Informazione: mancanza di profondità?

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Come vincere l’indifferenza e la piattezza dell’informazione? Riappropriamoci del gioco dell’esplorazione e scopriremo che “ogni cosa porta scritto più in là”.

Attraverso quali strumenti osserviamo e giudichiamo la realtà che ci circonda? La potenza dei moderni organi di informazione ci permette uno sguardo ampio e diversificato, ma, nonostante le grandi possibilità a nostra disposizione, spesso la vita, specialmente nel caso dei giovani, si riduce a mera indifferenza, disinteresse. Perché?

Citando l’assai tedioso Anselmo Paleari di pirandelliana memoria (Il Fu Mattia Pascal), ognuno di noi possiede un personale sentimento del vivere, una luce, un lanternino che ciascuno porta con sé acceso; “un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che projetta tutt’intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l’ombra nera, l’ombra paurosa che non esisterebbe, se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo pur troppo creder vera, fintanto ch’esso si mantiene vivo in noi. Spento alla fine a un soffio”. Ci aggiriamo nel nero più assoluto, come lo spazio che ci accingiamo a conquistare, a volte soli, incerti delle ombre che ci si proiettano vicino, a volte infervorati, seguendo i “lanternoni”, le grandi ideologie, alimentate dal sentimento collettivo, destinate anch’esse, però, a crepitare, singhiozzare e infine sparire, lasciando tante lucciole sparpagliate in un fondale oscuro, capaci solo di scontrarsi tra loro, “come le formiche che non trovino più la bocca del formicajo”. È lo scenario degli uomini del nostro tempo: c’è chi corre, chi cammina, qualcuno si ferma frastornato, chi inciampa, chi striscia, chi simula, qualcuno si arrende, altri combattono, chi va di qua, chi va di là, alcuni semplicemente non sanno che fare, altri si disinteressano di tutto e di tutti, chi cerca di costruire fondamenta sulla sabbia, chi torna indietro, chi ha perso la via, chi crede di averla trovata. Gran buio e gran confusione! L’uomo incede, in balia di un relativismo dilagante, per cui tutto dipende dai bagliori che il vetro colorato del nostro lanternino riesce a ricreare, vani riflessi di un gran mercante di illusioni. È la società.

Ci viene particolarmente efficace per tratteggiare il dramma dell’uomo moderno ciò che Sant’Agostino scrive nelle Confessioni: “et relinquunt se ipsos”, ovvero si dimenticano di sé e della propria interiorità. Non è forse questo ciò che il pubblico chiede all’informazione di oggi? Poter dimenticare le preoccupazioni del lavoro, della scuola, dei problemi familiari, della malattia, del paese, delle tasse troppo alte da pagare. Dimenticare. Distrarsi.

In una realtà del genere, quale ruolo assume il giornalista? Può limitarsi ad essere un semplice informatore distaccato, un mero osservatore capace solo di riportare fatti ed eventi di relativo interesse? Oppure dovrebbe assecondare il desiderio del pubblico, edulcorando le verità scomode, addolcendo la notizia, subordinando la leggerezza del futile all’approfondimento? O non dovrebbe, forse, divenire il paladino del reale? Uno scrutatore attento, che punti al cuore delle cose, che scavi in profondità, mosso dalla certezza che il reale esprima un “di più”. È insita nell’uomo una curiosità quasi infantile, il desiderio di stupirsi di fronte alle meraviglie del mondo, l’inevitabile spinta ad esplorare. Il giornalista di oggi dovrebbe avere uno sguardo simile al bambino che per la prima volta gioca con una matrioska.

Vi è mai capitato? Un insieme di bambole di legno dipinto di formato diverso. Ogni pezzo ne può contenere un altro: all’interno della bambola più grande ne è racchiusa una di dimensioni inferiori, dentro la quale è posto un pezzo ancora più piccolo e così via, finché non si arriva all’ultimo frammento, quello che non è più possibile aprire: il seme. Un gioco così semplice diventa così una continua scoperta: ogni pezzo ne può contenere un altro e nessuno sa quando arriverà il seme. Così è la vita: ci sono più livelli. Possiamo fermarci all’apparenza e cogliere solo una parte, oppure possiamo indagare, esplorare, andare a fondo e scoprire che dentro ad un contenitore ce ne sta un altro e all’interno di quest’ultimo un altro ancora. Insomma scoprire che la realtà ha mille sfaccettature meravigliose che spesso non cogliamo a causa del nostro sguardo superficiale.

All’informazione, dunque, spetta il compito più arduo. Di fronte alla monotonia di un mare piatto e infinito di notizie e opinioni nel quale lo spettatore indifeso non può fare a meno di annegare, il giornalista deve suscitare domande, l’onda, il brivido, l’uragano, quella forza prorompente che è in tutti noi: la curiosità. Perché tutto, citando Montale, “porta scritto più in là”.

Noi, giovani di oggi, dobbiamo riappropriarci della nostra sete di conoscenza. Non possiamo accontentarci del reale come ci viene presentato, dobbiamo andare alle sue fondamenta. Esplorare.

Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.