Il suono del silenzio

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Le voci mi circondano, il rumore mi tormenta, il suono della mia vita assume un volume eccessivamente alto, ma non riesco più a trovare il pulsante che mi permetta di abbassarlo; quindi proseguo come se questo fosse normale, come se fosse sempre stato tale, come se non potessi più in alcun modo farlo riparare. Sento ma non ascolto: il rumore della musica, la televisione accesa, mia madre che parla, il chiasso dei motori delle macchine sulla strada, qualcuno in sottofondo che urla, la pioggia che cade, persino il suono della mia voce mi è sgradevole poiché persino i miei pensieri sono troppo rumorosi. Anche se non lo desidero, in maniera inconscia, il rumore sta prendendo possesso di me e mi sta convincendo che ciò che non è udibile non può essere compreso, non può essere apprezzato.

Ma vedo una donna su una panchina al parco che allatta suo figlio, lo guarda e sorride, gli passa una mano tra i capelli e gli dà un bacio in fronte.

Vedo Ermen Gunduz protestare in silenzio, e riuscire con il solo atto di stare ritto in piedi a disintegrare la pretesa del governo turco di rispondere alle crescenti proteste con cariche, fumogeni e intrugli urticanti.

Vedo un uomo piangere, scompigliarsi i capelli, buttarsi a terra disperato facendo un rumore pari a quello che può fare una foglia nel periodo autunnale cadendo.

Vedo Siria, Iraq, Nigeria, Ucraina… in lutto ed espressioni di dolore nei volti delle persone, ma non una parola.

Ho capito finalmente che il silenzio è comunicazione e che esso riesce a viaggiare molto più in fretta delle parole, ti permette di capire meglio gli altri, di conoscere meglio se stessi. Il silenzio ha la capacità di ascoltare e rispondere. E la sua importanza non deve essere sottovalutata.

Molti ormai hanno compreso quanto l’assordante rumore di ciò che ci circonda influisca negativamente sulla nostra salute, sul nostro benessere, sulla capacità di concentrazione, quanti disturbi del sonno crei e quanto ostacoli la nostra comunicazione. In ogni caso il farmaco consigliato per ovviare a questi problemi è sempre e solo uno: il silenzio.

È stata istituita anche “L’Accademia del silenzio” una società che si presenta come atta a “diffondere la cultura del silenzio, il rispetto dei luoghi, la ricerca della meditazione interiore, del piacere di re-imparare a riascoltare: suoni, voci, natura…”; su “La Repubblica” del 20 agosto scorso possiamo leggere un articolo che denuncia l’inquinamento ambientale, ponendo quello acustico tra i più invasivi.

Proprio per questo, a Milano, il 21 aprile, è stata organizzata la giornata del silenzio per protestare contro il rumore. Tuttavia ogni giorno dovremo trascorrere del tempo in tranquillità, pensando, leggendo e dialogando con noi stessi; non un giorno all’anno, ma ogni giorno della nostra vita dovremmo fermarci a pensare estirpando ogni singolo rumore dai nostri pensieri, rendendoli, così, non un confuso insieme di idee che alloggiano nel nostro cervello, ma un ordinato e compatto esercito in totale ordine sistematosi in silenzio e grazie al silenzio. Solo in questo modo potremmo veleggiare nel firmamento dello spirito, avvicinarci al cielo, sentire che il corpo non è nulla più che una prigione, come possiamo apprendere dalla poesia “Le ali spezzate” di Kahlil Gibran.

Per parlare il cervello deve coordinare rapidamente e con grande precisione labbra, mascella, lingua e laringe in un’operazione che nonostante apparentemente risulti elementare in realtà non è per niente “economica”, vi invito quindi a “risparmiare” parole e ad esprimervi con un semplice sguardo, un sorriso pieno di gioia o di malinconia, una lacrima di dolore o di felicità e alla fine di riuscire ad apprezzare a pieno il suono del silenzio.

Articolo scritto da Marta Occhipinti

Cogitoetvolo