Il ragazzo con la bicicletta

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Un film di Jean-Pierre e Luc Dardenne Con Cécile de France, Thomas Doret, Jérémie Rénier, Fabrizio Rongione. Drammatico. Durata 87 Min.- Belgio/Francia/Italia 2011- Produzione: Jean-Pierre e Luc Dardenne, Denis Freyd e Andrea Occhipinti per Les Films du Fleuve/ Archipel 35/ Lucky Red/ France 2 Cinéma/ RTFB/ Belga Com.

Il piccolo Cyril è stato lasciato in un istituto pubblico dal padre, ma si ostina disperatamente a cercarlo scappando ogni volta che può. Durante una delle sue fughe incontra la parrucchiera Samantha, che si prende a cuore la sua situazione e decide di ospitarlo nei weekend. La convivenza con Cyril si rivela però più difficile del previsto…

Cyril è un bel bambino di dodici anni con i capelli biondi ed una grande passione per la bicicletta. Cyril ha un padre, immaturo e irresponsabile, che non lo vuole più con sé per dedicarsi ad una vita facile e senza impegni. Il ragazzo con la bicicletta racconta la rabbia di questo bambino, senza antefatti (non sappiamo dove sia la madre del bambino) né troppe spiegazioni, che non si rassegna ad una infanzia priva del calore familiare e che cerca invano di convincere il padre a non abbandonarlo.

Cyril – dal carattere scontroso e imprevedibile – sempre in corsa con la sua bicicletta, conoscerà dunque presto il senso della perdita e dell’abbandono. Riuscirà però a ritrovare la strada giusta nel volto di una giovane donna incontrata per caso, Samantha, che si prenderà cura di lui accogliendolo nella sua casa per il fine settimana, sotto lo sguardo di una società che sembra indifferente. Il loro rapporto, pieno di tensioni e di inevitabili incomprensioni, crescerà sempre di più perché basato su un amore vero e disinteressato, come quello che lega una madre ad un figlio.

Il ragazzo con la bicicletta è una storia che sembra essere ispirata a quella di Pinocchio. Questa volta però la fata turchina ha i capelli biondi e il dolce sorriso della brava Cécile de France, mentre la parte di Lucignolo è interpretata da un ragazzo del quartiere, che cercherà di servirsi della emotività e della fragilità di Cyril per convincerlo a rubare. Il film dei fratelli Dardenne, premiato a Cannes con il Gran Premio della Giuria, rinnova l’interesse per l’infanzia incompresa attraverso una trama scarna ma capace di comprendere l’essenza delle cose, riuscendo a risvegliare “la purezza e la semplicità neorealiste”. Non a caso la storia del bambino si intreccia con quella della sua bicicletta, perduta e ritrovata, venduta e riscattata come l’esistenza del personaggio Cyril continuamente in bilico a causa dell’indifferenza del genitore, a cui il bambino perdona ogni cosa e in cui ripone inutilmente una grande fiducia. Un neorealismo anch’esso rivisitato attraverso un finale che riempie di speranza e che lascia qualche ombra sul mondo di alcuni adulti, che a volte dimenticano – come raccontano le recenti cronache – i bambini in macchina per troppo stress e stanchezza o il loro ruolo educativo. Fino a quando un film come questo ricorda a tutti noi quanto amore l’essere umano sia in grado di dare.

Quando i bambini, sembra suggerirci la regia dei fratelli Dardenne, fin dalla prima infanzia riescono a colmare attraverso il ruolo educativo dei genitori il loro bisogno di amore e di affetto, quasi sempre diventano degli adulti responsabili in grado di guardare il mondo con empatia e disponibilità. E tutto ha inizio, riferiscono all’unisono i due fratelli belgi, da “un incontro felice, da una storia d’amore che non avevamo mai raccontato”. Perché ogni impresa umana non motivata dall’amore è, in definitiva, vana.

 

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Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia