Il Presidente della Repubblica: la Personalizzazione di un’Istituzione

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Il Presidente della Repubblica: scopriamo insieme qual è il ruolo di questa figura nell’ordinamento giuridico italiano.

Sono passate circa due settimane dal famoso “No” del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Paolo Savona per il ruolo di ministro dell’Economia ed parte del popolo dei social ha iniziato a gridare all’unisono: “Impeachment”.

Proprio a seguito del polverone mediatico, delle critiche e delle accuse piovute da ogni dove e con l’obiettivo di sciogliere eventuali dubbi in materia e, quindi, comprendere meglio anche quanto successo in Italia, abbiamo provato ad interrogarci su quali siano i diritti e gli obblighi del Presidente della Repubblica nel nostro ordinamento, le sue competenze e prerogative, per poi infine valutare anche la differenza tra quanto previsto dalla Costituzione e la prassi.

L’Italia è un classico esempio di Repubblica Parlamentare: una forma di governo dove la volontà popolare, riconosciuta essere sovrana dalla stessa Costituzione (art.1), viene manifestata tramite lo svolgimento di elezioni politiche e rappresentata dal Parlamento.

Quest’ultimo, seguendo quanto previsto dalla Costituzione elegge il Presidente della Repubblica (art.83) e partecipa alla formazione del Governo.

Stando alla teoria della “Separazione dei Poteri[1] ideata dal francese Montesquieu[2]  e diventata uno dei principi cardine del Costituzionalismo Liberale, lo Stato ha tre funzioni fondamentali: la funzione legislativa, la funzione esecutiva e quella giudiziaria. Seguendo la teoria del barone francese, i tre poteri devono essere affidati a diversi ed in posizione  di indipendenza reciproca per tutelare la libertà.

In quest’ottica in Italia il Parlamento, articolato in Camera dei Deputati e Senato (art. 55-57), è l’organo a cui è attribuita la funzione legislativa (art. 64), mentre la funzione esecutiva pertiene al Governo (art. 92-94), infine il potere giudiziario è esercitato dal Consiglio Superiore della Magistratura e dalla giurisdizione costituzionale, ordinaria e speciale (art.102-103).

Ed il Presidente della Repubblica?

Non troviamo traccia di questa istituzione nella teoria di Montesquieu, bisogna quindi fare riferimento ad un altro pensatore francese per capire in che categoria rientra questa carica e quali sono le sue prerogative.

Sieyès,[3] studioso che ha lavorato alla redazione di praticamente tutte le costituzioni francesi durante la rivoluzione, in uno dei suoi progetti costituzionali ha avanzato un’ipotesi molto interessante: alla classica tripartizione dei poteri se ne sarebbe potuto aggiungere un quarto, un potere neutro. Tale “potere” avrebbe il ruolo di garante della Costituzione e mediatore tra gli altri organi istituzionali.

Come la storia ci insegna, l’idea dell’abate non riuscì ad avere la meglio su quella di Napoleone, ma la sua teoria non è di certo finita nel dimenticatoio, anzi. Il Costituzionalismo del XX secolo ha largamente tratto ispirazione da questa tendenza, infatti è proprio a questo “potere neutro” che possiamo ricondurre la figura ed il ruolo del “Monarca Costituzionale” o del “Presidente della Repubblica”.

Chiarita la prospettiva filosofica e storica, possiamo andare avanti nel nostro discorso. Qual è il ruolo del Presidente della Repubblica in Italia?

L’Art. 87 della Costituzione recita che: “In Italia il presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità Nazionale”.  Stando a ciò, quindi, il Presidente oltre a essere capo dello Stato impersonifica il popolo italiano nella sua unità, rappresentandolo in chiave simbolica. Ha un ruolo di garante della Costituzione e di mediatore tra le istituzioni, che si articola in due compiti: controllo contro gli abusi compiuti dagli altri organi e l’attivazione contro la loro inerzia.

Come detto precedentemente, il Presidente viene eletto dal Parlamento riunito in seduta comune delle due Camere (e rappresentanti dei collegi regionali) a maggioranza qualificata (2/3 dei presenti in aula) con un mandato di durata di 7 anni (art.83-85).

Per essere eletti bisogna essere in possesso di alcuni requisiti: avere la cittadinanza italiana, aver compiuto almeno 50 anni, ed essere in godimento dei diritti politici e civili.

Proprio come teorizzato da Sieyès, e come disposto nella Costituzione italiana, quest’istituzione si mantiene super partes, restando perciò imparziale e non può essere sottoposta a nessun tipo di imposizione da parte delle altre istituzioni. Inoltre, la sua natura “ibrida” gli permette di avere compiti a metà tra la funzione legislativa, giudiziaria ed esecutiva.

Infatti, può indire le elezioni ed i referendum, può sciogliere le Camere o rinviarle a nuova delibera e comunicare con esse, nomina i 5 senatori a vita, emana regolamenti e decreti legge e legislativi, ha il comando delle forze armate, presiede il Consiglio Superiore di Difesa e ratifica i trattati internazionali (art.87-90).  Ha un ruolo particolarmente rilevante per quanto riguarda la formazione del governo: nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta dello stesso, i restanti membri del consiglio (art.92-94)[4]. Infine, presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, nomina cinque membri della Corte Costituzionale e può concedere la grazia e commutare le pene.

Sul margine d’azione politica, e non solo, di cui il Presidente della Repubblica gode si è a lungo discusso. Alcuni, tra cui Costantino Mortati[5], sostengono che il margine di discrezionalità dell’azione del Presidente, soprattutto per quanto riguarda la scelta del Primo Ministro o dell’intero collegio ministeriale sia ridotta e formale, basata su un meccanismo automatico di proposta ed approvazione. A sostegno di questa tesi ricorre anche il principio di “non responsabilità” degli atti presidenziali. Infatti, qualunque atto presidenziale necessita obbligatoriamente la controfirma del ministro competente in materia per essere valido, e questi si assume anche la responsabilità dello stesso.

