Jezabel

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Chissà perché i personaggi negativi affascinano forse più di quelli positivi. Sì, quelli che hanno alle spalle storie oscure, aspetti della personalità un po’ estremi, desideri fuori dall’ordinario. Quelli che scelgono vie tortuose per cercare una felicità irraggiungibile e che provano poi delusioni mai viste. Quelli, ancora, che sono pronti a tutto pur di raggiungere quel bene parziale, soggettivo, pallido che assume ai loro occhi la dignità di un dio.

Gladys Eysenach, la Jezabel del titolo, è uno di questi personaggi. Quando nelle prime pagine viene introdotta nell’aula del tribunale, davanti ai giurati che devono valutare la sua colpevolezza, era ancora bella: solo le palpebre, di forma squisita, erano sciupate dalle lacrime e la bocca aveva una piega amara, ma la donna sembrava giovane. I capelli erano nascosti dal cappello nero. E’ accusata di avere freddamente ucciso con un colpo di rivoltella Bernard Martin, un suo giovane amante, la mattina di Natale. Un delitto passionale, punito con una pena di cinque anni. Il processo termina senza sorprese. La gente torna a casa, il gossip si acquieta.

Ma non può essere tutto così semplice. Come può una dama, ricca, nobile, macchiarsi di un delitto così efferato? Deve esserci dell’altro, un passato sepolto. E’ in questo passato che portano i capitoli del libro, di cui il processo è solo l’ouverture.

Nella Bibbia (1 e 2 Re) Gezabele è una donna perfida e senza scrupoli, che allontana il popolo da Dio per convertirlo al culto di Baal, e per questo farà una fine ingloriosa. Ricompare poi nell’Atalia di Racine, da cui Bernard mutua questo soprannome che porta in sé sensualità e violenza. Gladys è la Gezabele dei tempi nostri. Il romanzo scava nel passato di questa donna affascinante, che ha fatto della bellezza e della giovinezza, reale all’inizio e sempre più apparente col passare degli anni, il suo ideale di vita. Sorella spirituale di Dorian Gray, Gladys-Jezabel ama la bella vita, le feste, l’essere ammirata dagli uomini, diffondere attorno a sé il fascino della femme fatale. Passa da un uomo all’altro in cerca di affetto. E’ pronta a tutto pur di mantenere viva la sua aura.

E assiste inerme alla propria autodistruzione.

Jezabel è un romanzo indicato per chi si innamora dei personaggi dei libri che legge, per chi non ha paura delle debolezze e per chi rimane affascianto dalle luci e dalla musica del bel mondo francese di inizio secolo (nel senso di novecento). Sarà forse più apprezzato dalle lettrici, che leggendo questo romanzo probabilmente impareranno a non invaghirsi troppo della propria bellezza, vera o presunta.

Irène Némirovsky (1903-1942), ebrea ucraina vissuta a Parigi e morta ad Auschwitz, ha una scrittura fortemente introspettiva e caratterizzata. I suoi personaggi femminili, in questo come negli altri romanzi, tutti pubblicati da Adelphi, vivono delle sue esperienze di vita e si misurano sempre con la madre che la scrittrice non ha avuto, affidata sin da piccola a educatrici e governanti.

 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Jezabel
Autore: Irène Némirovsky
Genere: Romanzo
Editore: Adelphi
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 194
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.