Il romanzo di formazione è morto?

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Dove sono finiti i sani, buoni, vecchi romanzi di formazione?
Sono rimasti solo sui manuali di storia della letteratura? Sembra proprio di sì.
Si studiano ancora a scuola, nei brani delle antologie, da Il rosso e il nero di Stendhal al David Copperfield di Dickens, ma rimangono anche relegati lì. Chi scrive più, oggi, romanzi di formazione?
Forse qualche caso isolato si trova ancora in giro. Il nostro D’Avenia di C&V ne è l’esempio.

“Franco Moretti ne Il romanzo di formazione (Einaudi 1999) ha riassunto i compiti fondamentali del romanzo di formazione dell’800: tenere sotto controllo l’imprevedibilità del mutamento storico incardinandola nella rappresentazione della gioventù, mettere a fuoco la natura flessibile della «esperienza» moderna, rappresentare la socializzazione delle classi medie europee. Tale narrativa ha svolto una funzione pedagogica e moralistica che, dopo il conflitto mondiale, ha difficoltà ad esprimersi ancora perché esso ha mostrato l’insignificanza dell’esistenza individuale. La crisi del romanzo di formazione coincide con la messa in discussione della pedagogia e con l’affermarsi di un nuovo modo di narrare che consiste nell’entrare nella testa dei personaggi e raccontarne l’agire dal di dentro.” (http://it.wikipedia.org/wiki/Romanzo_di_formazione)

Ecco così che il genere che fino a poco tempo fa era considerato per antonomasia per ragazzi e per giovani adulti (insieme ai romanzi d’avventura e di fantasia), oggi non fa più notizia. Sembra definitivamente tramontato per far spazio alle nuove tipologie di romanzi per Y/A (young adults) o per K/A (kidadults: gli adulti di ritorno che leggono i libri per i teens). Le librerie e le biblioteche sono sommerse dai nuovi paranormal romance e dai teens-books: dalla Salani alla Piemme, dalla Fanucci (che ha una vera e propria collana “teens”) alla Feltrinelli (collana “canguri”), dalla Rizzoli alla Mondadori, ogni casa editrice s’è fatta l’obbligo di sfornare titoli ad hoc per il mondo giovanile e non.
E la cosa sembra non arrestarsi, tanto che fra pochi mesi (guarda caso, giusto per la fiera del libro di Torino), le vetrine delle librerie, i blog, i siti e tutto il tam tam mediatico faranno posto, dopo i vampiri e i lupi mannari in ogni salsa e declinazione, ai bad boy: i dark angel dei nuovi, attesissimi, amatissimi (c’è da scommetterci) romanzi in uscita. A cominciare da Il bacio dell’angelo caduto di Becca Fitzpatrick, al romanzo Angel della sedicenne esordiente Dorotea de Spirito (già in libreria), al prossimo Scarlett della giallista Barbara Baraldi.

È ovvio che sia per lo più un fenomeno commerciale che le case editrici cavalcano in grande stile. Viene da chiedersi dove sia la letterarietà di questi romanzi., e soprattutto quali messaggi veicolino ai ragazzi. In questi romanzi troviamo evasione, erotismo, esoterismo, libertà condizionata di scelta. Provate solo a pensare a tutte queste ragazzine protagoniste che si ritrovano innamorate, con spiegazioni più o meno fantasiose, di bellissimi personaggi non del tutto umani. Dov’è la libertà di scelta? Oppure, come nei romanzi della Fanucci & simili, riscontriamo i problemi tipici degli adolescenti, ma in un contesto familiare e/o adulto ridotto a mera carta da parati; con genitori il più delle volte inconsistenti, insegnanti fallimentari, amici conflittuali, passioni effimere.

L’evasione che viene offerta da questi romanzi si può ricondurre al fatto che i giovani non hanno modelli di riferimento alla loro portata, obbiettivi concreti da raggiungere, e quindi si rifugiano nell’evasione di carta assicurata da queste saghe ben confezionate.
A parte qualche esempio ben confezionato, come la saga di Twilight (che non a caso ha riscosso così tanto successo) o la prima trilogia di Licia Troisi (Le cronache del mondo emerso), credo proprio che lasciare libri di questo genere in mano ai nostri ragazzi sia per lo meno riduttivo. Lasciamoli pure distrarre ed evadere dalla realtà quotidiana con libri di questo genere (mi auguro che scelgano i migliori), ma mi appello agli insegnanti, ai bibliotecari e ai librai: tornate a consigliare anche letture più appropriate. Non fate male se mettete loro in mano, una volta tanto, Il giovane Holden o La lettera scarlatta.

 

 

Cogitoetvolo