Italia 2018, tra M5S e Lega

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Vincono i partiti anti-establishment, il Centrosinistra è spazzato via, un governo sembra lontano: quali scenari?

Sono le 3 di notte passate. Arrivano le prime proiezione certe, dopo una nottata frenetica. I risultati hanno del clamoroso: più della metà degli elettori ha scelto partiti ‘anti-estabilishment’ e sovranisti. Lega e Movimento 5 Stelle la fanno da padroni, mentre crolla la sinistra, dal Partito Democratico a Liberi e Uguali.

L’Italia è cambiata e noi (giornalisti), forse, non ce ne eravamo accorti.

Così alle 3.30 Enrico Mentana, stremato dall’ennesima Maratona, commenta i dati in arrivo. Lo scenario che si delinea è fortemente incerto: quasi un bipolarismo tra il Centrodestra unito e il Movimento fondato da Beppe Grillo. Ma andiamo con ordine e ripercorriamo questa intensa serata.

Il primo dato ad arrivare è quello dell’affluenza, che tocca quota 73% e si discosta di appena due punti da quello delle precedenti elezioni. È un dato sorprendentemente alto rispetto alle attese, che smentisce lo spettro di una generale ‘disaffezione politica’, alimentata dalla ‘peggior campagna elettorale di sempre’, come in tanti l’hanno definita.

I primi exit poll delle 23 registrano una situazione abbastanza in linea con i sondaggi delle settimane precedenti al voto. Nel paese soffia un vento sovranista e si respira un’aria ostile al governo uscente. Il Movimento 5 Stelle, dato oltre il 30%, apre le danze delle dichiarazioni con largo anticipo e si presenta davanti ai microfoni già alle 23.25. «Saremo il pilastro della prossima legislatura», tuonano con soddisfazione. Nel frattempo si delinea un derby tra Forza Italia e Lega per la palma di leader dal Centrodestra, mentre dal Partito Democratico filtra un velato pessimismo. Comincia a circolare la previsione di Steve Bannon, consigliere elettorale di Donald Trump, che sulle pagine del Corriere della Sera definisce l’Italia «l’avanguardia del populismo europeo». Una previsione confermata poco dopo dalla prima proiezione dei voti al Senato.

Tra tutti i risultati, il meno sorprendente è forse quello del Movimento 5 Stelle, che tutti davano in forte crescita. La Lega supera di gran slancio Forza Italia, mentre la coalizione di Centrosinistra crolla inesorabilmente. È appena la mezzanotte quando Mentana sentenzia laconico la «sconfitta storica della sinistra». Gli fa eco Marine Le Pen, che dalla Francia esulta per la «notte agitata» che attende l’Europa. Mezz’ora dopo dal quartier generale del Movimento si affaccia Alessandro Di Battista, che annuncia quanto sta per accadere: «se i risultati verranno confermati, sarà trionfo e apoteosi: tutti i partiti dovranno venire a parlare con noi e questa è la miglior garanzia di trasparenza per il popolo italiano». Verso le 2 di notte cominciano ad arrivare le prime proiezioni per la Camera, che confermano i dati del Senato e indicano un trend ormai certo: metà dell’elettorato ha premiato Lega e Movimento 5 Stelle. I risultati si sapranno con certezza soltanto domani nel primo pomeriggio, quando tutti i principali leader hanno fissato le loro conferenze stampa. Nella notte elettorale mancano, infatti, i protagonisti. Renzi, Salvini, Berlusconi, Bonino, Grasso, nessuno parla, nessuno si fa vedere. Soltanto Di Maio compare in un video sui social, mentre esulta e festeggia con i suoi compagni. Si attendono i voti dei singoli collegi uninominali, che sono tanti e potenzialmente decisivi. Ma la notte elettorale è appena cominciata: giornalisti ed opinionisti provano a delineare il ritratto del prossimo governo, politici più o meno abbattuti si avvicinano alla stampa per rilasciare meste dichiarazioni, Mentana prosegue imperterrito con la sua maratona. Mentre scrivo questo pezzo, lontano è ancora il risultato definitivo. Proviamo comunque ad abbozzare qualche considerazione.

Dove va l’Italia? I temi che hanno giocato un ruolo da protagonisti in questa campagna elettorale sono stati sostanzialmente tre: l’immigrazione, l’onestà della classe politica, la sovranità nazionale. A cavalcare queste tematiche sono state le due forze che ora si dividono il panorama politico del paese: Movimento 5 Stelle e Centrodestra. All’indomani del voto scopriamo un’Italia insofferente verso l’Unione Europea, desiderosa, forse, di una maggiore libertà in campo economico. Scopriamo un’Italia meno aperta di come ce l’hanno sempre raccontata, stufa e provata da un fenomeno migratorio che non sembra avere argini. Scopriamo un’Italia profondamente delusa dalla classe dirigente che fin qui ha guidato il paese, tanto da sconfessarla in pieno. Siamo, forse, un popolo più arrabbiato di quanto pensassimo, un popolo che scarica sulla politica le colpe dei propri fallimenti. A tratti populista, a tratti estremista, a tratti disperato, il voto di oggi «rottama» (è il caso di usare, ironicamente, proprio questo termine) gran parte del ceto politico nazionale. Ne è un’esempio Liberi e Uguali, partito formato dei padri nobili e illustri della Sinistra, finito ad annaspare appena sopra la soglia del 3%. Forse già nel 2013 si era intuito che qualcosa stava cambiando e se volessimo descrivere in quest’ottica la legislatura passata, potremmo usare le parole di Aldo Moro: «non si possono ‘accomodare’ situazioni politicamente contorte con false soluzioni e artificiosi strumenti». Il popolo ha scelto il cambiamento netto, il colpo di spugna. E all’improvviso scopriamo di temere il diverso, rivendichiamo d’essere padroni della nostra terra, chiusi piuttosto che aperti, stanchi di promesse che non c’hanno portato alcun reale miglioramento. Rancorosi, credo sia il termine più adatto.

