In silenzio

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Leggendo un libretto che mi è stato regalato da un mio carissimo amico, nell’ultima pagina ho trovato scritta questa frase: "se vi è possibile uscite in silenzio. Come è caro al cuore il silenzio…" Queste parole hanno subito posto alla mia riflessione il tema del silenzio: in una società come la nostra che va sempre di corsa, martellata da mille publicità, attaccata da tutti i lati dal rumore, che valore può avere il silenzio? Che posto occupa nelle nostre vite? É poi davvero così essenziale? A cosa serve?

Dare una risposta a tutti questi quesiti non è facile e, ammesso che si riesca a darla, bisogna riconoscere che qualunque risposta sarebbe personale anche se, a mio parere, quale che sia il senso che ognuno di noi gli attribuisce, alla fine un po’ tutti abbiamo bisogno di momenti di silenzio.

Nella storia dell’umanità da sempre e in ogni luogo, ci sono stati uomini che hanno scelto il silenzio come stile di vita, penso ai monaci tibetani o ai nostri più familiari certosini, dai loro esempi possiamo ricavare che, se non tutti possono fare una scelta di vita così radicale, l’uomo essendo un essere sociale ha in primo luogo la necessità di "socializzare" con se stesso; per fare ciò credo che sia assolutamente indispensabile il silenzio: come infatti possiamo conoscere noi stessi se non nel silenzio? Se, come suggeriva l’oracolo delfico, bisogna prima di tutto conoscere se stessi allora il silenzio è davvero una dimensione di cui non possiamo fare a meno.

D’altra parte anche per conoscere chi ci sta attorno abbiamo bisogno del silenzio, vi faccio un esempio: spesso esco con i miei amici, si va in un pub, in qualche locale, ad un tratto ci rendiamo conto che la musica che "riempie" il locale sovrasta le nostre voci e ci impedisce di comunicare, di raccontarci a vicenda delle nostre vite, allora spesso si fugge via da questi posti dove, pur in mezzo alla confusione più totale, regna il deserto dei rapporti umani, per andare in un posto più silenzioso dove poter comunicare

Da questo piccolo esempio possiamo dedurre che il silenzio non è solo assenza di rumore, ma piuttosto è una predisposizione interiore ad ascoltare se stessi prima di tutto e poi ad ascoltare chi ci sta attorno, inoltre appare anche chiaro che il silenzio non ha un valore fine a se stesso, ma ha valore in quanto strumento per dialogare, comunicare, ascoltare e conoscere e conoscersi in maniera profonda; penso infatti che sia legato alla troppa mancanza di silenzio il fatto che i rapporti umani siano sempre più superficiali: spesso con chi ci sta attorno ci si frequenta in posti rumorosi per cui la conoscenza dell’altro rimane solo a livello epidermico, senza mai scendere in profondità.

Certe volte addirittura si evita il silenzio: a casa perennemente la tv accesa, in macchina lo stereo, a piedi rigorosamente con l’i-pod… come se avessimo paura a dialogare con noi stessi! Ma io mi chiedo: se non siamo capaci di fare silenzio per dialogare con noi stessi e conoscerci, come potremo mai comunicare con gli altri? E se non comunichiamo con gli altri come potremo vivere bene?

A voi la riflessione… in silenzio!

 

Cogitoetvolo