Jack Whyte e le Cronache di Camelot

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Questo grande autore scozzese ha scritto principalmente due saghe, entrambe storico-fantastiche: Le Cronache di Camelot ed Io, Lancillotto, entrambe rivisitazioni in chiave storica dei miti arturiani. Nell’opera di Whyte, infatti, Camelot non è che l’ultimo baluardo di romanità in una Britannia sempre più invasa da Sassoni e Normanni. Merlino, il celebre mago, in realtà non è che Caio Merlino Britannico, l’ultimo di una stirpe di senatori romani, ed Artù è frutto dell’unione dei due popoli Romano e Celtico.

Questa interpretazione, supportata da una proprietà di linguaggio ed un vivido realismo veramente eccezionali per un romanzo storico, mi è sembrata oltremodo interessante, perché possiede una profondità di pensiero non indifferente nel presentare da questa angolazione così insolita il tema della ritirata delle armate romane dalle province esterne; l’argomento del crollo delle convinzioni romane più profondamente radicate, è stato raramente trattato dal punto di vista etico. Questo fatto, insieme con la scissione dell’Impero in Orientale ed Occidentale, è stato, a mio parere, un forte sintomo premonitore dell’indebolimento e della successiva caduta dell’Impero Romano. Il fatto che si sia dovuto aspettare il 1453 (anno della presa di Costantinopoli da parte dei Turchi Ottomani) per la sua completa distruzione non è, probabilmente, molto rilevante, in quanto nell’Impero d’Oriente si era ormai persa, proprio dalla presa di Roma, ogni barlume della dignitas che per secoli aveva differenziato i Romani dal resto del mondo.

Questi sentimenti, della dignitas perduta e della coscienza della barbarie a cui lascia il posto la ritirata romana, in Whyte è chiarissimo, oserei dire lampante, perché nel descrivere la nascita di questa piccola colonia, Camelot, fino al suo diventare la capitale della Britannia arturiana, queste emozioni affiorano con grande chiarezza e vividezza.

Il mio giudizio su quest’autore e particolarmente sul suo secondo libro, La Spada che Canta, è senz’altro positivo, quasi entusiastico per la grande abilità di questo scrittore nel diventare il progenitore di un nuovo genere, il romanzo psicologico-storico.

 

Cogitoetvolo