Il pollo – Ep.2

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Aveva capito a chi apparteneva la voce, e la sola nozione bastava a ridurlo al silenzio.

La bottiglia si stappò con un allegro POP.
Marco era al settimo cielo per la felicità e l’orgoglio, e a buon rendere! 110 e lode! Non capitava certo tutti i giorni di laurearsi così splendidamente!
La festa cominciò prima ancora che fosse uscito dall’aula magna, immediatamente dopo la proclamazione, quando un amico gli posò una corona d’alloro sulla testa come un’incoronazione motteggiata; il tutto era reso più ridicolo dal fatto che la corona gli stava larga e continuava a cadergli sugli occhi. Qualcuno (probabilmente Alessandra, che era famosa per le serate alcoliche) aveva tirato fuori dalla borsa una bottiglia di spumante, prontamente stappata in mezzo ad una folla esultante che cominciava già ad intonare ‘Dottore! Dottore!’.
Era ebbro di gioia, sommerso da persone lo festeggiavano, e dopo una mezz’oretta pure ebbro di vino, visto che lo avevano costretto a bersi la bottiglia da solo e lui era a stomaco vuoto.
Gli amici, impietosi e memori di tutte le feste di laurea precedenti, dove i ruoli erano stati invertiti, lo agguantarono per fargli cominciare tutti i riti degni del caso: saltare le siepi nei chiostri dell’università, correre urlando nel bel mezzo di una lezione… Tutte cose che, ovviamente, un mezzo ubriaco poteva eseguire senza problemi. Infatti inciampò sulle siepi.

La festa si spostò poco dopo verso un locale, prenotato apposta per l’occasione, giusto dietro l’angolo; un posticino chic che era stato decorato con fin troppi palloncini rossi, ma il buffet era assolutamente splendido. Lì Marco fu mummificato nella plastica e bombardato di uova e panna montata, che riuscirono a rovinare per sempre i pantaloni del completo che indossava, ma lui quasi non se ne accorse: lo avevano costretto a leggere il papiro e ogni errore nella lettura gli era costato uno shot, non era proprio lucidissimo.
Un paio di amici un poco meno goliardici degli altri gli fecero mangiare qualcosa e bere molta acqua, cosicché potesse darsi una calmata e godersi di più la festa, senza rischiare una sbornia il giorno dopo, ed effettivamente i successivi scherzi e giochi riuscì a completarli quasi senza difficoltà (e quasi senza altri bicchieri di vino).

Insomma, dopo tutto quel bere non era certo colpa sua se madre natura chiamava, e aveva deciso di provare disperatamente a salvare i pantaloni con un po’ di acqua e fazzoletti, quindi non lo si poteva accusare di averlo fatto apposta nel trovarsi in bagno nel momento in cui una coppia di invitati aveva deciso di passare un po’ di tempo in solitudine nello sgabuzzino delle scope. Che situazione imbarazzante, pensò Marco trattenendo le risate, progettando un modo di uscire discretamente senza far notare la sua presenza. Magari girando molto lentamente la serratura avrebbe evitato che scattasse? E in punta di piedi, mi raccomando.
Era paonazzo per la mancanza d’aria, respirare avrebbe significato ridere; meglio lasciare un calzino infilato sulla maniglia della porta dei servizi uscendo. Nella sua logica brilla, chiunque avrebbe capito il messaggio.
E stava anche per riuscirci, a lasciare i due amanti in pace, quando l’uomo mormorò qualcosa, appena un bisbiglio, ma perfettamente udibile anche attraverso la porta, delle parole che lo fecero congelare.

Aveva detto Cecilia?
Come, Cecilia, la ragazza storica del suo amico Andrea? Quella Cecilia?
Ma più importante: quella non era la voce di Andrea. Anche se ansimante e arrocchita, non era sicuramente la sua. No, assomigliava più a quella di…
La scoperta fu come una secchiata di acqua ghiacciata. Cecilia aveva un amante. E lui ad Andrea non poteva dirlo.
Perché aveva capito a chi apparteneva la voce, e la sola nozione bastava a ridurlo al silenzio. Di tutte le persone, doveva esserci proprio Silvestro, nuovo manager della gigantesca multinazionale Silmon S.r.l, da domani ufficialmente capo di Marco, dall’altra parte della porta?
Marco avrebbe perso l’opportunità della sua vita, smascherando i due amanti. Silvestro non ci avrebbe pensato due volte a scartarlo, decidendo di ripiegare su qualche altro promettente neolaureato, mentre Marco sarebbe rimasto fermo chissà quanti anni in cerca di un impiego che avesse almeno la metà dello stipendio e dei vantaggi che quel lavoro prometteva.
Ma Andrea era suo amico, uno dei migliori che aveva, stare zitto sarebbe stato un torto orribile, un altro tradimento. Sarebbe diventato complice dei due amanti non riferendo della tresca. Marco appoggiò la fronte contro la porta, pensando ad occhi chiusi.
Giusto ieri Andrea gli aveva mostrato l’anello, gli aveva chiesto idee per porre la fatidica domanda, se fosse meglio in un ristorante o sul molo al chiaro di luna. Cecilia avrebbe preferito la classica scena dell’anello dentro il bicchiere, o un momento senza fronzoli che fosse solo loro?
Gli si sarebbe spezzato il cuore.

In ogni caso.

Marco riaprì gli occhi, continuando a riflettere fissando il nulla. Che Andrea lo venisse a scoprire da lui o da un’altra fonte era irrilevante, la sua relazione con Cecilia sarebbe andata in mille pezzi ugualmente. Marco avrebbe potuto dirglielo, spezzargli il cuore, e rovinarsi le possibilità di impiego per il futuro, oppure far finta di non sapere niente, lasciare che Cecilia continuasse la sua relazione con Andrea e forse spezzargli il cuore, e tenersi il suo lavoro da sogno.
Fece un respiro profondo, prese una decisione; allontanò la fronte dalla porta, ruotò piano la serratura in modo che non scattasse, uscì di soppiatto dal bagno asciugandosi il sudore freddo sul viso con la manica della camicia, e senza far rumore si richiuse la porta alle spalle.
‘In fondo’, pensò ‘la storia fra Cecilia e Silvestro potrebbe anche finire senza che nessuno lo venga a sapere’. Un altro respiro profondo, e tornò ai festeggiamenti.

Fu la seconda volta che si comportò come un pollo.