Io non c’ero

2

Io non c’ero quando il 16 Ottobre del 1978, il Papa polacco cominciò  a stupire il mondo affacciandosi dal balcone della Basilica di S.Pietro. “Se mi sbaglio mi corrigerete”. Non potei sussultare di sorpresa all’udire queste inusuali parole papali, dal momento che non ero neppure nato (e certamente non posso farmene una colpa).

Io non c’ero quando Piazza S.Pietro e tutto il mondo vibrò nel proprio intimo: “Aprite, spalancate le porte a Cristo!”, recitato con un irripetibile compromesso tra autorità e mitezza, diretto ad un uditorio pressoché universale, dal contadino al capo di Stato, senza alcuna distinzione.

Io non c’ero quando il mondo cattolico si sentì al sicuro tra le braccia forti di quel pastore, mentre issava in alto il bastone col crocifisso, suo vessillo, quasi fosse un eroe materializzatosi da un mitico passato.

Io non c’ero quando le piazze di mezzo mondo si riempivano all’inverosimile, osannanti verso la loro guida spirituale che non offriva né cibo, né oro, né ricchezza, ma Speranza; una Speranza che attraversa, per poi trascenderlo, il piano temporale.

Soffusi ricordi mi proiettano nella memoria immagini di quel Papa in vita: curvo e debole, biascicante parole che stentavo comprendere anche soltanto nel loro contenuto letterale, per non parlare di quello contenutistico. E non comprendevo tutta quell’apprensione generale quando si concretizzò come imminente la sua fine. Mi dispiaceva, ma non riuscivo ad identificarmi nel profondo dolore degli adulti che mi attorniavano.

I giorni che precedettero la sua morte, furono costellati dalla proiezione di video sul suo pontificato, documentari, testimonianze, ricordi.

Avevo poco più di dieci anni, e la mia maturità, più che acerba, si stanziava allo stato di gemma che si allunga in germoglio. Eppure, quel tanto di lucidità fu sufficiente a farmi apprezzare lo sguardo retrospettivo sul pontificato in dirittura d’arrivo. Frequentavo da poco le scuole medie,  il modesto carico scolastico e la spensieratezza caratteristica di quegli anni mi consentirono di spendere parecchie ore della mia giornata, eccezionalmente, davanti al teleschermo: inizialmente la curiosità fungeva da catalizzatore ma successivamente, successivamente…

E risi al “mi corrigerete” e vibrai allo “spalancate!” e così via per tutte le tappe di cui solo in quel momento andavo acquisendo consapevolezza. E rivissi tutti quegli anni che, in parte non avevo, vissuto completamente e in parte non avevo potuto cogliere con lucidità.

La sera della sua morte ero in apprensione come tutti coloro che mi stavano attorno e,  al fatale annuncio da tempo tristemente attesto, sparsi quelle che, probabilmente, erano le mie prime lacrime consapevoli: quelle che gocciolano dal cuore, e non dal dolore per le sbucciature di ginocchio o per l’infantile rammarico di un giocattolo rotto. Mi ritrovai a piangere per una persona che avevo appena conosciuto.

Gli anni sono trascorsi, e la mia età è cresciuta assieme a loro. Ho potuto conoscere meglio Giovanni Paolo II, attraverso altri video e, soprattutto, mediante la lettura dei suoi scritti: e adesso lo posso sentire davvero vicino, e posso dirgli “Grazie”, infinitamente, pur senza averlo mai conosciuto direttamente.

E’ questa la peculiarità di chi produce beni spirituali, i cui effetti non subiscono il limite dello spazio, del tempo e della quantità, come quelli materiali,  ma si irradiano a dismisura, nel tempo, nello spazio e nella quantità, finché ne duri la memoria, sempre maggiori proporzionalmente alle persone che ne beneficiano.

Io non ci sarò neppure per la sua canonizzazione, purtroppo; gli impegni scolastici, aumentati nel frattempo, me lo impediscono. Eppure il mio “Grazie” si potrà unire ugualmente a quello di milioni  e milioni (miliardi?) di persone, a S.Pietro e in tutto il mondo. Un “grazie” la cui eco si propagherà all’infinito negli anni…

 

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.