Io che mi guardo dentro

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Dove nasce la parola IO? Sembra una domanda banale, dalla risposta scontata ma non è così… Non è così perchè le sorgenti dell’IO non si vedono, non si possono vedere. L’IO nasce dalla nostra intimità, da quel luogo che si trova molto dentro ognuno di noi e che non è immediatamente raggiungibile, anche perchè gli occhi non lo possono vedere. Bene diceva Antoine de Saint-Exupery in quel capolavoro di libro che è Il piccolo principe: “L’essenziale è invisibile agli occhi“. L’intimità, questa sconosciuta… Perchè è così difficile trovare le sorgenti del nostro “io“,  che poi sono anche le sorgenti dell’amore e dell’amicizia? Forse perchè la nostra intimità dorme… O meglio, a dormire è la capacità di incontrare noi stessi, di rimanere da soli con noi stessi. Senza che ce ne rendiamo conto più di tanto, le nostre giornate scorrono veloci tra rumori, parole, frenesie, emozioni forti e coinvolgenti; e l’intimità, questo luogo dove possiamo incontrare noi stessi rimane lontano, molto lontano… E senza incontrare noi stessi, difficilmente riusciremo ad incontrare gli altri; ci staremo accanto, ci staremo assieme, ma non li incontreremo, anche quando sembrasse non esserci nessuna distanza fisica. Oggi ci si muove molto sulla superficie, le relazioni sono molto fragili perchè non hanno radici. O meglio, le hanno le radici, ma sono corte, non scendono in profondità. Basta una folata di vento (non sento più nulla per te…) ed esse si spezzano. E’ più facile rimanere in superficie, è meno faticoso. Ma il prezzo da pagare è che è diventato tremendamente difficile capire i sentimenti di chi ho davanti, anche se essa è la persona che sono convinto di amare. In ognuno di noi c’è un “dentro“. Un dentro invisibile ma che dà consistenza alla nostra identità. Un dentro che dovrebbe contenere il nostro tesoro, quell’IO unico e irripetibile che è ognuno di noi. Un tesoro da coltivare, da difendere, a tutti i costi, se si vuole vivere un’esistenza felice e piena di senso. L’alternativa è una vita vuota, in cui l’apparire (sono felice perchè finalmente anch’io ho l’i-Phone…) prevale sull’essere (sono felice perchè mi accetto e mi amo così come sono…). Una vita condotta con il terrore di fermarsi un momento e di guardarsi dentro… e di scoprire che la propria abitazione – quella che è ognuno di noi – è tremendamente vuota. Un amico, tempo fa, mi diceva: “I ragazzi, oggi, non si fanno tante domande sul senso della vita, sulla loro identità, sul loro futuro. Vanno avanti solo a forza di emozioni. Quelle domande se le pongono solo  se incontrano lungo la loro strada la sofferenza. Allora, forse…” Forse è vero. Quando soffri sei come costretto a rimanere solo con te stesso e allora è più facile scoprire il vero senso della tua esistenza. Ma è proprio necessario arrivare a soffrire tremendamente per trovare il tesoro che è in ciascuno di noi? Non si può scoprire la propria ricchezza interiore anche senza il bisogno di passare per la sofferenza? Oggi è molto difficile, è vero, perchè si vive in uno stato di perenne “stordimento emozionale”. E’ molto difficile, sì… Ma siete d’accordo che non è impossibile?  

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.