Je suis le bas-relief: lo scempio e la bufala.

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Il bassorilievo forato per il condizionatore: l’indignazione italiana, “invano”.

Se c’è una cosa che l’Italiano medio sa fare bene è levare la sua ira contro l’ingiusto. Non appena sente il prurito dell’iniquo, sfodera, con gran ribrezzo,  le parole schifo e vergogna per definire l’imbroglio, saltandolo a piè pari una volta finito lo sfogo.

E’ successo a Roma, la Mamma d’Italia che, secondo una foto girata nel web in questi giorni, sarebbe stata deturpata nel modo più irrispettoso (e schifoso, e vergognoso) possibile: un suo bassorilievo forato per lasciar passare il condotto di un condizionatore. L’orrore dei difensori della cultura si è scatenato contro i membri del Comitato Olimpico Italiano, i cui uffici si trovano nel Foro Italico, edificio somigliante a quello fotografato.
Gli insulti al Coni e all’Isef, alle istituzioni e alla loro assenza, all’arte nazionale così sbeffeggiata… e intanto il palazzo era a Mosca.

Lo testimonia il servizio mandato in onda dalla tv russa che inquadra a scanso d’equivoci il “luogo del delitto”.

Scherzavo, scherzavo, figuriamoci; era molto simile, ma non esattamente identico; e poi siamo a Roma, chi si permetterebbe mai un simile scempio nella Città eterna! E, tirato un sospiro di sollievo, si rifugia nel grande spavento, nell’immenso amor patrio.

E Mosca? I grandi appassionati d’arte non saranno forse meno indignati per le vergogne estere? Il bassorilievo non ha sempre il suo valore educativo, anche fuori dalla porta di casa nostra? Ora che non è romano non c’è più da battersi il petto? Non le vendiamo le magliette con scritto “Je suis le bas-relief”? Faceva anche rima, sarebbe stato poetico. E i cortei, e l’indignazione, che fine fanno?

Je suis le bas-relief.
Sono io il bassorilievo.

Sfigurato, offeso, difeso per sbaglio, dimenticato. Pare una scena di Natale, tra cugini: ricevono lo stesso regalo, uno dei due si rompe, si piange e si strilla finché non si scopre che non è il proprio.  Il potere consolatorio del “c’è chi sta peggio”.

Sono io il bassorilievo forato dal menefreghismo, dal “ne abbiamo già tanti di problemi, ci manca solo l’arte russa”, dai Ponzio Pilato dell’ “ognuno per sé, Dio per tutti”.

Non andiamo a coccolarli, i nostri musei, a carezzarli con nel cuore la falsa paura dell’incubo; non li curiamo sospirando “fortuna che ci siete voi”.

Ma siamo bravi a parlare a vanvera nella tempesta mediatica.

Poi, zitti e Mosca.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.