Il valore dell’amicizia / 2

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Il territorio della comunicazione giovanile negli ultimi anni ha subito notevoli trasformazioni innescate soprattutto dall’evoluzione delle tecnologie di comunicazione. Oggi i giovani infatti fanno un largo uso di internet, che costituisce un nuovo modo di comunicare tra le persone. È infatti sufficiente collegarsi alla Rete per poter parlare con gli amici e fare nuove conoscenze. Le distanze vengono in tal modo annullate ed è possibile mantenere viva un’amicizia anche se ci si trova a migliaia di chilometri di distanza. Un grande utilizzo della Rete è attraverso la chat e Facebook che vengono spesso bollati come strumenti di fuga dalla realtà. Ma il “virtuale” non è opposto di “reale” (il cui opposto è “possibile”), ma di “attuale”. Le famiglie si allarmano del fenomeno della facebookmania: le scuole non sanno più cosa fare, solo il mercato si interessa all’adolescenza, portando i giovani ad interessi e soluzioni proiettati alla “socialità virtuale”. Bisognerebbe prepararsi ad affrontarne sfide, incognite, promesse e realtà. La comunicazione mediale è talmente forte da determinare cambiamenti nell’atteggiamento, nelle decisioni e nei processi mentali di ogni singola persona che vive la contemporaneità. Ancora di più questo avviene per le fasce di età adolescenziali che sono alla ricerca di stimoli e di punti di riferimento e ricevono dai media una forte influenza tale da superare anche quella delle agenzie di socializzazione tradizionali: la famiglia e la scuola. Oggi, si ritiene che l’amicizia sia causata dal piacere: si vive sotto l’influsso della passione, e si persegue soprattutto ciò che è un piacere immediato. Ma col procedere dell’età anche le cose che fanno piacere diventano diverse. Rapidamente si diventa amici e rapidamente si cessa di esserlo: infatti, l’amicizia muta insieme col cambiare di ciò che fa piacere, e il mutamento di un tale tipo di piacere è rapido. Alla base di ogni relazione vitale, anche quando la relazione è asimmetrica (amici, fidanzati, sposi, genitori-figli, professori-alunni, Dio-uomini…) ci deve essere amicizia, altrimenti il resto è costruito sul nulla. Attenendosi a ciò che diceva Aristotele , ci sono tre tipi di amicizia. I primi due, destinati a farla morire, sono quella basata sul piacere (in senso ampio) e quella basata sull’utile: cerco l’altro perché la sua presenza è funzionale ad altro. Un piacere, un utile (sono tuo amico finché mi passi le versioni, finché mi inviti a casa tua con la piscina, finché mi aiuti a fare i compiti…). Insomma l’altro non è il fine ma il mezzo per raggiungere altro. Tutte le relazioni basate sul piacere o sull’utile infatti sono destinate a morire se non maturano. Il terzo tipo di amicizia, destinato a farla durare, si basa invece sull’altro come “un altro me”. L’altro e la sua vita sono importanti in quanto tali. L’altro è un me stesso fuori di me. La frase che riassume i primi due tipi di amicizia è “mi fai stare bene” (mi servi per il mio bene, raggiunto il quale, tu puoi anche sparire), quella che invece riassume la seconda è “ti voglio bene” (sono felice di renderti felice, di fare il tuo bene, anche se dovesse costarmi sacrificio). L’amicizia è “una cosa non soltanto necessaria, ma anche bella”, in quanto “nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se fosse provvisto in abbondanza di tutti gli altri beni”. Dicevo che la relazione umana non è un gioco e richiede tempo, conoscenza diretta. La relazione mediata dalla rete, invece, è sempre necessariamente monca se non ha un aggancio nella realtà. In alcuni casi è stato testimoniato il desiderio di avere tanti contatti su Facebook e quindi di “collezionare” amici, che appaiono con le loro foto in miniatura nella pagina del proprio profilo. È quasi una sfida alla solitudine e un desiderio di sentirsi e apparire popolari. In effetti è da non sottovalutare il desiderio di apparire estroversi, richiesti, cioè, in altre parole, amati. Infine, niente ci rende liberi come un’amicizia vera, e niente ci imprigiona come una falsa amicizia …

Laureato in scienze della comunicazione e si occupa di comunicazione e relazione con i media in vari campi: scrive su Chiesa, giovani, cultura e società. E' formatore al centro Elis, di ragazzi delle scuole superiori. Ama molto stare con i giovani ed è molto appassionato del mondo degli adolescenti.