Italy in a day- un giorno da italiani

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Regia: Gabriele Salvatores. Paese di produzione: Italia, Regno Unito. Genere: documentario. Anno: 2014. Durata: 75 min. Interpreti: 627 italiani da 0 a 104 anni. Target: 14+

“Queste luci non sono la salvezza. Questa è la salvezza, questo suono è la salvezza, questa oscurità.”

La telecamera passa dalla lontana luminosità urbana al frastuono dolcissimo del mare notturno. E’ la notte di sabato 26 ottobre 2013: è così che inizia Italy in a day.

Nato da una coproduzione di Gabriele Salvatores e Ridley Scott, che aveva già diretto nel 2010 l’esperimento Life in a day, il documentario raccoglie e racconta le storie italiane di quell’unica giornata ottobrina. Con una tentacolare campagna pubblicitaria sulle reti rai e sul web, si sono raccolti più di 44.000 filmati amatoriali per un totale di 2.200 ore di girato: i 75 minuti di film risultanti sono stati per mesi il faticoso lavoro del regista, il quale ha riassunto virtuosamente un’eterogenea, domestica pluralità.

Ci si aspetta poco, da un film di italiani. I bambini andranno a scuola, sì, gli adulti in ufficio, sicuramente l’intervallo dei pasti, poco altro. E invece, ad ascoltare l’esercito di voci e di luoghi, riscopriamo un Paese che ha ancora tanto da dire, che sa rendere arte anche le sue più ingenue cronache giornaliere.

Anche se infastidisce la voglia di mettersi in mostra da parte di alcuni anche in situazioni molto intime, Salvatores riesce a realizzare un collage unico, autentico, che percorre, leggero, lo srotolarsi del tappeto che è la vita che scorre. Così la notte degli insonni, dei marinai, di Luca Parmitano che quotidianamente ammira sedici albe e sedici tramonti, si trasforma in raggio di sole sui volti dei neonati, della ragazza che si filma da sotto le coperte e, nella noia del risveglio, pensa alle infinite possibilità racchiuse in quelle lenzuola e pronte a sprigionarsi in un nuovo giorno. Ragazzi che si amano, qualche nonno, rara la tristezza dei disoccupati, le scuole di ballo, il parapendio, la bici, padri che russano, cervelli nostalgici trapiantati all’estero, la prima guida di una neomaggiorenne, un medico fiero di esserlo, una signora che fa ginnastica in balcone, i grandi interrogativi dei piccoli, un parto in diretta. Un dosaggio esatto, delicato, del dolce e dell’amaro; si saltella di stupore in commozione, di viaggio in viaggio.

Con estremo rammarico di chi guarda, si fa lentamente, nuovamente sera.

Come una canzone, di questo film ciascuno ricorderà un brano diverso, e nel parlarne con occhi emozionati a chi non l’ha visto si finirà per svelarlo tutto. I più tecnici si dilungheranno nel descrivere questo narciso processo tecnologico responsabile non solo della creazione del lungometraggio, ma anche della pozza digitale in cui ciascuno, nolente o dolente, bagna o bagnerà i piedi. I patriottici prenderanno una boccata d’aria fresca proclamando c’è speranza, c’è ancora speranza. I sognatori sogneranno più forte del solito, bisbiglieranno felicissimi: guardalo, è troppo bello. Si piangerà, probabilmente, per una volta di gioia.

Si scoprirà che siamo tutti italiani, tutti umani, e che questa penisola caciarona, che ha ancora la forza di essere buona, non la troveremo da nessun’altra parte del mondo; che anch’essa, sia pur ricoperta dei suoi storici difetti, è soggetta ogni giorno al miracolo della vita, troppo immenso, troppo vasto per non essere contemplato con meraviglia.

 

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.