Il vecchio e il mare

1

‘’L’uomo non è fatto per la sconfitta, si può uccidere un uomo ma non sconfiggerlo’’
Questa è una delle tante frasi significative che arricchiscono l’opera di Ernest Hemingway.
Lo scrittore statunitense ottenne grazie al romanzo ”Il vecchio e il mare” il premio Pulitzer nel 1953.
Le sue opere erano già conosciute in tutto il mondo per la profondità dei temi trattati e per lo stile letterario asciutto e essenziale.
Queste qualità gli permisero di ottenere il Nobel per la letteratura nel 1954.
La vicenda del romanzo, che si svolge a L’Avana, capitale dell’isola di Cuba, ha per protagonista un anziano pescatore di nome Santiago. Egli, nonostante la grande esperienza accumulata nel corso degli anni, non riesce a pescare da ben ottantaquattro giorni.
Questo enorme fallimento suscita le risa di alcuni pescatori dell’Avana, ma Santiago non sembra fare caso ai loro stupidi tentativi di schernirlo. Continua imperterrito a preparare ogni mattina la barca e l’equipaggiamento necessario per la pesca, sperando che quel giorno ”el mar” sia un po’ più clemente e gli permetta di portare a casa alcuni dei suoi frutti, fondamentali per la sopravvivenza di un vecchio pescatore.
Santiago, in precedenza, veniva accompagnato durante le fatiche quotidiane da un giovane di nome Manolin prima che la famiglia di quest’ultimo si opponesse ai loro incontri.
Infatti, secondo i genitori del ragazzo nulla può essere appreso da un vecchio pescatore che non è nemmeno capace di prendere un pesce nell’arco di circa tre mesi.
Il distacco da Manolin rappresenta un’ulteriore sconfitta che però non va a scalfire l’indole stoica del protagonista, convinto delle proprie capacità.
In una mattina di settembre decide di spingersi al largo con la propria barca per tentare la fortuna.
L’Avana, alle prime luci dell’alba, sembra quasi una città surreale e le grandi barche ormeggiate nel porto appaiono come degli oggetti di modeste dimensioni.
Gli unici compagni di viaggio di Santiago sono i primi timidi raggi solari, i quali si posano su una pelle abituata alla fatica e alle temperatura torride.
Il vecchio sistema le lenze nell’attesa che qualche pesce venga attratto dalle esche.
In effetti, poco dopo qualcosa abbocca ad uno degli ami.
É un momento emozionante perché dopo molto tempo il vecchio assapora l’euforica sensazione della sfida e della competizione.
Fin dai primi momenti si accorge della forza e delle grandi dimensioni del pesce.
Sa che la lotta potrà proseguire a lungo, forse anche per giorni. Ma sa anche che il coraggio, la tenacia e la determinazione sono delle qualità importanti per coloro che vogliono vincere le sfide dell’esistenza. Non sarà certo un pesce a farlo desistere dai suoi propositi.
Tuttavia, il rapporto che si instaura tra Santiago e il pesce non è quello tipico del predatore spietato e della preda inerme.
Ognuno percepisce la forza del proprio avversario e prova un profondo rispetto per le indubbie qualità dell’altro. Il cacciatore e la preda sono intimamente legati dall’istinto di sopravvivenza di cui tutti gli esseri sono in possesso.
Santiago sa di essere solo. Cerca allora di rimediare alla solitudine esprimendo i propri pensieri ad alta voce. Parla con il mare come se questo potesse rispondergli e rimpiange la presenza di Manolin, suo fedele amico in grado di aiutarlo nella difficile arte della pesca e della vita.
Il rapporto con la natura rappresenta un altro dei punti cardine del romanzo.
L’uomo si identifica con essa per sentirsi al sicuro da pericoli altrimenti inevitabili quali la sconfitta e la morte. La lotta tra Santiago e il pesce continua per giorni, nessuno vuole cedere e dichiararsi battuto. Nonostante tutto, Santiago riesce a prevalere sul pesce.
Lega, allora, quest’ultimo alla barca e comincia a prepararsi per ritornare a casa.
Durante il viaggio di ritorno, però, l’imbarcazione viene attaccata dagli squali, attratti dalla scia di sangue che sgorga dalle ferite del pesce.
Il vecchio combatte disperatamente contro questi predatori per evitare di perdere la preda catturata.
Mentre gli squali dilaniano le carni del pesce legato a prua, Santiago diventa la vittima di questi ultimi. In questo modo, viene ribaltato il rapporto preda cacciatore.
Il protagonista difende strenuamente un pesce a cui, poche ore prima, aveva dato la caccia.
Dopo molto tempo, egli riesce ad allontanare gli squali e a ritornare a casa. Tuttavia, della preda catturata non resta altro che un enorme scheletro, prova inconfutabile della tenacia e della determinazione che hanno portato Santiago a combattere contro qualcosa più grande di lui.
Alcuni critici hanno intravisto nel romanzo ”Il vecchio e il mare”, le vicissitudini della vita di ogni uomo, demoralizzato dalla sconfitta o estasiato dalla vittoria.
Ernest Hemingway, però, ha sempre rifiutato questa chiave di lettura della sua opera, ritenendo il simbolismo un trucco creato dagli intellettuali.
Tuttavia, è chiaro che la vicenda non si limita a descrivere un episodio della vita di un vecchio pescatore, ma assurge alla figura di rappresentazione poetica e allegorica dell’altalenante sorte degli uomini.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Il vecchio e il mare
Autore: Ernest Hemingway
Genere: Classici
Editore: Mondadori
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 100

Studente della Facoltà di Lettere dell'Università di Catania con un grande interesse per la cultura, la scrittura e lo sport.

  • Benedetta.

    «Sapeva che a dirle, le cose belle non succedono.» pensò Santiago.

    A mio parere, la poetica del romanzo può essere imperniata attorno a questa frase. Il pescatore cerca nella sua silenziosa condizione umana, cerca la salvezza oltre le frontiere e ritrova le parole nella commovente osservazione del signore del mare, ovvero l’umile pesce. Il quale è socnfitto, disintegrato e, soprattutto, sfatatato perchè il pesce è un mito, ovvero quello della paura, dell’essere pavido e sgomento. La poetica verghiana dell’uomo incolto che non vuole essere divorato dai “piscicani”è rovesciata: oggi rimane una lettura consigliabile del romanzo, in un mondo che tenta sempre più di uccidere quell’ossessivo fantasma, presagio di una naturale immanenza.

    Ottima recensione, degna di un’equanime mente come quella di Hemingway.
    http://www.youtube.com/watch?v=E_waK2nBaew