Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

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Un film di Steven Spielberg. Con Harrison Ford, Karen Allen, Cate Blanchett, Shia LaBeouf, John Hurt, Ray Winstone, Jim Broadbent. Avventura, 125 minuti. USA 2008. Universal Pictures.

1957, in mezzo al deserto e nel pieno della guerra fredda, il professor Jones ed il suo compare Mac, riescono a sfuggire alla cattura da parte di un agente sovietico. Una volta ritornato al Marshall College però, il decano dell’istituto, informa Jones del fatto che il governo, per via delle sue ultime attività, ha fatto delle pressioni per sollevarlo dal suo incarico. Poco male, perchè, a stimolare il professore a buttarsi in una nuova impresa, arriva Mutt, un giovane ribelle, che gli propone di aiutarlo nella ricerca di un preziosissimo reperto archeologico, il Teschio di Cristallo di Akator. Purtroppo però, una volta arrivati in Perù, si accorgeranno che non sono gli unici interessati al ritrovamento dell’oggetto.

Cappello da safari e frusta alla cintura. Bastano questi attributi a comporre nella mente la sagoma del celebre professore universitario di archeologia che negli anni ’80 ha incarnato l’icona dell’avventuriero, dell’Ulisse moderno, disposto ad attraversare le colonne d’Ercole della conoscenza pur di svelare i misteri radicati negli strati della storia dell’umanità.

Indiana Jones è tornato. L’ultimo e definitivo episodio della serie (Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo) sta per uscire nelle sale cinematografiche e il riserbo mantenuto sulla trama, rivelata a poco tempo dall’avvento del film, sembra riflettere l’intento di suscitare e accrescere la curiosità del grande pubblico, in accordo con un certo “archaeological style” del protagonista, pronto a mettersi in gioco senza riserve alla ricerca dei “fatti, non di verità” (citazione da Indiana Jones e l’ultima crociata) racchiusi in oggetti simbolicamente legati a leggende che ne hanno col tempo mascherato il significato originario (Santo Graal, Arca dell’Alleanza).

Quali le ragioni della fortuna del personaggio? Sarà il genio creativo dei suoi ideatori (parliamo di Steven Spielberg e George Lucas); sarà il carisma di Harrison Ford che ha saputo ritagliare la sua personalità al ruolo del protagonista; sarà l’impacciata umanità del professore, “uno in cui riconoscersi, poiché non è un supereroe e nemmeno un adone, diverte sullo schermo perché è vulnerabile”, come afferma lo stesso Ford in una recente intervista; sarà la classica opposizione buono/cattivi (Indiana Jones/ i nazisti, nei primi tre film della saga; gli agenti sovietici nell’ultimo episodio). Sarà pure la felice combinazione di tutti questi elementi, sta di fatto che Indiana Jones è stato e rimane un prodotto cinematografico di gran successo, il cui nome è ormai sinonimo di avventura nell’immaginario comune.

Da queste premesse non possiamo che aspettarci un finale mozzafiato, un addio all’altezza della fama conquistata in gioventù dall’archeologo più coraggioso e curioso dei tempi moderni. Allora?buona fortuna Indiana?

Al cinema dal 23 maggio.

Cogitoetvolo