Internet e verità

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Abbiamo una nuova occasione per interrogarci sull’uso che facciamo di internet. Ci viene gentilmente offerta da un fatto di cronaca: Amina, la blogger lesbica che era diventata il simbolo della lotta per i diritti civili in Siria. Sequestrata dai servizi segreti aveva simpatizzanti in tutto il mondo. Le prime pagine dei giornali (il Guardian, il tWashington Post, il Corriere della sera, i Giornali con la maiuscola insomma, non la stampa minore…) le hanno dato spazio, su FB sono nati gruppi di solidarietà, sono state organizzate alcune manifestazioni di piazza. Ebbene, tutto falso: la blogger era in realtà un certo Tom McMaster, quarantenne della Georgia, che mentre la fantomatica Amina era in mano ai suoi fantomatici sequestratori era in vacanza in Turchia con la moglie.

Altro caso: dicembre 2009, Massimo Tartaglia colpisce il premier Silvio Berlusconi al volto con una statuetta del duomo di Milano. Sorgono subito gruppi di solidarietà ai due protagonisti della vicenda, numerosi quelli per l’aggressore, ancora più numerosi quelli per l’aggredito. Ma la cosa è losca, perché uno dei gruppi FB pro-Berlusconi in un giorno solo acquisisce più di 300.000 fans. C’è qualcosa sotto, come segnalano alcuni che si ritrovano in questi gruppi senza avervi mai aderito. E infatti è così: qualcuno ha preso altri gruppi facebook (aste on line, gruppi a sostegno dei terremotati dell’Abruzzo e simili) e gli ha cambiato il nome. E’ stato Salvatore Cobuzio, un informatico siracusano di 31 anni che ha voluto dimostrare così alla gente quanto sia facile manipolare le informazioni sulla rete (a tal fine ha scritto anche un romanzo intitolato Il testamento di Salvatore Siciliano).

E ancora: l’intoccabile Wikipedia. Prendiamo come oro colato ciò che vi leggiamo. Ma andate a visitare le pagine su qualche argomento che conoscete bene: troverete imprecisioni, imperfezioni, mancanze, opinioni non supportate da fonti o ragioni adeguate.

Insomma, la facilità di accesso alle informazioni su internet e l’abbondanza di notizie, curiosità e commenti rischia di farci perdere di vista ciò che è vero. O, peggio, di spingerci a crearci convinzioni od opinioni che sono basate sul nulla. Come reagire? Che fare? Una via possibile è quella di evangelica memoria: se non vedo non credo. Via pericolosa. Quante delle cose che crediamo/pensiamo sono basate sulla fiducia! E quanto poche sono le cose che possiamo verificare personalmente! Non si può certo pretendere che ognuno ripercorra nella sua breve vita la plurimillenaria storia della conoscenza…

L’altra via è quella della maturità: sviluppare un senso critico, studiare, riflettere. Spegnere a volte il pc e parlare con le persone. Trovare le proprie fonti della conoscenza, confrontare le opinioni (soprattutto quelle affidabili e ponderate) e sposare quelle più fondatamente convincenti. Costruire quella che gli antichi chiamavano sapienza e che non è semplicemente un cumulo di dati e notizie, ma una visione del mondo. Via ardua e faticosa, ma alla portata di tutti. A chi può essere un sapiente non perdoniamo di non esserlo, diceva qualcuno. Parole sante.

(Ora c’è un problema però. A me crederete? Sono veramente io che scrivo, in carne e ossa, è tutto vero, vi prego, credetemi, non sono una ragazzina cinese di 15 anni col piercing al naso e i capelli blu…)

 

Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.