Iraq, ritrovata la città perduta di Alessandro Magno

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Gli “Indiana Jones” londinesi hanno riportato alla luce l’avamposto greco attraverso l’utilizzo dei droni.

A 2300 anni di distanza, una squadra di archeologi del British Museum ha annunciato il ritrovamento di Qalatga Darband, l’antica città perduta di Alessandro Magno, l’uomo la cui fama si estese fino ai confini del mondo. Sepolta da secoli di detriti nel Kurdistan iracheno, Qalatga Darband (nome che potrebbe tradursi come “castello del passaggio di montagna”), è situata nella provincia di Sulaimaniya, sulle rive del lago artificiale Dokan, formatosi nel 1959 dopo la costruzione di una diga sul Piccolo Zab, affluente del fiume Tigri. Si tratta di un avamposto greco fondato intorno al 331 a.C., in quella che un tempo era la Mesopotamia. Essa costituiva un importante punto d’appoggio per i mercanti e i soldati in transito fra Iraq e Iran. L’insediamento è stato costruito dall’esercito di Alessandro Magno, mentre il condottiero macedone inseguiva il nemico Dario III di Persia, precedentemente sconfitto nella battaglia di Gaugamela, nei pressi dell’odierna Mosul.

Lo studio è stato finanziato dall’Iraq Emergency Heritage Management Training Programme, progetto sostenuto dal governo britannico con tre milioni di sterline attraverso il quale gli archeologi britannici addestrano i colleghi iracheni al recupero dei siti danneggiati dall’Isis. Già vent’anni addietro, nel 1996, gli studiosi inglesi avevano rinvenuto i confini di una città scomparsa attraverso l’analisi di alcune fotografie aeree scattate dalle forze militari americane intorno agli anni ‘60. Tuttavia la zona, attraversata da conflitti e instabilità politiche, non permetteva di aprire scavi archeologici. Soltanto adesso, le condizioni più pacifiche del territorio hanno consentito il ritrovamento di questo grande tesoro nascosto dal tempo e dalla guerra.

 

La scoperta è stata possibile attraverso l’utilizzo delle fotografie scattate dai droni, che hanno permesso di esaminare il sottosuolo indicando i punti precisi in cui eseguire gli scavi. Si tratta di una tecnica nuova, fino ad ora mai utilizzata, fondata sull’analisi dei segni dei raccolti agricoli. Il professore John MacGinnis, direttore dell’Iraq Emergency Heritage Management Training Programme, spiega al Times di Londra: «Nei punti in cui ci sono mura sotterranee, il grano non cresce bene come altrove, per cui si notano diversità di colori nelle coltivazioni.»

L’indizio che ha condotto i ricercatori all’identificazione di Qalatga Darband è stato il perimetro di un edificio rettangolare. Nel corso delle prime indagini sono stati recuperati oggetti di vario tipo risalenti al periodo ellenistico, monete, tegole di tetti e varie presse di pietra che servivano alla produzione di olio e vino. «È ancora presto per dirlo, ma pensiamo che fosse una cittadina con una vigorosa attività economica fra l’Iraq e l’Iran. Potete immaginare le persone del tempo fornire vino ai soldati che passavano.» continua il professore McGinnis. Attraverso le immagini aeree e i vari ritrovamenti, è stato possibile ricostruire una “mappa” della cittadina, che al suo interno custodiva monumenti e laboratori. Dopo aver individuato le mura perimetrali, sono state riportate alla luce due statue: un nudo probabilmente identificabile con Adone, figura connessa alla fertilità, e una scultura femminile che potrebbe rappresentare Persefone, dea greca della Terra e dell’agricoltura.

Dato che gli scavi si protrarranno almeno fino al 2020, gli archeologi coltivano la speranza di trovare una testimonianza di linguaggio scritto. D’altronde, come disse il condottiero macedone: «Nulla è impossibile per colui che osa.»

Michela Guidotto

Eternamente in conflitto con l’altra me, vivo sospesa fra la bussola della ragione e le leggi del cuore. L’ardore che provo per Themis mi ha spinta a coltivare gli studi giuridici. Ma, innamorata dell’archeologia e del mondo teatrale, scrivo nottetempo per dar voce alle diverse sfumature della mia identità, in modo da cambiare volto e rimanere me stessa. Tesa a trascendere le barriere del quotidiano, amo viaggiare alla ricerca di nuovi orizzonti, in modo da fotografare impressioni, odori, sapori e interi frammenti di esistenze, attraverso un percorso conoscitivo che si presenta inesauribile.