Altri, invece, hanno un’idea diversa. Santi Romano[6], un altro grande giurista della tradizione italiana, diceva che esistono due facce della stessa medaglia: la medaglia è la Costituzione, e le due facce sono la costituzione formale e quella materiale. In breve, per costituzione formale s’intende il documento solenne, nella sua forma scritta, nel quale sono contenuti i principi e le norme supreme dell’ordinamento giuridico dello Stato. Mentre, la costituzione materiale è l’insieme dei principi e delle prassi utilizzate dalla classe politica dominante in un determinato momento storico, volte a colmare alcune lacune della Carta o adattarla ai mutamenti storico-politici[7]. Perciò, stando a questo secondo filone interpretativo, il ruolo del Presidente della Repubblica è ben più ampio di quanto si crede, proprio perché si tratta di un potere a cavallo tra gli altri poteri, dove il peso politico ed il carisma della persona in carica può effettivamente cambiare le carte in tavola.

Facciamo alcuni esempi pratici.

Giovanni Gronchi (DC), presidente dal 1955 al 1966, decise di impersonare la carica in modo molto particolare, attuando in piena Guerra Fredda, e con un Italia apparentemente nella sfera di influenza USA, una politica internazionale molto attenta e “favorevole” ai paesi comunisti.

Sandro Pertini (PSI), presidente dal 1978 al 1985, viene generalmente riconosciuto come il “Presidente del Popolo”. Molto più attivo dei suoi predecessori, inaugura un rapporto ed un dibattito costante ed aperto con l’opinione pubblica, si proclama a difesa e come garante di scioperi, apre le porte del Quirinale agli italiani, moltiplicando anche i dibattiti e l’interesse nazionale per la politica e l’attualità.

Oscar Luigi Scalfaro (DC), presidente dal 1992 al 1996, invece, ha dovuto gestire una situazione molto calda: il periodo delle stragi di matrice mafiosa, il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica e la crisi Post-Maastricht dell’UE. La sua presidenza è stata molto attiva, ed a tratti anche aggressiva: ha usato il potere di scioglimento delle camere, ha formato governi che rispondevano più a lui che ai partiti e al Parlamento ecc.

Per non parlare poi de tanti “No” che i vari Presidenti hanno espresso nei confronti dei candidati ministri proposti dai “futuri” primi ministri, ad esempio: il veto di Oscar Luigi Scalfaro a Cesare Previti, su proposta di Silvio Berlusconi, quello di Carlo Azeglio Ciampi a Maroni, sempre su proposta di Silvio Berlusconi e quello di Giorgio Napolitano a Nicola Gratteri, su proposta di Renzi.

Vedete, appunto, come il contesto storico e politico e la prassi abbiano portato ad un’interpretazione varia delle prerogative del Presidente e ad un margine d’azione maggiore rispetto a quanto previsto formalmente dalla Costituzione.

Infine, è possibile “impeachare” il Presidente della Repubblica?

Ovviamente si fa riferimento alla volontà manifestata da Luigi di Maio (M5S) e Matteo Salini (Lega) di voler chiedere l’avvio della pratica di impeachment contro Sergio Mattarella a seguito del veto applicato su Paolo Savona al dicastero economico, per le sue posizioni fortemente anti-europeiste.

In realtà, la pratica dell’impeachment viene dalla tradizione statunitense, dove esiste un regime presidenziale, e il presidente ricopre la funzione esecutiva con poteri molto diversi ed estesi rispetto a quelli del Presidente della Repubblica.

La nostra Costituzione prevede la messa in stato d’accusa del Presidente (art.72 e art.90), per atti compiuti durante l’esercizio delle proprie funzioni, se esse riguardano reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione. Tale competenza spetta al Parlamento ed il giudizio ultimo, invece, è della Corte Costituzionale.

 

 

[1] In realtà la storia del Pensiero Politico e del Costituzionalismo ci insegnano che tale teoria ha fondamenta ben più antiche, risalenti ad Aristotele. Però, la teoria così come conosciuta oggi è quella diffusasi con gli scritti di Montesquieu, anche se poi nel tempo ha conosciuto delle varianti operate anche da altri pensatori e giuristi.

[2] Charles-Louis de Secondat (1689-1755), barone di La Brède e di Montesquieu, meglio noto solamente come Montesquieu, è stato un filosofo, giurista, storico e pensatore politico francese.

[3] Emmanuel Joseph Sieyès (1748-1836) è stato un abate, politico e teorico costituzionalista francese. Ha svolto un ruolo importante negli eventi rivoluzionari che hanno cambiato la storia della Francia e del mondo, ed è anche l’autore del pamphlet “Qu’est‑ce que le Tiers‑État?”.

[4] Una volta nominato l’intero collegio ministeriale, esso deve avere la fiducia della maggioranza del Parlamento.

[5] Costantino Mortati (1891-1985) è stato un giurista, costituzionalista e accademico italiano, annoverato fra i padri costituenti e tra i più autorevoli giuristi italiani del XX secolo.

[6] Santi Romano (1875-1947) è stato un giurista, magistrato, politico e accademico italiano.

[7] Per maggiori informazioni consiglio di prendere in considerazione i testi di santi Romani, Mortati e Schmitt.

Mirjam Frakulla

Ciao a tutti! Sono Mirjam, ho 21 anni e faccio parte del team di blogger di Cogito! Studio Relazioni Internazionali a Milano. Mi piace leggere, scrivere, ascoltare musica, fare foto e amo prendere una valigia e scappare tutte le volte che ne ho l'occasione.