Il primo amore non si scorda mai

0

Non capita spesso, ma quando capita può davvero cambiarti la vita. Di cosa parlo? Dell’amore atteso da sempre? Sì, in un certo senso. Succede per caso, un giorno come tanti, mentre sei solo davanti ad un stereo in attesa di ricevere la tanto desiderata e catartica illuminazione, necessaria per la scelta del disco giusto al momento giusto. Del resto fuori piove e tu hai assoluto bisogno dell’atmosfera ideale per sognare ad occhi aperti. Noti un disco in disparte, enigmatico nella sua solitudine. Di loro hai sentito parlare, li hai sentiti nominare da qualche familiare più esperto (a cui il disco appartiene), ma non hai mai avuto il coraggio di provare qualcosa che non suonasse terribilmente e drasticamente “metal”.

A sedici anni è così, non c’è da meravigliarsi. Cosa faccio? Di nuovo i Pantera? Basta, ne ho piene le scatole di Phil Anselmo che sbraita a 1000 decibel. Prendo in mano il disco ed il mio destino, notando subito la copertina con quella strana foto in movimento (penso subito a qualche futurista e ai suoi soggetti dinamici), che sembra rappresentare un tizio con la chitarra. LIVE ON TWO LEGS. Naaa, un disco live? Ma per carità! Ho bisogno di roba assolutamente perfetta, i live non sono perfetti, non lo sono mai stati, neanche per i Dream Theater (James Labrie dopo l’intossicazione non è più quello di una volta). Che schifo sentire la gente che urla “ti amo” alla solita applauditissima rockstar.

Che faccio? Tra poco la casa si riempirà di urla e il piccolo spazio che mi sono ritagliato non bastera più. Apro lo splendido contenitore pieghevole e piacevolmente plastico. Si apre in tre parti. Ignoro le foto interne e i ringraziamenti. Play. Una chitarra dal suono terribilmente sporco comincia con un piccolo riff e le urla del pubblico si fanno possenti. Il resto è storia. Ascolto per la prima volta l’essenza del rock puro, senza fronzoli, senza urla cavernicole, senza virtuosismi sterili e soprattutto senza trucchi. Ascolto Corduroy. Il tempo passa veloce e Given To Fly mi riempie gli occhi di lacrime. Rimango impassibile per 70 minuti circa, giusto il tempo di conoscere alcuni sprazzi di paradiso tradotti in musica, alcuni intensi attimi di eternità. Sì, perché adesso so per certo che la musica dei Pearl Jam non smetterà mai di stupirmi, emozionarmi, sconvolgermi.

Parola a voi, cogitanti. Qual è per voi il disco essenziale, che ha cambiato il vostro modo di concepire la musica?

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.