Il valore della solitudine

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Victor Hugo diceva che la solitudine "crea persone d’ingegno o idioti". A te la scelta!

A me piace cercare di vedere le cose sempre da un lato particolare, non dal lato comune, ma con degli "occhiali speciali", quelli dell’ottimista. È magnifico come le situazioni possano cambiare quando si usano questi occhiali.

Ti faccio un esempio… la solitudine. Nessuno vuole essere solo e molti dichiarano di soffrire perché vivono in solitudine. Credo invece che la solitudine sia un tempo particolare, un tempo speciale.

A volte bisogna rompere degli schemi mentali, dei concetti, delle credenze che abbiamo in testa, per poter capire che anche la solitudine, come tante altre occasioni che ci sembrano un "buco nero", possono essere momenti intensi e pieni.

La solitudine è davvero un banco di prova, un periodo esclusivo di formazione personale, di conoscenza di sé stessi, di analisi interiore.
Non è mai un tempo neutro: lascia sempre qualcosa in ognuno di noi. Non passa senza lasciare la sua orma. Questo ci fa capire che non ha senso l’assidua ricerca frenetica di riempire questi tempi "vuoti" con tante e tante attività (molte delle quali veramente vuote). La solitudine non è un vuoto da colmare. È piuttosto un momento da sfruttare! Ecco come è possibile cambiare prospettiva.

La solitudine diventa così uno spazio personale, completamente proprio, dove ritrovare sé stessi e guardarsi dentro. Dove fare una revisione della propria vita, affetti, amicizie, azioni e verificare le scelte che si stanno portando avanti.
Questo momento di riflessione personale permette di affrontare meglio e con più sicurezza il mondo. È un tempo difficile. Non è facile vivere la solitudine in modo positivo e fruttuoso. In fondo è una sfida con sé stessi e si sa che le sfide con sé stessi sono quelle più difficili.

Non sempre è facile stare da soli… si è faccia a faccia con le proprie insicurezze, ci si vedere chiaramente come si è, non ci sono distrazioni che ci fanno pensare ad altro, emergono piuttosto i nostri fantasmi, le nostre paure… ci ritroviamo davanti la nostra interiorità che prepotentemente si fa avanti.
Non è facile, ma chi impara a star bene da solo, vive con intensa e proficua armonia anche la relazione con gli altri. Chi conosce bene sé stesso può dare realmente qualcosa di suo a chi lo circonda, senza usare maschere, senza usare filtri che appartengono alla comodità.

Non solo! Anche raggiungere un obiettivo, sviluppare e portare a termine un progetto, richiede una buona conoscenza delle proprie risorse personali. Il tempo della solitudine può allora servire per analizzare alcune azioni del passato, rivalutandole e cercando di capire ciò che può servire per la realizzazione di un progetto futuro.

Un semplice modo per iniziare a sfruttare in modo positivo i propri momenti di solitudine?
Mettere nero su bianco le proprie riflessioni personali, le proprie insicurezze, le proprie idee, progetti, capacità, i propri lati positivi e negativi… sempre meno giovani hanno un proprio diario, che serviva e serve per conoscersi meglio, raccontarsi non agli altri ma a sé stessi per capirsi, accettarsi, crescere e migliorarsi.

Un ultimo consiglio: la solitudine deve comunque rimanere un tempo, un periodo limitato, non una vita. L’uomo non può vivere una vita da solo, deve, proprio per poter diventare una persona armonica, confrontarsi con gli altri, crescere con gli altri per arricchirsi reciprocamente.
Quindi, sfruttiamo i momenti di solitudine che la vita ci presenta e a volte ci "costringe", come tempi positivi, ma non rimaniamo imprigionati in essi. Chi rimane tra le sbarre della solitudine è proprio chi non riesce ad affrontare se stesso, chi ha paura di conoscersi e si rifugia in una desolazione senza via di fuga.
Al contrario, non cerchiamo di fuggire continuamente da questi momenti di solitudine, occupando forzatamente in nostro tempo con attività inutili.

Quanti non riescono a stare nemmeno per pochi minuti in silenzio, senza svolgere un’attività pratica? Quanti, insieme ad altri, non riescono a godere di un minuto di silenzio (molte volte il minuto più bello, soprattutto quando si è in due) e riempono questi tempi di parole che a volte li fanno apparire perfino sciocchi?

"La solitudine è qualcosa di più di un’esperienza diffusa. Sotto certi aspetti è un’esperienza necessaria, ineluttabilmente connessa alla condizione umana. È la nostra stessa individualità a imporci la solitudine; non è possibile sfuggirle se non a costo di perdere la nostra identità" (M. Miceli)

Articolo tratto da Gente Nuova

 

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