Indivisibili

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Il capolavoro dimenticato del cinema italiano

Sono passati due anni da quando Paolo Sorrentino si lamentava dicendo che Indivisibili avrebbe dovuto essere il candidato italiano agli Oscar per il miglior film straniero, al posto di Fuocammare (candidato anche, e poi vincitore, nella categoria miglior documentario). Sicuramente lo avrebbe meritato. Indivisibili, terzo film di Edoardo De Angelis dopo Mozzarella Stories (2011) e Perez (2014), è stato presentato nel 2016 alla 73° Mostra di Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione “Giornate degli autori”, e in seguito al Toronto Film Festival. Si è aggiudicato sei David di Donatello e cinque Nastri d’Argento. In particolare va segnalata la vittoria dello sceneggiatore Nicola Guaglianone e dell’attrice Antonia Truppo, che già l’anno precedente si erano aggiudicati svariati premi per Lo chiamavano Jeeg Robot (2015).

Indivisibili è la storia di Viola e Dasy, due gemelle siamesi di quasi diciott’anni, che abitano a Castel Volturno e fanno le cantanti alle feste di paese, ai matrimoni, alle prime comunioni, compleanni e serenate private. Le due gemelle sono una colta citazione a Freaks, film di Tod Browning uscito nel 1932, dove compaiono Violet e Dasy Hilton, gemelle siamesi, diventate celebri cantanti dopo l’uscita del film nell’Inghilterra di primo Novecento.

Oltre al loro grande talento canoro sono richiestissime per la loro condizione fisica: amate da tutta la comunità religiosa vengono venerate e toccate da tutti i fedeli con gesti apotropaici, quasi fossero delle sante dispensatrici di miracoli, degli amuleti viventi, vengono portate in processione sui carri e la gente fa di tutto per toccarle nel punto in cui sono unite, a livello della coscia.

Le due ragazze, interpretate da Angela e Marianna Fontana, sono unite solo in maniera superficiale, attraverso capillari, non condividono nessun organo vitale; eppure quello che prova una lo prova anche l’altra: se una beve, l’altra si ubriaca, se una si abbuffa, l’altra ha mal di pancia, se una si tocca, l’altra prova piacere.

I loro genitori, il collerico padre-padrone Peppe (Massimiliano Rossi) e la madre Titti,  donna assente e costantemente fatta (Antonia Truppo), hanno sempre tenuto segreto il fatto che la loro separazione sarebbe possibile con un semplice intervento chirurgico. Le figlie-fenomeno da baraccone sono sempre state per loro solo una fonte di guadagno e sebbene si siano arricchiti col tempo, si sono giocati gran parte del loro patrimonio in gioco d’azzardo e erba.

A cambiare le carte in tavola l’arrivo del manager di successo Marco Ferreri (interpretato da Gaetano Bruno), che promette loro una carriera ‘alla Anna Tatangelo’, e soprattutto di un medico chirurgo Alfonso Fasano (Peppe Servillo), che svela una verità a loro sempre taciuta: non sono affatto indivisibili. Inizia così un percorso alla ricerca della libertà e un confronto tra due anime completamente diverse: una più conservativa, timorosa, che non vuole separarsi dalla sorella, unica fonte di sicurezza e amore; l’altra estroversa, coraggiosa, testarda, vuole vivere a pieno la sua femminilità.

Viola e Dasy sono due schiave: schiave di una famiglia che le sfrutta, schiave di una comunità religiosa malata e marcia, divisa tra rituali pagani e folclore e capeggiata da Don Salvatore (Gianfranco Gallo), un prete avido, meschino, che collabora con la famiglia e si occupa dell’evangelizzazione degli immigrati che popolano Castel Volturno, aizzandoli con i suoi sermoni pronunciati come se fosse una rock-star. Il percorso che porta le due ragazze alla liberazione è una vera e propria via crucis: un cammino di umiliazione e sofferenza, un passaggio nella povertà morale e reale, nella bruttezza di un mondo barbaro fatto di menzogne e sfruttamento.

Angela e Marianna Fontana, gemelle e cantanti anche nella vita, reggono brillantemente il ruolo loro affidato, la forza del film è quasi interamente sulle loro spalle. Regalano un’interpretazione memorabile, commovente, straziante. Indivisibili parla dell’amore tra due sorelle, divisibili nel corpo ma indivisibili nel cuore e nell’anima, di quell’amicizia e complicità che nasce solo dal condividere lo stesso sangue. La pellicola è recitata quasi nella sua interezza in dialetto napoletano, seguendo le scelte ipernauralistiche e iperrealiste di De Angelis. Le musiche arabeggianti di Enzo Avitabile sono il coronamento di questo piccolo gioiello del cinema italiano.

Indivisibili è un film di contrasti: due gemelle dal carattere completamente diverso, un rapporto tra le due fatto di amore ma anche di frustrazione, gelosia, sopportazione; un contrasto tra la bellezza delle terre campane e la miseria che vi ci si nasconde; tra la crudezza della realtà e l’onirico che emerge sapientemente dalla regia di De Angelis e dalla fotografia Ferran Paredes. De Angelis ha detto:

«La Campania è da sempre una calamita di storie, un faro per l’immaginazione. Rappresenta tutto quello che c’è di bello e di brutto al mondo, e lo contiene nello stesso metro quadrato. La compresenza di bellezza e bruttezza ti permette di realizzare una sintesi visiva che rappresenta la vita in maniera piuttosto esaustiva: c’è spazio per entrambe anche in un unico fotogramma.»

Come ha detto il critico Claudio Trionfera, Indivisibili è un film da vedere perché è «un film che spezza l’andare di un cinema italiano a volte un po’ esangue e ripetitivo» e sta «in una dimensione sospesa tra la limpidezza del cinema come arte e la materia cruda, la bellezza assoluta e l’orrore del disagio».

Studio filosofia all'Università di Padova. Adoro leggere, scrivere, viaggiare, Kant, ma solo due volte mi sono davvero innamorata: la prima, quando sono salita su un palcoscenico per il primo spettacolo e ho deciso che avrei trascorso la mia vita in un teatro; la seconda, quando ho messo piede al festival del cinema di Venezia. Amo lasciarmi emozionare e turbare da quello che vedo, amo cercare il senso delle cose, delle azioni, delle parole. Come diceva De Filippo: "Il Teatro (e il Cinema, aggiungo io) non è altro che il disperato sforzo dell'uomo di dar un senso alla vita".