Il testamento biologico: qualche obiezione / 1

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Tra i temi di attualità oggi più discussi c’è quello dell’eutanasia. Cogitoetvolo si è già occupato di questo argomento. Riportiamo di seguito un articolo (tratto dal sito Documentazione.info) che ne approfondisce un aspetto particolare, quello del testamento biologico. «A X affido il compito di rendere edotti i medici curanti dell’esistenza di questo testamento di vita con il quale, in caso di malattia o lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante, o malattia che mi costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione, chiedo di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico né a idratazione e alimentazione forzate e artificiali in caso di impossibilità ad alimentarmi autonomamente». È questa la proposta del testamento biologico presentata il 23 giugno 2006 dal prof. Veronesi e non è una novità: è la copia conforme di un testo reso pubblico il 18 febbraio 1994 dalla British Medical Association e successivamente bocciato dalla Camera dei Lord di Londra. L’accanimento terapeutico è già vietato Le dichiarazioni anticipate possono essere uno strumento per escludere l’accanimento terapeutico. Ma l’accanimento è concordemente condannato. Perciò che utilità hanno le dichiarazioni? Inoltre, non si può prevedere a tavolino in astratto un quadro clinico futuro e fissare dei limiti oltre i quali ci sarebbe accanimento. I dubbi sulle volontà espresse anticipatamente Cosa dire in merito al suo contenuto? Innanzitutto la prudenza che nasce dall’esperienza della vita concreta può fare tre obiezioni. 1. Nessuna persona sana e nel pieno possesso delle facoltà mentali può sapere cosa si prova quando si è colpiti da una malattia incurabile e si è entrati nella fase avanzata di essa. Chi scrive il testamento è estraneo al vissuto della malattia. Perciò, invocare il principio del consenso informato per giustificare le dichiarazioni anticipate di trattamento rischia di essere fuorviante. 2. Nessuno può prevedere con certezza quali saranno i progressi scientifici e medici nella diagnosi e nella cura di una particolare malattia. Terapie oggi penose per il malato, domani grazie ai progressi della tecnica potrebbero essere praticate con minori oneri. Perciò, il testamento reso oggi per un futuro prossimo o remoto potrebbe diventare impreciso o fuori luogo. 3. Non è detto che le volontà che io oggi esprimo corrispondano esattamente a ciò che io desidererò quando sarò colpito da una malattia grave. Potrei aver cambiato idea e non aver avuto il tempo di manifestarlo. Posti tutti questi dubbi circa un bene fondamentale, com’è quello della vita, è doveroso astenersi da qualsiasi atto che possa pregiudicarla. Lo stravolgimento del rapporto medico-paziente Entrando maggiormente nel merito, noteremo che il testamento biologico stravolge il rapporto medico-paziente. Infatti, esso rappresenta una delle estreme esasperazioni dell’autonomia del paziente. Rifiutando in modo deciso il modello paternalistico viene adottato il modello autonomistico o contrattualistico sulla base di una presunta parità fra i contraenti del rapporto, cioè tra medico e paziente. Ma tutto ciò altera l’identità delle due figure in gioco. Il medico, da professionista che agisce nell’interesse e nel bene della salute del paziente, è degradato ad essere un esecutore delle volontà del paziente. Il rapporto virtuosamente asimmetrico tra medico e paziente In questo modello il medico potrà essere anche abilissimo tecnicamente, ma sarà sempre incompetente dal punto di vista decisionale. Il paziente, invece, diventa un puro cliente che può chiedere tutto al medico. In realtà, la parità tra i due contraenti non esiste, perché il medico “sa”, mentre il paziente, anche quando è perfettamente informato delle sue condizioni e delle possibilità terapeutiche, non è libero di sfuggire alla malattia e spesso è incapace di un confronto obiettivo con istanze morali e scientifiche. Il rapporto medico-paziente è un rapporto strutturalmente asimmetrico. Il medico, se non vuole essere ridotto a semplice erogatore di servizi, deve conservare la sua autonomia professionale e la sua dignità etica per cui, avendo di mira il bene e la vita del paziente, valuterà sempre se le richieste del paziente o il trattamento terapeutico adottato siano adeguati al caso concreto. Inoltre, se il medico non potesse fare riferimento al bene del paziente (ricerca della salute o eliminazione progressiva del dolore), non potrebbe sorgere l’alleanza solidaristica tra medico e paziente. Autonomia esasperata che lede la dignità Nel modello dell’alleanza terapeutica il medico terrà conto delle dichiarazioni espresse dal paziente, ma le potrà disattendere sulla base delle conoscenze e dei progressi della medicina e interpreterà le intenzioni del paziente all’interno del contesto in cui il paziente le ha manifestate. Inoltre, dobbiamo riconoscere che l’autonomia del paziente non può essere esasperata fino a farne un assoluto, perché spesso il paziente non è in grado di valutare appieno la sua malattia e lo sviluppo della scienza e dell’arte medica. Piuttosto è fondamentale che il medico si faccia carico dello stato complessivo del paziente suo interlocutore, creando tutte le condizioni perchè il paziente, mediante il dialogo, l’informazione e l’incoraggiamento, possa orientarsi verso la scelta migliore per la sua persona. Perciò, il testamento biologico, mentre sembra esaltare la libera scelta del malato, in realtà ne lede gravemente la dignità, perché il valore di un individuo umano, per quanto malato, non dipende dalla più o meno normale vita di relazione, che è in grado di vivere.  

Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il "capitano". Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)