzoli), che racconta la storia di questo misterioso palindromo. Passando alle dimostrazioni, questo è il palindromo: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS. Ma non si limita a questo: scrivendo tutte le parole in colonna otteniamo il famoso quadrato, leggibile dall’alto verso il basso e viceversa. Questa scritta ricorre in molte parti d’Europa, incisa sulle mura di castelli e abbazie, ma è a Pompei il ritrovamento più antico: è rinvenuta nel 1925, durante gli scavi, sulle scanalature di una colonna.

Gli storici e gli archeologi hanno approssimato la data dell’incisione intorno al 79 d.C., e alcuni hanno ipotizzato un legame con il Cristianesimo, che in quel secolo si diffondeva a macchia d’olio nei Paesi affacciati sul Mediterraneo. E’ attestata la presenza di comunità cristiane a Pompei, ma per alcuni il 79 è una data precoce per l’arrivo dei Cristiani nella penisola, per altri il quadrato ha un significato privo della simbologia cristiana. Eppure una delle traduzioni più attestate è “il seminatore Arepo tiene con cura le ruote”, alludendo a quelle di un aratro: facile il collegamento alla famosa parabola del seminatore (Mt 13, 1-23).

E Arepo? Un nome di persona, forse del seminatore, oppure una parola che funzionava da incastro nel palindromo? La questione ha poco peso, se consideriamo che le venticinque lettere componenti la frase, se anagrammate, danno come risultato due PATERNOSTER disposti a croce, proprio come la parola TENET all’interno del quadrato, con la N centrale in comune. Avanzano quattro lettere, due A e due O, come l’alfa e l’omega citate nell’Apocalisse di Giovanni, simbolo dell’inizio e della fine.

Detto questo, giudicate voi se possa essere o meno un simbolo dei primi Cristiani; ritengo che quest’ultimo indizio, a mio parere, renda inequivocabile la lettura. Ciò che resta ineccepibile è l’immensità della mente umana, capace di produrre questo e altro, e di sorprendere la sua stessa razza a distanza di millenni.

Con un palindromo.

 

Cogitoetvolo