Illogiche logiche abortiste e provocazioni artistiche

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«Se le donne non sono felici del sesso dei figli possono abortire (…). O accettiamo fino in fondo ogni scelta della madre, oppure no».

Non è una provocazione, è un ragionamento che non fa una piega. Ad affermare tali sconvolgenti parole era stata Ann Furedi (la direttrice della più grande clinica abortiva della Gran Bretagna, la British Pregnancy Advisory) in risposta allo scandalo scoppiato un paio di anni fa circa in Gran Bretagna quando, da un’inchiesta del Daily Telegraph, emerse che un terzo delle cliniche abortiste inglesi pratica l’aborto selettivo in base al sesso. Tale pratica è in aumento in Occidente con la crescita dell’immigrazione asiatica. Tra le donne indiane e cinesi, infatti, l’aborto, in caso di nascituro di sesso femminile, è molto diffuso per motivi culturali: una figlia femmina viene considerata una disgrazia per la famiglia, a differenza del figlio maschio socialmente ed economicamente più redditizio.

Perché l’aborto selettivo in base al sesso scandalizza tanto l’Occidente così “evoluto” nel campo dei diritti? La selezione in base alle condizioni di salute del nascituro o alle condizioni psicofisiche della donna occidentale è forse più moralmente accettabile rispetto alla selezione in base al sesso per motivi “culturali” che turbano la “salute psichica della donna” orientale?
Lungi dall’approvare il più grande femminicidio di massa che riguarda più di 100 milioni di missing women, bambine mai nate in tutto il mondo, e che ha portato la Cina ad un rapporto tra i sessi più ineguali al mondo, con 117 bambini maschi nati per ogni 100 femmine, ci bastino le forti parole dell’abortista Ann Furedi per riflettere sulle illogiche ed incoerenti logiche abortiste.

Intanto, dalla Francia, arriva una provocazione dell’artista Prune Nourry contro la politica del figlio unico che in Cina miete vittime soprattutto tra le bambine. L’artista ha realizzato le Terracotta daughters, ossia 116 statue in argilla, a grandezza naturale, che simboleggiano le milioni di bambine mancanti in Cina a causa dell’infanticidio o aborto selettivo. L’artista ha modellato 8 sculture rappresentando 8 bambine cinesi reali, orfane perché abbandonate dai genitori in quanto figlie femmine indesiderate; sulla base di questi 8 prototipi sono state poi realizzate altre 108 statue con la collaborazione di artigiane tradizionali cinesi. L’opera, che ricorda il famoso Esercito di Terracotta di Xi’an, è stata esposta fino allo scorso giugno a Parigi e, nel 2015, arriverà in Cina, dove poi sarà sepolta in un luogo segreto che verrà svelato soltanto nel 2030.

A volte l’arte arriva a comunicare certi concetti meglio delle parole, speriamo che questa opera non sia solo l’ennesima sterile provocazione artistica ma che serva davvero a far riflettere.

Rossella Rumore

Apparentemente distratta ma attenta e curiosa, con picchi di pignoleria – da far rimpiangere la Rossella assai disordinata e sbadata – soprattutto quando si tratta di chiamare le cose con il loro nome, senza se e senza ma… Amo scoprire le sorprese della vita e il mondo a poco a poco… Il mio motto preferito è quello dei ragazzi de La Rosa Bianca: “uno spirito forte, un cuore tenero”