Il sorriso di Jasmine

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Nell’anno 2062 il mondo del quale sino ad ora abbiamo parlato subì una radicale trasformazione. Probabilmente mai – durante i seimila anni di storia precedentemente descritti – il nostro pianeta e le sue strutture governative subirono una disgrazia più grande seguita da una così mirabile ripresa. Tutte le centrali nucleari della terra – il cui utilizzo era in vigore al fine di produrre energia già dal 2020 – esplosero a causa di un particolare vento solare al quale il nostro pianeta rimase esposto in quel periodo. Come già descritto precedentemente, le centrali nucleari avevano ottenuto un incredibile successo, ed erano presenti in misura piuttosto capillare nel territorio. Il disastro fu inimmaginabile, e il diffondersi di radiazioni ovunque costrinsero il presidente della federazione svizzera (allora potenza mondiale egemone), a una risoluzione radicale. Nel giro di una settimana trasformò l’Atlantide, unico territorio ancora non inquinato dalle radiazioni, in solo luogo ancora abitabile sula faccia della terra. Centinaia di Chilometri cubi di cemento crearono quello che noi chiamiamo Oplon. Solo diecimila persone furono salvate. Filosofi, Medici, Ingegneri, Architetti, Storici, Tecnici. Gli eletti che avrebbero dato vita alla nuova civiltà degli uomini, guidati dai migliori politici dell’epoca. Quella che a prima vista sembra essere stata una tragedia, portò invece grandi miglioramenti. La società che era stata corrotta e mal funzionante divenne fulgido esempio di onestà e cooperazione interpersonale, e i problemi che la affliggevano vennero stroncati da sagge riforme. La più conosciuta è probabilmente quella della d.ssa Mc Gonagall (2070-2125) la così detta “ Riforma dell’Amore”. La brillante scienziata trovò il modo, tramite una complessa operazione da eseguire sui neonati, di agire sulla psiche umana, in modo tale da annullare l’impulso sessuale ed estirpare il desiderio di amore che, nell’epoca pre-Oplon, era insito in ogni persona. La geniale idea della d.ssa fu pienamente accolta dal governo, ed aprì nuovi, entusiasmanti, orizzonti. Troppo spesso nel passato l’Amore e le sue follie avevano causato guerre, omicidi e disgrazie; l’unico reale contributo alla società era la generazione di prole, elemento comunque sostituibile dall’inseminazione artificiale, che anzi permette allo Stato di stabilire che incremento dare alla popolazione…

“Storia del Mondo, Volume X, dalla caduta del muro di Berlino a Oplon”

I suoi occhi vacui scorrevano sull’ennesimo modulo. Vi scribacchiò qualcosa e lo mise su un’enorme pila alla sua destra. Mollò la penna sulla scrivania e si sfregò stancamente gli occhi. Li lasciò chiusi per un attimo. Sentì tanto distintamente il suo odore inebriante che per un momento credette di essere immerso nei suoi capelli dorati… Ed eccola girarsi, vicinissima, e guardarlo coi suo occhi verdi, mentre le loro labbra si avvicinavano lentamente e…

– Basta! – L’uomo si alzò, sudato, e si mise a camminare rabbiosamente su e giù per la stanza. Andò davanti la finestra dell’ufficio con le mani unite dietro la schiena, e guardò fuori. Erano le 11:30, e le strade di Oplon erano deserte. Era pieno orario lavorativo, e tutti i cittadini in quel momento stavano operando, ognuno nel proprio campo, per il bene comune, con nessun’altro pensiero se non quello di adempiere il proprio dovere. Sospirò, continuando a guardare la luce artificiale, piacevolmente diffusa dalla città con la cupola di cemento. Ormai comunque era abituato a ritrovarsi a pensare a Jasmine invece che ai piani di regolamentazione architettonici cittadini, come invece avrebbe dovuto. Ma questo è un giorno molto speciale. Oggi, in un modo o nell’altro, la situazione verrà risolta. Batté le mani e tornò a lavoro.

Uscì dall’edificio alle 13:00. Scese velocemente senza badare ai saluti dei colleghi e si avviò deciso verso la sua macchina. Gli bastò pensare “tribunale” perché questa si levasse in volo e partisse velocemente. La città gli passava davanti agli occhi, ma lui non ci faceva caso. Aveva la testa annebbiata. Poco dopo la macchina si fermò e ridiscese delicatamente a terra. L’uomo parve riscuotersi dai suoi pensieri e scese. Davanti a lui torreggiava un possente edificio grigio e bianco, sorretto da grosse colonne. Nella parte frontale risaltava una grande scritta rossa “Tribunale di Oplon”. L’uomo si avviò dentro a grandi passi. Appena lo vide, una donna lo accompagnò nelle sale di processo e, dopo averlo salutato gentilmente, gli richiuse la porta alle spalle. Era una stanza di media grandezza, senza posti per gli spettatori. Sopra una pedana in fondo stava seduto il giudice. Davanti a lui, seduta in una comoda poltroncina, Jasmine. Il primo a parlare fu il giudice, indicando una poltroncina vuota:

– Prego signor Carter, si sieda.