Chi vince e chi perde? È già stato ripetuto più volte, ma vale la pena ripeterlo: vincono le forze anti-establishment. A far notizia non è tanto il risultato del Movimento 5 Stelle, che comunque era dato in forte crescita, quanto quello della Lega, che riesce nella sua operazione camaleontica e diviene il primo partito del Centrodestra, staccando Forza Italia di ben 3 punti. Il partito di Salvini sfonda definitivamente anche al Centro-Sud, ottiene il 10% nella periferia di Roma e al tempo stesso si conferma il più votato al Nord, dove non a caso ottiene la presidenza della regione Lombardia. La coalizione di Centrodestra, grazie al traino leghista, si conferma la prima forza politica del paese, sfiorando nelle ultime rilevazioni il 37%. Se questa percentuale basterà ad ottenere una maggioranza, sarà Salvini a dover proporre il candidato premier della coalizione (guarda caso, se stesso), secondo gli accordi pre-elettorali stipulati con gli alleati. Il vincitore morale di queste elezioni è dunque lui: ha imposto ai suoi avversari e ai suoi alleati la propria agenda politica, ha portato il proprio partito dal 4% del 2013 al 17,5%, superando per la prima volta Forza Italia, è l’erede di Berlusconi alla guida del Centrodestra. Tra i vincitori non possiamo non annoverare anche il Movimento 5 Stelle, che sfiora il 33%, divenendo la prima forza politica del paese. Un voto di protesta? Senza dubbio il Movimento ha saputo raccogliere gran parte del malcontento dell’elettorato italiano (per ammissione dello stesso Grillo), ma negli ultimi mesi ha saputo porsi sempre più come forza di governo, nonostante la giovane età e la scarsa esperienza dei propri candidati, accantonando molte delle sue posizioni più estremiste. Il vero colpo da maestro in questo senso è stata la presentazione anticipata della squadra di governo, una strategia di ‘marketing politico’ che ha dimostrato di avere gran presa sull’elettorato. Ad uscire nettamente sconfitto da questa consultazione elettorale è il Centrosinistra, che – vale la pena ricordarlo – governava il paese ininterrottamente dal 2011. Tanto il Partito Democratico quanto Liberi e Uguali hanno pagato la tendenza ad associare i problemi del paese ai suoi governanti. Per la Sinistra arriva un crollo tutto sommato previsto, anche se non con questi numeri, che hanno dell’incredibile. In sordina, dietro le quinte, si nasconde Forza Italia, rannicchiata in uno striminzito 14%. Nella sua smania di protagonismo, Berlusconi non ha ripetuto il miracolo del 2013 e forse si è reso complice dello scenario peggiore: rischia di portare al governo l’estrema destra. Se così fosse, i veri sconfitti sarebbero gli italiani.

Quali scenari per il dopo voto? È molto difficile a dirsi, vista l’assenza dei dati definitivi. Sarà molto importante sapere i risultati nei singoli collegi uninominali per capire su quanti seggi potrà effettivamente contare ogni forza politica. Quasi sicuramente si andrà verso una nuova ‘geografia del voto’, con un Centro-Nord che preferisce il Centrodestra e un Sud che di fatto traina il Movimento 5 Stelle (che in certe zone del Meridione arriva a sfiorare il 47%). Come si evince dalla mappa qui sotto, il Centrosinistra (in verde) è praticamente scomparso, anche in quelle regioni a trazione ‘rossa’ come Emilia Romagna e Toscana.

Se la coalizione di Centrodestra riuscisse ad ottenere alcuni collegi uninominali al Sud, allora si potrebbe ipotizzare un governo. Questo è al momento lo scenario più probabile. Nella peggiore delle ipotesi potrebbe esserci un governo ‘di scopo’ (e dunque di vita breve), con l’astensione del Partito Democratico. Nelle prossime ore, sarà interessante capire cosa accadrà all’interno di quest’ultimo. Data la pesante sconfitta, la posizione di Renzi è in bilico e potrebbero esserci delle spaccature. Di fatto, sembra delinearsi una situazione di stallo tra Movimento 5 Stelle e Centrodestra. Tra questi due poli, il Partito Democratico potrebbe rappresentare l’ago della bilancia e dunque essere decisivo per la formazione di un nuovo esecutivo. Ma non è questa l’unica ipotesi. In tanti in queste ore si chiedono della fattibilità di un accordo tra Movimento 5 Stelle e Lega. Se da un lato è vero che le due forze unite superano il 50% dei consensi, è anche vero che l’abbandono immediato della coalizione di Centrodestra da parte della Lega è difficile da prevedere. La Lega, infatti, governa in tutte le regioni del Nord Italia con il sostegno di Forza Italia. Tuttavia, questa ipotesi rimarrebbe la più coerente dal punto di vista dei programmi e dei valori. Non è una novità che Lega e Movimento 5 Stelle condividano molte posizioni, soprattutto per quanto riguarda l’Europa e la sovranità nazionale.

Domani dopo mezzogiorno il quadro si andrà chiarendo, con i dati certi del voto e le dichiarazioni dei vari leader. La competizione post-elettorale è, di fatto, già iniziata, con il Centrodestra e il Movimento 5 Stelle a reclamare la palma di vincitori. A chi dei due litiganti il Presidente della Repubblica deciderà di affidare l’onere di formare un governo?

Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: «Che fai tu Luna in ciel?». È lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.