Il ritmo è il segreto

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Tutto ha un suono, è il ritmo della vita che si espande nella natura.

Toccò il tasto play e il brano iniziò. Continuò a respirare la sua sigaretta, mentre cercava la giusta posizione dello specchietto retrovisore. Io fissavo il parabrezza, le gocce d’acqua scendevano a milioni e rimbalzavano sul vetro, si aprivano e si dividevano in gocce più piccole. Il fumo del tabacco formava una nuvola bianca dentro la nostra automobile. Abbassai un po’ il finestrino e la vidi sparire piano piano, risucchiata dalla corrente. C’era vento, e la pioggia entrava anche da quello spiraglio, da quelle due dita di finestrino aperto. Mi bagnai mezza manica della giacca. Poi, per pietà, buttasti via la sigaretta ridendo. Ripresi a fissare il vetro.

Le gocce scendevano con un ritmo cadenzato, avevano un loro musica, una loro battuta. Era un concerto live, in diretta dalla piazzola di sosta in cui stavamo parcheggiati in attesa che il temporale finisse. Il suono che ne veniva fuori era così forte che sentivamo a malapena il cd. Poi alzasti il volume. Quella canzone l’avevo sentita moltissime altre volte. In auto tenevi sempre gli stessi tre cd, non era difficile imparare la scaletta a memoria. E “Pace is the trick” degli Interpol era proprio la canzone che avevo sentito più volte. Mi piaceva molto, ma non avevo mai fatto caso al titolo; non ci avevo mai riflettuto davvero. Quella canzone diceva che il ritmo (“pace”) era la chiave, il segreto; la chiave delle cose, la chiave di tutto, pensai io. Solo allora me ne convinsi.

La pioggia che vibrava sul parabrezza mi diceva che sì, c’è un ritmo in tutte le cose, c’è un battito alla base di tutto. Ogni cosa suona, ogni cosa ritorna con un ritmo cadenzato, tutto si illumina a tempi alterni: un respiro, una goccia, un faro su una spiaggia, le palpebre, i secondi, le lucciole, l’allattamento di un bambino, la luce delle stelle viste da lontano, il cuore che con il suo battito ritmato ci fa associare la musica alla vita. Tutto suona come fa il cuore. C’è un ritmo che ci orienta nelle emozioni, un battito accelerato che ci fa scappare o restare, che alle volte ci fa dire “sono vivo”, ed altre ci fa prendere coscienza della brutta figura che abbiamo appena fatto. Allora anche la vergogna ha la sua battuta, anche l’amore, la paura, la rabbia, la felicità (“Che rumore fa la felicità?”). E poi il respiro, quella sua alternanza sonora, quella sua naturale capacità di alzarsi o abbassarsi in tonalità, di aumentare o ridurre il ritmo, il suono della vita. E non c’è suono più imitato di questo: il battito, il respiro, l’incedere del passo, un movimento coreutico, un tamburo, un applauso; tutto è imitazione dell’impulso vitale. Nasciamo da un suono e il suo ritmo ci accompagna nella vita, si riproduce nella natura, si espande nell’aria. Tutto attorno a noi vibra, come in una sala registrazioni. Le onde sonore ci attraversano, viviamo nel suono.

Mi ripresi dal vortice di pensieri in cui ero caduta. La canzone era finita, ma la pioggia continuava a farsi sentire. Scendeva dall’alto questo ritmo che si formava sul vetro della nostra auto. Era una pioggia di suoni. Faceva il rumore della vita.

“Senti? Piove in cinque quarti, un tempo dispari…”

“È grave?”

” È jazz.”

(citazione tratta dal film “Una piccola impresa meridionale”)

 

Studentessa in fuga dalla noia, non è un intellettuale, non è un artista. Ha solo una connessione internet.