Il peggior Natale della mia vita

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Un film di Alessandro Genovesi con Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Diego Abatantuono, Antonio Catania. Soggetto e sceneggiatura di Fabio De Luigi e Alessandro Genovesi, prodotto da Colorado film, distribuito da Warner Bros. Durata 90 min. Nelle sale dal 22 novembre 2012.

Natale al castello in Val d’Aosta per Paolo e Margherita (Fabio De Luigi e Cristiana Capotondi).  I due (convolati a nozze alla fine de “La peggiore settimana della mia vita”), adesso aspettano a breve una bambina, e trascorreranno il Natale insieme ai genitori di lei presso il castello dell’eccentrico Alberto (Diego Abatantuono) amico di lunga data e capo di Giorgio, padre di Margherita. La notte di Natale arriverà tra equivoci, pasticci e imprevisti, a portare il suo carico di gioia.

Dopo il (relativo) successo dell’anno scorso, che raccontava la settimana precedente le nozze di Paolo e Margherita, torna la premiata ditta Genovesi-De Luigi, con una commedia di Natale senza molte pretese, non troppo originale, ma che ha il pregio di essere garbata e di avere un finale emozionalmente riuscito.

Paolo è un marito e un genero affettuoso. Ma il suo candore è  fuori luogo a confronto con la rispettabilità dei suoceri, formali e lunatici. Ma soprattutto Paolo crea sempre qualche guaio. A cominciare dalla vetrina di un bar del paese in cui entra direttamente con la macchina dopo aver slittato per un centinaio di metri, sotto un’intensa nevicata, mentre tentava di raggiungere il castello. Da lì in poi è tutta un’infilata di gag, fino alla notte di Natale.

Il film non riserva grandi sorprese. Si sorride spesso, ma soprattutto per la bravura degli attori. Abatantuono è convincente nella parte del riccone fuori di testa, forse il personaggio più riuscito del film. La trama di equivoco è poco originale, ma architettata con grazia. I personaggi ci risultano simpatici, anche se i conflitti comici in scena sono sempre un po’ gli stessi. Paolo combina un pasticcio dietro l’altro, e cerca di nasconderli o ripararli generando altri guai. Anche la caratterizzazione dei personaggi è ripetitiva. Margherita sempre a mangiucchiare e scoppiare a piangere, La suocera perennemente alticcia, Paolo premuroso e inconsapevole. Quasi stancante la pervasiva presenza di melodie natalizie che sembrano volerci dire “vi ricordiamo che questo è un film di Natale”. L’apertura con Paolo che canta in playback White Christmas è già vista in “Mamma ho perso l’aereo” (ma non potevano almeno metterci un’altra canzone?). Nessun riferimento purtroppo al vero significato del Natale, se si eccettua un “Astro del ciel” cantato da una bambina che spunta alla festa accompagnata da Andrea Mingardi (e che a parte cantare questa canzone non ha nessun’altra funzione nella storia…). Riusciti Ale e Franz nella parte degli addetti alle pompe funebri.

Il pregio di questo film è quello di avere una comicità alla buona ma fine (a parte un paio di ammiccamenti), diversamente dall’andazzo generale dei cinepanettoni tradizionali dalla risata sgangherata, che grazie a Dio anno dopo anno perdono forza al botteghino.

Merita un accenno il finale. Si conclude il film con il sorriso sulle labbra, che una volta tanto non è la risata all’ennesima battuta comica. È la gioia della vera commedia, che solo cose come la nascita di un bambino possono dare. Sempre più raro oggi vedere sul grande schermo una giovane coppia normalmente sposata che fa un figlio. Al di là di qualche difetto e cliché, questo film riesce a rendere l’emozione genuina e grande — gioia e responsabilità — di diventare padre e madre. Almeno questo merita un applauso.