Il tempo in una bottiglia

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James Joseph Croce, non uno dei tanti menestrelli d’America. Semplicemente Jim, un ragazzo dal cuore d’oro e dalla voce ruvidamente angelica.

Avere un naso importante, i baffi come Buffalo Bill, una chitarra acustica e una voce che scalda il cuore. La voce di un italo-americano che forse, in fondo, non crede più nel sogno dei padri pellegrini, ma nei sentimenti ci crede eccome. Basterebbero queste poche parole per descrivere James Joseph Croce, non uno dei tanti menestrelli d’America, non un surrogato di Bob Dylan, non un mero antesignano di Springsteen, e nemmeno il vero erede di Woody Guthrie. Semplicemente lui, Jim, un ragazzo dal cuore d’oro e dalla voce ruvidamente angelica; un ragazzo, o poco più, che qualcuno vorrebbe dimenticare, ignorare, nascondere. Un uomo non adatto alle copertine, se oggi la (blasonata ma pessima) rivista Rolling Stone gli preferisce gente come la poco talentuosa moglie di Kanye West.

Jim non era bello. Qualcuno (specie la sua Ingrid) dirà che fosse fascinoso nell’obiettiva spigolosità dei suoi tratti, ma di certo non rispondeva ai canoni efebici a cui ci ha abituato la società moderna. Jim non era nemmeno fortunato: non ha avuto l’immenso successo che avrebbe meritato, quello di Cat Stevens per intenderci, e non può dirsi certo fortunato chi muore a soli trent’anni per un incidente aereo a causa dell’unico albero di pecan nel raggio di chissà quanti metri. Jim, però, un dono ce l’aveva: riusciva a toccare le corde giuste, quelle della chitarra come quelle del cuore. Inguaribile romantico, narratore di storie dimenticate o semplicemente sconosciute, in cui l’uomo ragiona sulla propria vita, sul proprio essere, sulle proprie emozioni. C’è ancora qualcuno in grado di attribuire alla musica una tale potenza? Qualcuno che riesca a utilizzare l’armonia di pochi accordi per creare qualcosa di eterno, di indescrivibile nella sua dolcezza e nella sua semplicità?

Ascoltando la meravigliosa Time in a bottle è impossibile non pensare alla propria amata o al proprio amato. Nostalgia a palate, romanticismo quasi intollerabile per chi preferisce la durezza della vita vissuta. If I could save time in a bottle/ the first thing that I’d like to do/ is to save every day till eternity passes away/ just to spend them with you. Il tempo scorre troppo in fretta per chi ama: Jim lo sa bene, sembra quasi sapere che il suo tempo di lì a poco finirà. But there never seems to be enough time/
to do the things you want to do, once you find them. Per fortuna resiste la certezza di sapere con chi voler trascorrere la propria vita, breve o lunga che sia: I’ve looked around enough to know/ that you’re the one I want to go through time with. Una storia d’amore? No. Una bella amicizia? Nemmeno.

Piuttosto la gioia della paternità, un figlio in arrivo, una nuova creatura a cui dedicare cure e affetto, da far crescere e maturare negli anni, attraverso giochi e parole, musica e colori. Grazie Jim, you’ve got a name. Per sempre.

 

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.