Il Papa e i gay: come ti invento la notizia

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Errare è umano, perseverare è diabolico. Così scriveva, più o meno, Sant’Agostino sedici secoli fa. E da allora queste parole sono diventate patrimonio della saggezza popolare. Chissà però che cosa avrebbe scritto il santo vescovo di Ippona se fosse vissuto oggi e avesse letto le prime pagine di alcuni giornali italiani. Forse si sarebbe ricordato che prima di lui, quelle stesse parole le aveva pronunciate il buon Cicerone, il quale però era stato ancora più duro nei confronti di chi persevera nei suoi errori. Cuiusvis hominis est errare: nullius nisi insipientis, in errore perseverare: “è cosa comune l’errare; è solo dell’ignorante perseverare nell’errore”, scriveva l’oratore latino nelle sue Filippiche.

Io, che non ho né la santità di Agostino né la saggezza di Cicerone, posso permettermi di essere ancora più cattivo di quest’ultimo e di pensare che in molti casi si tratta di scarsezza professionale, quando non di malafede bella e buona.

Il Papa apre alle coppie gay. Così titolava un famoso quotidiano italiano qualche giorno fa, inventando di sana pianta una notizia che partiva da tutt’altro punto di vista. Anzi, peggio, stravolgendo il senso delle parole del Papa. E non era l’unico giornale a scrivere più o meno così. E non era neanche la prima volta. E neanche la seconda… Allora, viene da chiedersi, ci troviamo davanti a limiti umani, diabolicità, scarsezza o malafede?

Giusto perché il lettore capisca di cosa stiamo parlando, proviamo a ricostruire ciò che è accaduto.

È il 29 novembre. Papa Francesco sta parlando ad un nutrito gruppo di superiori di istituti religiosi, riuniti a Roma per una assemblea. Il Papa, come ormai è sua abitudine, parla di tante cose; verso la fine del suo discorso si sofferma sull’importanza dell’educazione, di un nuovo approccio ai problemi dell’educazione e dice: «Il compito educativo oggi è una missione chiave, chiave, chiave!». Poi cita alcune sue esperienze a Buenos Aires sulla preparazione che si richiede per accogliere in contesti educativi bambini, ragazzi e giovani che vivono situazioni complesse, specialmente in famiglia. «Ricordo il caso di una bambina molto triste che alla fine confidò alla maestra il motivo del suo stato d’animo: ‘La fidanzata di mia madre non mi vuol bene’. La percentuale di ragazzi che studiano nelle scuole e che hanno i genitori separati è elevatissima. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere.»

All’inizio di gennaio, cioè dopo oltre un mese, queste parole vengono pubblicate su La Civiltà cattolica, periodico dei Gesuiti. Passano solo poche ore e, prima su internet, poi sui giornali cartacei, si diffonde la notizia che il Papa apre alle coppie gay.
Quello che vi ho raccontato è un esempio di come si stravolge la verità. Chiunque abbia un minimo di intelligenza e soprattutto di onestà intellettuale potrà trarre le sue conclusioni.

Il punto è che su un tema così delicato e complesso come è quello delle unioni omosessuali si vogliono mettere in bocca al Papa parole rivoluzionarie, nuove, di rottura rispetto al passato e alla dottrina della Chiesa. Un Papa che deve apparire moderno e che finalmente permetta quello che per secoli la Chiesa non ha permesso. Ma le cose non stanno così. Il Papa continua a ripetere che Dio non si stanca di perdonare, che Dio comprende, che Dio è Padre. Ma non dice che Dio ha abolito il peccato. Né tantomeno lo ha abolito il Papa.

Era già successo sul volo di ritorno da Rio de Janeiro questa estate, ricordate? Alla domanda di una giornalista italiana che chiedeva delle lobby gay, il Papa rispose testualmente: Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla? Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega in modo tanto bello questo, ma dice che non si devono emarginare queste persone per questo, devono essere integrate in società.

Quello che successe pochi giorni dopo lo ricordiamo tutti: per molti giornali il Papa aveva finalmente smontato in un sol colpo secoli e secoli di dottrina cattolica sull’omosessualità. E pensare che aveva testualmente citato, lodandolo, il Catechismo della Chiesa Cattolica. Ma i giornali riportarono – e continuano a riportare ancora oggi – solo la prima parte della frase…

Quanti di voi sanno che il Papa, pochi minuti prima, rispondendo ad una giornalista brasiliana sullo stesso aereo aveva detto esattamente il contrario di quello che poi hanno scritto i giornali? Probabilmente pochissimi, perchè non lo ha pubblicato quasi nessun giornale. Eppure il testo completo dell’intervista al Papa è accessibile a tutti, giornalisti compresi, sul sito www.vatican.va.

Visto che forse non lo conoscete, vi ripropongo proprio il dialogo tra il Papa e la giornalista brasiliana, Patricia Zorzan.

Patricia Zorzan:
Parlando a nome dei brasiliani. La società è cambiata, i giovani sono cambiati e si vedono in Brasile tanti giovani. Lei non ha parlato sull’aborto, sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. In Brasile è stata approvata una legge che amplia il diritto all’aborto e ha permesso il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Perché non ha parlato su questo?
Papa Francesco:
La Chiesa si è già espressa perfettamente su questo. Non era necessario tornarci, come non ho parlato neppure della frode, della menzogna o di altre cose sulle quali la Chiesa ha una dottrina chiara!
Patricia Zorzan:
Ma è un argomento che interessa ai giovani…
Papa Francesco:
Sì, ma non era necessario parlare di questo, bensì delle cose positive che aprono il cammino ai ragazzi. Non è vero? Inoltre, i giovani sanno perfettamente qual è la posizione della Chiesa!
Patricia Zorzan:
Qual è la posizione di Vostra Santità, ce ne può parlare?
Papa Francesco:
Quella della Chiesa. Sono figlio della Chiesa!

E per concludere, se qualcuno nutrisse ancora dubbi sulla posizione del Papa a proposito di coppie gay e famiglia, vi riporto quanto è scritto testualmente sull’ultimo documento scritto di suo pugno, la Evangelii Gaudium, al punto 66:

La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli. Il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Ma il contributo indispensabile del matrimonio alla società supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia. Come insegnano i Vescovi francesi, non nasce «dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondità dell’impegno assunto dagli sposi che accettano di entrare in una comunione di vita totale».

Per la cronaca, il documento dei Vescovi francesi che viene citato dal Papa altro non è che il testo che hanno scritto per contrastare l’introduzione in Francia del matrimonio tra omosessuali.

Allora, vogliamo pensare con la nostra testa o vogliamo ancora continuare a credere a quello che scrivono i giornali?

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.