L’uomo, ancora in piedi davanti alla porta, aveva tutta l’aria di essersi dimenticato perché era lì, e continuava a guardare Jasmine. Dopo qualche secondo si riscosse e andò a sedersi. Il giudice parlò di nuovo:

– Bene signor Carter, siamo qui per affrontare un caso che lei stesso ci ha denunciato… Un caso molto particolare.

Tossicchiò.

– Dopo un’attenta analisi dei suoi comportamenti nell’ultimo periodo, ritengo di potere affermare che lei è innamorato.

Nella stanza cadde il silenzio. Jasmine era arrossita leggermente, e si fissava i piedi. Intanto l’imputato non mostrava segni di vita. Poco dopo il giudice riprese a parlare con tono bonario, quasi a sciogliere la tensione formatasi nella stanza:

– Ma non ne siamo ancora sicuri, può essere che si tratti d’altro. Per questo sarà necessario un breve interrogatorio. E’pronto signor Carter?

L’uomo fece un segno d’’assenso, mentre il giudice cominciava a leggere da un foglio:

– Bene. Cominciamo. Signor Carter, desidererebbe passare più tempo possibile con la signorina Jasmine?

– Sì.

– Le capita spesso di pensare a lei?

– Sì.

– E questo lo distrae dal lavoro?

– Spesso.

Un’ ombra di disgusto passò sul volto del giudice, mentre l’imputato, sebbene impallidito, sembrava deciso ad andare fino in fondo.

– Le capita di vederla in sogno?

– A volte.

Inutile cercare di far capire al giudice quanto desiderasse sognarla. Almeno nel sogno il suo amore veniva ricambiato.

– Bene, un’ultima domanda. Se, durante un incendio, avesse la possibilità di salvare due cittadini o Jasmine, chi sceglierebbe?

L’uomo guardò verso la donna alla sua destra, ne studiò per un attimo i lineamenti perfetti e i capelli dorati. Non aveva senso mentire.

– Jasmine. Salverei Jasmine.

Il volto del giudice assunse un’aria corrucciata, Jasmine guardò un attimo l’uomo, sconvolta. Si alzò e corse via dalla stanza. Il giudice parlò con tono triste:

– Anche se Jasmine fosse rimasta non credo che avrei dovuto chiederle molto. E’ chiaro che lei, signore, riporta tutti i sintomi di innamoramento che gli scrittori pre-Oplon descrivono… Mi dispiace. E’ assurdo che nel 2162 ancora ci tocchi assistere a scempi del genere, ma temo che il medico che da neonato la ha operato abbia fallito… O magari si è dimenticato di operarlo. Fatto sta che adesso lei è inequivocabilmente divorato dal desiderio di amare.

Il giudice lo guardò compassionevolmente, poi si chinò su un foglio, vi scrisse qualcosa e glielo porse.

– Ecco, presentando questo foglio alla segreteria all’ingresso riceverà 20.000 crediti di risarcimenti morali dallo stato per aver assunto un personale medico così scadente. Spero che basteranno a farle perdonare questo esecrabile errore. Può andare, signor Carter.

L’uomo rimase qualche attimo inebetito a guardare il foglio che stringeva tra le mani, poi si volse e si avviò verso l’uscita. Non si era mai accorto di essere così pesante, e che le pareti potessero essere tanto soffocanti. Proprio quando stava per uscire il giudice gli disse con tono di ammonimento:

– Ah, signor Carter… ci tengo a ricordarle che, fortunatamente, l’intervento anti-amore nella signorina Jasmine è riuscito più che bene. La prego di non cedere alla sua malattia – l’amore – e alle sue follie.

Si richiuse la porta alle spalle e continuò a trascinarsi stancamente, senza neanche accorgersi dei corridoi che imboccava. La prima cosa che provò fu odio. Odio per il medico che aveva sbagliato l’operazione, odio per sé, così diverso, e per gli altri, che non sarebbero mai riusciti a capirlo, per gli altri che erano felici, tranquilli, che proprio in quel momento stavano gli uni per gli altri, e formavano una società perfetta. Odio per Jasmine, che non stava dalla sua parte, e che lo guardava sempre con i suoi occhi gentili ma freddi, che non capiva… Odio per il giudice, emblema della società, che credeva che 20.000 crediti sarebbero bastati a spegnere il fine ultimo della sua vita, amare ed essere amato. Ne era certo: sarebbe stato meglio essere come tutti gli altri: inconsapevoli forse ma felici. Cos’era l’amore se non una distrazione egoistica, cos’era l‘amore confrontato alla sensazione? Ma poi un pensiero lo travolse come un’onda d’acqua fredda. Cosa sarebbe stata la sua vita senza il sorriso di Jasmine? E allora capì. Proprio in quel momento passò davanti alla segreteria, il foglio tramite il quale avrebbe ricevuto 20.000 crediti era ancora nelle sue mani. Lo strappò e tirò dritto. Nessuno a Oplon lo vide mai più.

Questo racconto, scritto da Samuele Adorno, è risultato vincitore per lo stile linguistico del concorso “I-play: ma l’amore non è un gioco”, svoltosi a Terrasini (PA) e sponsorizzato da Cogitoetvolo.

 

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