In viaggio verso Utopia

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“Un’utopia  è un assetto politico, sociale e religioso che non trova riscontro nella realtà, ma che viene proposto come ideale e come modello”. Questa la descrizione da Wikipedia: una meta intesa come puramente ideale e non effettivamente raggiungibile, un sogno irrealizzabile nato dal desiderio dell’uomo che, come ci insegnano gli antichi, nasce da “una esperienza di privazione”.
Il primo ad introdurre tale termine fu l’inglese Thomas More che immaginò una città (Utopia appunto) praticamente ideale, perfetta sotto ogni punto di vista, priva di mali, che forse, oggi più di ieri, sembra sempre lontana, in netta contrapposizione con il mondo e il modello sociale attuale, un mondo dove ci sono meno sognatori, in cui è spesso la paura a guidare le decisioni, un mondo devastato dagli estremismi religiosi, messo in ginocchio dalla crisi e in balia delle mode.

In questo contesto appare quasi impossibile raggiungere la città di More, ma ecco che l’etimologia della parola stessa ci viene in aiuto: utopia significa letteralmente “non luogo”, dunque come posso io raggiungere tale meta? Semplice, non posso, ci dice la società! Ma trattenete la disperazione amici miei, perché è su questo punto che si snoda la questione. Facciamo un passo indietro, torniamo all’infanzia: anni di giochi e cartoni animati, di pisolini e spensieratezza; ricordate quale era la cosa che più vi premeva all’epoca? Il divertimento! Facciamo un salto di 10 anni: l’adolescenza, tra scuola e l’attesa del sabato sera; vi ricordate quale era la vostra premura più grande? L’amore per le vostre prime fiamme! Ed infine guardiamoci adesso, tra chi pensa al futuro e sogna un lavoro: le nostre premure più grandi risultano essere la famiglia e la realizzazione personale!

Non rischiano di essere tutte utopie queste? Infatti la gioia, l’amore, la famiglia, sono tutte cose che appartengono al “non luogo” per una certa mentalità corrente, eppure le abbiamo avute tra le mani fin dalla nascita. Quale bambino cresce senza pensare a divertirsi, quale ragazzo non si lascia travolgere dall’amore e quale uomo non ha mai pensato a realizzarsi e avere una famiglia? Ecco che tutte le preoccupazioni di quella società del ribasso si sopiscono, vengono sotterrate, semplicemente perché l’utopia non è mera irrealtà ma anzi la sua utilità è proprio quella di alzare l’asticella delle ambizioni e dei sogni ogni qual volta ci si avvicina al traguardo. Si può quasi dire che è l’utopia stessa che ci fa “correre” per questo tracciato che è la vita.

E a chi si è fermato, forse in preda a chissà quale sconforto, e che adesso guarda la vita in bianco e nero, Oscar Wilde dice: «Una carta del mondo che non contiene il Paese dell’Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando vi getta l’ancora, la vedetta scorge un Paese migliore e l’Umanità di nuovo fa vela».

Io sto allestendo il mio vascello: chi vuole salire?

Sono un ragazzo di 17 anni e frequento il terzo anno del Liceo classico della mia città,Catania. Faccio dell'ironia il mio stile di vita, farei di tutto pur di strappare un sorriso. Nel tempo libero mi trovate con un paio di cuffie alle orecchie e un libro per mano. Il mio autore preferito? Senza dubbio Orwell