Il Papa ai calciatori: l’esempio di chi sa divertirsi

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“Prima di essere campioni, siete uomini, persone umane, con i vostri pregi e i vostri difetti, con il vostro cuore e le vostre idee, le vostre aspirazioni e i vostri problemi. E allora, anche se siete dei personaggi, rimanete sempre uomini, nello sport e nella vita. Uomini, portatori di umanità”.

Roma, martedì 13 agosto. Al cospetto di Papa Francesco c’è uno stuolo di stelle, sono i campioni di calcio di Italia e Argentina riuniti all’interno della sala Clementina alla vigilia di un’amichevole da giocare in suo onore. È a loro che il Vescovo di Roma rivolge queste parole suadenti, quasi carezzevoli, che riecheggiano come la raccomandazione di un padre verso i suoi figli. A quei 200 astanti sembra voler dire “siate naturali, restate ben ancorati alle vostre radici, non perdete di vista il fatto che siete uomini prima che calciatori, siete uomini prima che personaggi pubblici”.

Un vero e proprio invito alla normalità, a ricordare e rispettare le proprie origini, con i piedi per terra, nonostante i tanti quattrini che si guadagnano o le storie disoneste di partite comprate e vendute, nonostante le violenze, i casi di razzismo mai del tutto debellati dagli spalti o dalle menti dei “tifosi”.

Papa Bergoglio parla col cuore e l’esperienza di chi ha conosciuto i campi da calcio, lui che non è per niente estraneo a questo sport, anzi, lo conosce bene, soprattutto da tifoso: quand’era piccolo il papà lo portava allo stadio a vedere le partite del San Lorenzo. Sa perfettamente che, a questi livelli, è una professione difficile e precaria, ed è impossibile che non lo sia, compresi i suoi generosi stipendi. Una professione in cui basta poco per passare dalla gloria all’oblio, da personaggi pubblici a meteore calcistiche relegate al dimenticatoio.

E allora, quale spazio può avere l’umanità nel calcio o nello sport in generale? E in che modo la semplicità, l’ordinarietà possono rendere straordinari i nostri sportivi?

Papa Francesco, durante il suo discorso, pone l’accento su un aspetto che, per quanto possa sembrare scontato, disarma presenti e non. Il divertimento! Un termine scandaloso! Perché parlare di divertimento in uno sport imbavagliato da pressioni mediatiche, ingaggi, prestiti, cessioni, business è uno schiaffo bello e buono. Uno scandalo. Divertirsi è, al massimo, l’obiettivo dei bambini che prendono a calci un pallone per strada, loro giocano, si divertono, sognano di diventare campioni ma da campioni, forse, finiranno per dimenticare cosa li ha spinti a diventare tali.

Così il Papa ci invita a tornare indietro nel tempo, a ritornare bambini, richiama in noi la vocazione alla bellezza, al cameratismo, a fare squadra.

E l’unico modo per richiamare in causa l’attitudine del singolo è ricordare che prima di tutto c’è il divertimento, la molla che ci ha spinti ad amare una disciplina piuttosto che un’altra. “Siete professionisti ma, nel cuore, restate dei dilettanti che giocano appunto per diletto, con lo spirito dell’ ‘amateur’, di chi esclude il lucro e fa quel che fa per il semplice gusto di farlo, perché farlo lo rende felice. Uno sportivo, pur essendo professionista, quando coltiva questa dimensione di “dilettante”, fa bene alla società, costruisce il bene comune a partire dai valori della gratuità, del cameratismo, della bellezza.”

Un bambino che sogna di diventare un grande calciatore potrebbe chiedere al suo beniamino: “Perché hai deciso di diventare un calciatore? Forse perché si guadagna bene? Perché tutti ti guardano? Oppure perché calciare un pallone è bello, è divertente…?”. Se il calciatore gli risponde e gli dice che è felice quando gioca allora quel bambino ha già realizzato il suo sogno: continuare a divertirsi giocando. Lui che, in fondo, è già “dilettante”.

C’è ancora qualcosa che i bambini, così come i grandi spettatori, apprezzerebbero molto: il dono della coerenza, nello sport e fuori. Perché di coerenza trasuda l’invito del Papa: “Siete molto popolari, la gente vi segue molto non solo quando siete in campo, ma anche fuori, questa è una responsabilità sociale”. E la speranza è che in campo o a riflettori spenti tutti gli sportivi non smettano mai di essere, innanzitutto, uomini.

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!