Il vuoto dopo Natale

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Ecco, ci siamo di nuovo. Il vuoto che sentiamo dentro, che dall’inizio di dicembre inizia a colmarsi di attesa, comincia a riprendere possesso di noi non appena abbiamo scartato l’ultimo regalo. Ogni anno ci ricaschiamo. Ci illudiamo che la magia che sentiamo nell’aria, il mondo da favola in cui siamo immersi possano essere il punto di partenza per la nostra rincorsa alla felicità, ma, non appena l’attesa termina e dobbiamo spiccare il volo, la terra frana sotto i nostri piedi. Le luci colorate sono ancora lì dove le vedevamo prima, ma stavolta sembrano spente.

Quest’anno però forse abbiamo capito dove sta il problema. O, almeno, ci apriamo una possibilità. Ogni anno iniziamo ad anestetizzare il nostro vuoto proprio quando esso può diventare la nostra parte più preziosa. Lo stipiamo proprio quando dovrebbe essere più sgombro, e lo chiudiamo col lucchetto proprio quando dovremmo sfondare la sua porta.

Già , la notte di Natale, una coppia di giovani sposi bussa anche alla porta del nostro vuoto, ma non trova posto. Neppure un centimetro della stanza è rimasto libero e tutto puzza di chiuso. Solo una stanza sgombra e con la porta aperta per far filtrare la luce, infatti, può accogliere. Così la giovane coppia china il capo e, dopo l’ennesimo rifiuto, riprende il cammino, sempre più affaticata.

Sì, ogni anno il nostro problema è il daltonismo. Rincorriamo la felicità sbagliata, quella che non potrà mai arrivare, perché è un’illusione. E la vera attesa viene appagata altrove, lontano da noi. In una stalla, senza lucchetto. Al suo interno, solo fieno, e una mangiatoia. La luce delle stelle penetra attraverso i vuoti del suo soffitto.

Ma niente è perduto: non siamo costretti ad aspettare il prossimo 25 dicembre per non ricascare più finalmente nello stesso errore. Ogni secondo ci viene offerta gratuitamente, infatti, una nuova possibilità. Sì, la coppia di sposi continua infaticabile a bussare contro quella porta. Quel bambino può nascere dentro il nostro vuoto ogni volta che noi glielo permettiamo, fino a riempirlo completamente. E non appena Egli lo avrà colmato, si sentirà troppo stretto lì, e il suo entusiasmo di bimbo spalancherà la sua porta. Ciò che di noi allora volevamo tenere nascosto, ciò che era per noi mancanza, verrà trasformato da un bimbo in sorgente. La sorgente della nostra felicità.

Gesù è nato duemila anni fa ed è vivo tuttora nei vuoti che vengono aperti. Ogni giorno Egli può entrare nel nostro vuoto per donarci una nuova vita. Dunque, non è Lui che deve nascere, ma noi.

 

Cogitoetvolo