Irrational Man

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L’eterna lotta tra giusto e sbagliato, ragione e irrazionalità, nella vita di un professore di filosofia in piena crisi esistenziale. Alla ricerca di quel precario equilibrio tra il pensare troppo e l’agire irrazionale.

Un film di Woody Allen. Con Joaquin Phoenix, Emma Stone, Parker Posey, Jamie Blackley. Paese di produzione: Usa. Anno: 2015. Durata: 96 min. Genere: commedia. Prodotto da: Gravier Production, Perdido Production. In sala dal: 16 dicembre 2015. Target: 18+.

Un professore di filosofia, ritiratosi nell’università di una piccola città americana, si trascina stancamente. Mentre una collega infelice e una brillante studentessa sono attratte da lui.

Abe Lucas (Joaquin Phonix) è un professore di filosofia molto conosciuto, brillante scrittore di saggi, abile amatore. Quando si traferisce nel Rhode Island per insegnare al Brailyn College la sua fama lo precede, tutti si aspettano di conoscere un grande personaggio. Invece, arriva un uomo in piena crisi esistenziale. Reduce dalla separazione dalla moglie e dalla morte di un caro amico, Abe non trova più piacere in nulla, né nella filosofia, né nei piaceri sensuali, la sua mente e il suo corpo sembrano annientati da un devastante pessimismo. Gli manca una ragione di vita, qualcosa per cui vivere che riaccenda il suo spirito e il temperamento passato.

Così, comincia il suo corso di etica all’università, stringe amicizia con la brillante studentessa Jill Pollard (Emma Stone), viene corteggiato dalla procace professoressa Rita Richards (Parker Posey), ma nulla di tutto ciò basta per risvegliarlo dal suo torpore nichilistico. Fino a che, del tutto casualmente, non origlia una conversazione in un bar: un giudice corrotto sta distruggendo la vita di una donna, togliendole la custodia dei figli nonostante il padre sia un poco di buono. Profondamente indignato dal fatto che quella donna stia subendo una tale ingiustizia, Abe decide di intervenire. Come un’epifania, realizza che tutti gli insegnamenti di etica kantiana, gli articoli di giornale, le speculazioni filosofiche, non possono nulla contro i soprusi dei potenti, perché l’unico modo di cambiare davvero il corso degli eventi è agire. Perciò Abe, per la prima volta sicuro di sé, decide di uccidere quel giudice, per riportare la giustizia laddove non c’è. E qui l’ironia paradossale di Woody Allen tocca il suo apice: far sì che il suo protagonista ritrovi la voglia di vivere nel togliere la vita a un altro uomo è il trionfo dell’assurdo. Il film, di conseguenza, prende tutta un’altra piega, si trasforma in un giallo dai risvolti imprevedibili. Riuscirà l’irrazionale professore a uccidere il giudice e a farla franca?

La ricerca di un senso è un tema molto caro a Woody Allen, che in questo film sfodera l’artiglieria pesante, mettendo in campo numerosi “mostri sacri” come Kant, Kierkegaard, Heidegger e Arendt, interrogandosi sull’elasticità della morale e dimostrando quanto sia facile piegarla affinché combaci con le nostre convinzioni. Sembra quasi suggerirci – tra le righe, ma non troppo – che pensare faccia male, che la filosofia e il ragionamento razionale siano solo un qualcosa senza capo né coda, che la vita vera risieda nelle azioni e, appunto, nell’irrazionalità.

Infatti, è proprio quella vita passata a speculare su teorie astratte che non hanno nessun riscontro nella realtà – vedi l’esempio iniziale sulla morale kantiana – che ha alienato Abe dal suo stesso mondo, che l’ha reso incapace di godere dei piaceri come l’amore, il cibo e l’amicizia, che l’ha annientato al punto da non temere più la morte. È a questo punto che, irrazionalmente, la morte viene a salvare la vita, la morte di un uomo “ingiusto” serve a riportare in vita un uomo “giusto”, in un vortice in cui vanno a sfumare sempre più i confini della moralità.

Per quanto sia interessante e divertente analizzare i quasi-sempre-nevrotici personaggi creati da Allen, questa volta sembrano,però, un po’ troppo caricaturali. Il professore complicato e tenebroso che fa strage di cuori, l’impeccabile brava ragazza borghese che suona il pianoforte e va a cavallo e che – guarda un po’! – s’innamora dell’uomo sregolato ed estremista, la donna di mezza età infelice che cerca di evadere in una relazione clandestina, insomma una lunga serie di cliché che risultano un po’ bidimensionali e prevedibili, persino il più irrazionale di loro, Abe, risulta scontato nella sua imprevedibilità.

Complessivamente il film, molto intellettuale, squisitamente ricco di citazioni e spunti di riflessioni, appare un po’ lento e scontato. Allen si crogiola nei suoi clichè, sacrificando l’interesse dello spettatore nel tentativo di farne la parodia. Non sorprende, dunque, ma stimola una riflessione più profonda, che non fa mai male. Perciò consigliato a chi ama elucubrare e un po’  meno a chi cerca azione e colpi di scena. Per la complessità delle tematiche trattate e di alcune scene la visione del film  è consigliata ad un pubblico adulto.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".