Io, protagonista consapevole / 2

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Eccovi la seconda parte dell’articolo iniziato qualche giorno fa. Ci eravamo lasciati con l’idea che spesso oggi la ragione viene surclassata dal dominio del cuore, che ci spinge a cercare spesso emozioni forti… Circa due mesi fa alla tanto scontata quanto stupita domanda rivolta ad un mio coetaneo: “Perché l’hai lasciata?”, questi mi rispose semplicemente, quasi con noncuranza: “Eravamo insieme da tre mesi, non mi ero ancora innamorato e quindi mi sembrava inutile proseguire la nostra relazione”. Questa risposta, che ad una più accurata ed approfondita riflessione mi ha lasciato estremamente perplesso, mostra uno degli errori più diffusi tra noi giovani (e la cui divulgazione è dovuta in larghissima parte alla “cultura dell’amore” espressa nella letteratura moderna e nel cinema): quello di concepire l’amore, il più elevato e nobile sentimento che possa intercorrere tra due persone, come una cosa immediata, quasi scontata dopo un determinato periodo trascorso insieme e che viene molto spesso identificato con la passione. E’ assolutamente necessario porre una netta distinzione tra i due tipi di sentimento. Innanzitutto mentre l’amore implica sempre (o quasi) passione tra le due persone coinvolte, la passione non sempre determina in seguito la nascita dell’amore; inoltre mentre la passione trova solitamente la sua origine unicamente nel cuore, che, spinto talvolta da attrazione fisica, genera tale sentimento, l’amore nasce solo dopo una lunga conoscenza, dalla condivisione dei valori portanti nella vita, di principi che guidino il percorso della coppia, il cui rapporto deve essere fondato su una vera e propria amicizia capace di non lasciarsi abbattere dalle difficoltà. Giovanni Paolo II, riferendosi all’amore coniugale (tale definizione tuttavia vale per l’amore in generale, anche naturalmente quello amicale), affermava: “ L’amore (sponsale) deve essere innanzitutto un amore di amicizia, cioè volere il bene uno dell’altro”. L’amore, perciò, si rivela essere il fondamento reale della vita di ciascuno e, come già precedentemente affermato, il sentimento più bello e nobile che possa unire due persone. LA STRAORDINARIETA’ NELL’ORDINARIETA’ Trovo perciò estremamente deplorevoli i tentativi da parte della maggioranza delle persone dello spettacolo, o dei personaggi illustri di qualsiasi ambito culturale e non, di svendere in tutti i modi l’amore, identificandolo con la passione o mostrando come sia impossibile amarsi realmente, svendendo a loro volta le sue manifestazioni più belle: il bacio e l’atto sessuale. In particolare il primo viene considerato con troppa superficialità, anzi, viene sottoposto quasi ad un abuso per quanto viene utilizzato. peanuts2px3.jpgSoprattutto in campo cinematografico e letterario fioccano le storie romantiche tra protagonisti che talvolta non trovano alcuno sbocco e che rispecchiano questa sorta di “vivacchiare” che contraddistingue noi giovani, perennemente alla ricerca di un evento che faccia emozionare, e che molto spesso dimentichiamo la bellezza delle cose ordinarie, che di questi tempi sono le vere azioni straordinarie.  Cosa c’è, infatti, di più straordinario di un bacio, di un gesto che manifesta esplicitamente l’amore di due individui, dell’amore dell’uno verso l’altra (e viceversa)? O cosa c’è di più bello di un sorriso che, se viene rivolto ad un’altra persona al momento opportuno, è capace di modificare in meglio la giornata di entrambi? Penso che non vi sia nulla di più meraviglioso, e nonostante questo tali azioni sono continuamente proposte e riproposte, talvolta anche volontariamente in contesti errati o ambigui, quasi a volerne deturpare l’insita bellezza. E’ perciò veramente necessario smettere di lamentarsi, come invita a fare Jovanotti nel singolo “Fango”, e tentare di impegnarsi per migliorare noi stessi, coloro che ci stanno vicino, e l’intera società, cessando di cercare continuamente alibi che giustifichino la nostra mancanza di volontà nella lotta e nel conseguire grandi obiettivi. E’ necessario cioè passare da essere artefatto, prodotto della società, comparsa inconsapevole, ad artefice, fautore della propria vita, protagonista consapevole.