Il Rosso e il Blu

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Un film di Giuseppe Piccioni. Sceneggiatura: Giuseppe Piccioni, Francesca Manieri. Con Margherita Buy, Roberto Herlitzka, Riccardo Scamarcio, Silvia D’Amico. Paese: Italia. Anno: 2012. Produzione: Bianca Film in collaborazione con Rai Cinema, Cinecittà Studios. Durata: 98′. Target: 14+. Uscita 21/09/2012.

In un liceo romano si intrecciano le vite e le storie di tre docenti e dei loro alunni …  

“Meriterebbero di essere bocciati tutti quanti” dice al giovane supplente che trascorre la notte a ripassare i nomi e i visi dei suoi alunni “io però ho deciso di essere ancora più cattivo con loro. Ho deciso di promuoverli tutti”. Così parlò il professor Fiorito.

In quanti modi si può raccontare la scuola? Infinite volte verrebbe da dire. A volte lo si fa in modo un po’ allarmato, altre cercando di far ridere. Altre ancora mettendo in evidenza un accumulo di cliché che hanno dato vita a molta retorica e ovvietà: il conflitto tra alunno e professore, gli studenti somari che faticano a mettere in costruzione un pensiero e prof. stanchi e demotivati che (come accade nel film di Piccioni) si sdraiano tranquillamente sulla scrivania della sala professori e cominciano a raccontarsi tra genio e sregolatezza. In uno smarrimento che sembra collettivo. Perché la scuola è davvero lo specchio della società. Non soltanto magistra vitae. Perché la scuola potremmo affermare (cambiando il testo di una famosa canzone di De Gregori) siamo noi.

Giuseppe Piccioni ha dichiarato di aver fatto un film che insegna ad avere fiducia nella scuola: senza nessuna pretesa sociologica. Soltanto alunni e insegnanti normali e, per questo, eccezionali. Un film, il suo, che pur lasciando irrisolti alcuni spunti interessanti (con piccoli difetti e punte poco credibili nel tratteggiare alcuni personaggi) riaccende una speranza. La speranza che facendo ognuno in buona fede il proprio dovere, qualcosa possa cambiare. In queste aule in tempesta dove spesso mancano le sedie o la carta per fare le fotocopie, dove a volte le finestre rimangono aperte tutta la notte e i genitori insultano gli insegnanti sono stati gettati dei semi in grado di dare frutti. Forse se ne parla troppo poco. Forse bisognerebbe parlare di più di queste scuole, piene di insegnanti equilibrati e appassionati che –  pur essendo consapevoli dei difetti dell’istituzione e delle difficoltà che ogni giorno i loro studenti incontrano nel recepire il programma – non perdono mai di vista il fatto che anche in quelle aule (molto spesso fredde d’inverno e calde in primavera) si costruisce la persona umana, il presente e il futuro della collettività.

E allora proviamo a  raccontare le vicende di questi insegnanti e alunni normali.

Roma. E’ una tiepida giornata di sole. Sullo sfondo si intravede una scuola né troppo centrale né troppo periferica. Giuliana arriva sempre per prima nell’istituto e con scrupolo e dedizione controlla che tutto sia a posto. Di mestiere fa la preside, tutta regole e distintivo. Sa bene che fare il dirigente scolastico o il professore è una questione di vocazione. Una vocazione che però ha dei limiti, dei confini netti. Sostiene Giuliana (interpretata dalla brava Margherita Buy) che nella scuola c’è un  dentro e un fuori: gli insegnanti devono occuparsi soltanto di quello che accade dentro. Lei che non ha mai voluto avere figli questo lo sa bene. Brugnoli, un suo simpatico alunno abbandonato dalla madre e consegnato agli assistenti sociali, le farà cambiare idea.

Il professor Fiorito (un irresistibile Roberto Herlitzka) insegna storia dell’arte ed è ormai alle porte della pensione. Ascolta musica classica, fuma in classe ed è allergico ai supplenti perché rovinano la scuola. Sono pieni di buone intenzioni, dice, causano danni irreparabili e poi se ne vanno. Erudito, ironico disilluso e con uno spirito dickensiano si è ormai convinto che tutta la fatica fatta, tutti gli sforzi per insegnare qualcosa ai suoi studenti non sono serviti a nulla. L’amicizia di una sua ex alunna ed una lezione sul classicismo e il barocco lo faranno riconciliare con la vita e con la sua professione.

Giovanni Prezioso (interpretato da un ottimo Riccardo Scamarcio) è il giovane supplente d’italiano, appassionato e innamorato del suo mestiere. E’ attento e sensibile nei confronti dei suoi studenti. Conosce i nomi di tutti e di ognuno ha compreso l’indole e il temperamento. Peccato, però, che li osservi sempre con un filo di sospetto. Il confronto (in realtà un po’ surreale) con una esuberante studentessa lo costringerà a interrogarsi, ad accantonare risposte preconfezionate, a sbagliare e a ricredersi. Perché il contatto con un insegnante, anche imperfetto, è fondamentale nella crescita della persona.

L’educazione, la formazione non sono qualcosa che si improvvisa: richiedono attenzione, ricerca, empatia, capacità di mettersi in ascolto. Richiedono un progetto condiviso da tutta la società alla ricerca di un bene comune. Perché la scuola, appunto, siamo noi. Ed è doveroso da parte di tutti darle l’attenzione e il  rispetto che merita. Forse non lo ricordiamo mai abbastanza.

Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia