Indagine sul Natale / 2

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Qui la prima parte dell’articolo

Quanto al dove Gesù sia nato, mentre Marco e Giovanni iniziano la loro narrazione dalla sua predicazione, com’è noto sia Matteo che Luca riferiscono, nominandola sette volte, di Betlemme. E poiché vi sono prove attestanti come Betlemme, già a partire dai primi secoli dopo la nascita di Gesù, fosse meta di molteplici pellegrinaggi, non si vede ragione – con buona pace di Ernest Renan, secondo cui il Bambino nacque a Nazaret (Cfr. Vie de Jésus, 1863, p. 19) –  per dubitare dell’indicazione dei due evangelisti. Tanto più che l’imperatore Adriano – dopo averla rasa al suolo con l’intento di trasformarla da luogo di culto cristiano (quale già era) a sito di culto pagano – nell’anno 135 consacrò Betlemme al dio Adon, ed è sempre, guarda caso, sull’area della grotta della natività che i romani piantano un bosco sacro. Tra l’altro va ricordato che esiste, nell’Antico Testamento, una esplicita profezia che riconosce quella città come luogo speciale, dove sarebbe nato un Messia.

E’ il libro del profeta Michea (5, 1-3), dove possiamo leggere: «E tu Betlemme di Efrata / così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda / da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele». A quanti sostengono che l’evangelista Matteo, soprattuttto per quanto riguarda i 48 versetti “natalizi” della sua narrazione, abbia “inventato” tutto di sana pianta proprio a partire dalle profezie dell’Antico Testamento (il che spiegherebbe, a detta di costoro, l’impressionante convergenza fra queste ed il contenuto evangelico), facciamo rispondere da uno cattolico autorevole ma certo non tacciabile di chiusure pregiudiziali, mons. Gianfranco Ravasi: «L’ipotesi è piuttosto stravagante. Come, infatti, si può “creare” tutto il racconto dei Magi dalla profezia di Michea che […] parla solo di Betlemme? Come “inventare” a partire dall’oracolo di Isaia sulla “vergine” che genere l’Emmanuele tutto il racconto che in realtà è un’annunciazione a Giuseppe?» (I Vangeli di Natale, San Paolo, 1992, p. 31). 

Se, nonostante le inevitabili divergenze, si può dunque ritenere assai fondata l’idea che Gesù – conformemente a quanto insegna la tradizione – sia nato a Betlemme,  più dibattuto, fra gli storici, è l’anno della sua nascita. Qui non ci sono certezze e l’ipotesi più condivisa è che Gesù possa essere nato fra il 6 e 7 a.C. Il punto di partenza per comprendere questa ipotesi è Luca, che scrive: «In quel tempo fu emanato un editto da Cesare Augusto per il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento ebbe luogo quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi iscrivere, ciascuno nella propria città. E anche Giuseppe salì dalla Galilea, nella città di David, chiamata Betlemme, perché egli era della casa e della famiglia di David, per farsi iscrivere insieme a Maria, sua sposa, che era incinta» (Lc. 2, 1 -2). Ora, è provato che Publio Sulpicio Quirinio, nativo di Lanuvium, condusse un censimento in Siria e in Giudea nell’anno 6 d.C. Ma poiché Luca (1,5) e Matteo (2,1) asseriscono concordi che Gesù nacque prima della morte di Erode, avvenuta, secondo Giuseppe Flavio, nel 4 d.C., molti usano questa apparente contraddizione per accusare Luca di essere contraddittorio.

In realtà, come ricorda la storica Marta Sordi (1925-2009), Luca non era affatto sprovveduto ed era, anzi, perfettamente al corrente dell’esistenza del censimento del 6 d.C, al quale peraltro allude con chiarezza (At 5,37). Infatti costui, a scanso d’equivoci, parla esplicitamente di un «primo censimento» (2,2 «apographé prote») nell’epoca in cui Quirinio era legato della Siria. Il punto è che esiste, oltre a questo, un censimento fatto in Giudea da Senzio Saturnino, governatore di Siria fino al 7 a.C. e poi impegnato, probabilmente per la successione del trono di Armenia. L’ipotesi più verosimile appare allora la seguente: che il primo censimento, quello iniziato da Senzio Saturnino, sia stato poi continuato da Quirinio quando questo, prima del 6 a.C., aveva finito la guerra contro gli Omonadensi, e reggeva temporaneamente la legazione di Siria. Anche lo storico Giulio Firpo concorda e aggiunge: «Un altro indizio può suffragare questa ricostruzione: nel 7 a.C., ai sudditi di Erode fu chiesto di giurare fedeltà ad Augusto. Era una richiesta frequente nei censimenti provinciali e secondo molti può essere collegata al censimento ricordato da Luca» (Storia e Dossier, anno VI, n.56, 1991, p. 39).

Non manca neppure chi sostiene, forte di argomenti interessanti, un’altra datazione (Cfr. Loconsole M. Quando è nato Gesù?, San Paolo 2011). Anche perché, guardando ai fenomeni astrali, dopo il 6 e 7 a.C., si verificarono altri eventi interessanti e che potrebbero essere ricondotti al fenomeno definito da Matteo come stella. Per esempio le numerose e significative congiunzioni planetarie che si verificarono tra il 3 ed il 2 a.C.: 12 agosto del 3 a.C. la congiunzione di Giove e Venere;  il 14 settembre Giove si congiunse con Regolo (con replica, l’anno dopo, il 17 febbraio); il 17 giugno 2 a.C. si registrò una spettacolare congiunzione tra Giove e Venere nella costellazione del Leone, il 27 agosto di quell’anno, poi, nella costellazione del Leone si congiunsero addirittura quattro pianeti (Giove, Venere, Marte e Mercurio) e, dulcis in fundo, dal 12 agosto del 3 a.C. Giove, ritenuto il pianeta dei re, è sempre presente e dal 2 a.C. – combinazione proprio attorno al 25 dicembre di quell’anno! -inverte il proprio moto rispetto alle stelle fisse più vicine, in pratica – ha osservato Ruggero Sangalli (Cfr. Giove, la stella dei magi, La Bussola Quotidiana, 17/12/2011) – “fermandosi” in cielo.

«Evitiamo – mi ha scritto sempre Sangalli, a commento di un mio articolo sul tema – per quanto ci è possibile, di continuare a screditare la storicità dei fatti, mettendo in dubbio l’attendibilità dei vangeli senza nemmeno mettere in dubbio che a essere fuori strada siano quelli che lo fanno. Luca si accredita come uno storico preciso e infatti lo è. Gesù nacque sul finire del 2 a.C., trent’anni prima del XV anno di Tiberio. L’astronomia conferma: c’erano in atto singolarissime ed eccezionali congiunzioni planetarie. La storia ribadisce: Giuseppe Flavio pone la morte di Erode quasi quattro anni dopo quello che le pessime esegesi gli fanno dire. L’archeologia attesta che il censimento voluto da Augusto era in atto. La biologia aiuta: le pecore danno alla luce gli agnellini a fine autunno (fotoperiodo degli ovini). La tradizione ebraica e la Sacra Scrittura consolidano tutti gli indizi»

Ciò nonostante – lo dicevamo poc’anzi – per molti studiosi Gesù sarebbe nato tra il 6/7 a.C., ipotesi a cui ci conduce anche la citata e triplice congiunzione tra Saturno e Giove, evento previsto dagli astrologi orientali e che spiegherebbe la venuta dei Magi. Magi che, vale la pena sottolinearlo, non sono nemmeno loro frutto di fantasia. Matteo li racconta come nobili pellegrini e sapienti astronomi, anche se – è vero – i nomi Baldassarre, Gaspare e Melchiorre sono figli della tradizione medievale. Da parte loro, alcuni storici sostengono come le loro spoglie di questi Magi, da Costantinopoli, sarebbero state portate a Milano dal vescovo Eustorgio, mentre altri studiosi affermano che le loro reliquie siano giunte in Italia in seguito alle Crociate. Una cosa risulta certa: le spoglie dei Magi, nel 1162, si trovavano in Lombardia, e da qui, due anni dopo, sarebbero state portate a Colonia da Federico Barbarossa fino a quando, nel 1903, alcune di queste reliquie furono restituite simbolicamente da Colonia a Milano, precisamente a Brugherio, unica località italiana poter vantare la custodia di qualche resto dei nobili e colti adoratori di Gesù.

Tornando alla datazione del Natale, se c’è dibattito sulla questione dell’anno, su quella del giorno si consuma una vera e propria diatriba. E’ difatti diffusa, specie fra persone con una certa istruzione, l’idea che il 25 dicembre come data natalizia fu una scelta convenzionale della Chiesa, promossa per soppiantare il culto pagano del Sol Invictus. Orbene, su quest’idea andrebbe fatta chiarezza. Anzitutto specificando che questa ipotesi – avanzata verso la fine del XII secolo dal vescovo siriano Jacob Bar-Salibi (Cfr. Christianity and Paganism in the Fourth to Eighth Centuries, Ramsay MacMullen, Yale, 1997, p. 155) – viene spesso venduta come una certezza mentre invece è, per l’appunto, solo una ipotesi; peraltro discutibile. Infatti, se la prima citazione della celebrazione del Natale cristiano al 25 dicembre proviene da Ippolito di Roma, martirizzato nel 235 d.C., pare non si abbiano fonti storiche antecedenti, ma solo successive, che alludono al culto Sol Invictus.  Ad ogni modo, il 25 dicembre non è comunque una data inventata o frutto di una scelta “politica”.

Vediamo perché considerando – ancora una volta – quanto riferisce il vangelo di Luca dove si spiega che l’Angelo del Signore, Gabriele, sei mesi prima dell’annunciazione a Maria (Lc 1, 26-38), alla conclusione della solenne e quotidiana celebrazione sacrificale, annunciò all’anziano sacerdote Zaccaria che avrebbe avuto un figlio dalla sua sposa, l’anziana e sterile Elisabetta. Ora, noi sappiamo che nel santuario di Gerusalemme David aveva disposto che i «figli di Aronne» fossero distinti in 24 taxis – sebaot in ebraico – ossia i “turni”. Questo significa che, avvicendandosi in ordine immutabile, tali “classi“, dovevano prestare servizio liturgico per una settimana, da sabato a sabato, due volte l’anno.

Ebbene, grazie ad uno studioso israeliano, Shemarjahu Talmon, che ha esaminato, servendosi del Libro dei Giubilei, la successione dei sopraccitati 24 turni sacerdotali, sappiamo che «il turno di Abia», quello di Zaccaria, corrispondeva all’ultima settimana di settembre. Un dato questo, che corrisponde al rito bizantino che, da secoli, celebra l’annuncio a Zaccaria il 23 settembre.  E quindi, se consideriamo che l’Annunciazione a Maria è fissata quando Elisabetta era al sesto mese – ed è infatti festeggiata dalla Chiesa il 25 Marzo -, capiamo come sia tutto tranne che fantasioso credere che nella notte tra il 24 ed il 25 dicembre, in quel di Betlemme, sia effettivamente nato un Bambino di nome Gesù, un puer destinato a cambiare la storia.

Ora, considerazioni come quelle sin qui svolte non hanno – nè potrebbero avere, vista la loro brevità – la pretesa di esaurire il dibattito e men che meno di archiviare questioni che, almeno fra gli specialisti, sono tutt’ora motivo di discussione. Ciò che invece premeva era mettere ciascuno di noi nella condizione di capire che il Natale che festeggiamo tutto è fuorché la rievocazione di una leggenda. Certo – lo abbiamo ammesso sin dall’inizio – vi sono molti elementi a noi familiari, dall’albero all’idea del pranzo natalizio, che nulla hanno a che vedere con l’autenticità storica del Natale. Vi sono tuttavia molte ragioni per credere che venti secoli fa qualcosa di davvero straordinario sia accaduto, e che quel qualcosa, ancora oggi, abbia molto a vedere con l’autenticità della nostra vita.

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Classe '84, sociologo. Sono veneto, ma lavoro a Trento. Appassionato di bioetica, scrivo per alcuni siti e riviste e per tutti quelli che amano e odiano le mie opinioni. Soffro di grafomania ma non ho alcuna intenzione di farmi curare.