Keep calm and congela i tuoi ovuli

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Una scelta che ha già fatto e che farà discutere ancora a lungo. Un pragmatismo agghiacciante secondo alcuni, e necessario secondo altri. Un’idea che rivoluzionerebbe i destini di molti, e che potrebbe forse risolvere (o complicare?) quel dilemma evergreen di noi donne che a un certo punto della nostra vita siamo poste dinanzi al bivio carriera/famiglia.

Tutto questo è e sarà la decisione presa da due dei più grandi colossi della Silicon Valley, Facebook e Apple, che finanzieranno alle loro dipendenti il congelamento dei loro ovuli così da assicurare una gravidanza programmata e da tutelare la loro carriera. In questo modo, infatti, le fortunate dipendenti potranno dedicarsi anima e corpo al lavoro, investendo tutte le loro forze e il loro tempo al progresso dell’azienda, e allo stesso tempo, a dispetto di quell’ansiogeno orologio biologico che regola le nostre vite, saranno in grado di procreare quando più a loro sembrerà opportuno.

E fin qui tutto liscio. Ma, sorgono spontanee delle domande, alla quali non è facile dare delle risposte.

In primis, viene da chiedersi se non sarebbe stato molto più economico se Facebook o Apple avessero scelto di fornire migliori garanzie alle loro dipendenti e introdurre tutele maggiori per le madri lavoratrici, dal momento che l’operazione “Keep calm and congela i tuoi ovuli” si rivelerà molto dispendiosa.

Poi, siamo sicuri che una volta scongelati tali ovuli possano portare a una gravidanza sicura e fruttuosa? Gli esperti consigliano, proprio per eliminare ogni ipotesi di fallimento, di congelare il prima possibile gli ovuli – perché più una donna è avanti con gli anni, minori saranno le sue probabilità di avere bambini, anche attraverso fecondazione in vitro con ovuli congelati – e di affidarne al congelatore almeno venti in modo da avere non una ma addirittura venti possibilità di procreare.

Infine, sorge spontaneo un altro dubbio. Quando una donna capirà che è il momento adatto per scongelare i suoi ovuli e per avere un bambino, dopo anni spesi solo e soltanto a servizio dell’azienda? Quando sarà disposta a dare una battuta d’arresto alla sua carriera per andare dietro a pappe e pannolini? Ne avrà il coraggio, ormai stanca, a metà della sua vita, dopo aver dedicato il suo miglior potenziale alla sola azienda? Perché un bambino non va mica solo concepito. Va accudito, accompagnato, aiutato. E’ necessario, infatti, indirizzare un figlio e dare il meglio di sé perché questo nasca sano e cresca forte. Ma se la prestazione migliore è stata indirizzata all’azienda, quale parte di sé potrà dare a un figlio questa dipendente a rischio frustrazione che prova a giocare a fare la madre? La peggiore, probabilmente.

Siamo proprio sicuri che anche questa, in fondo, non sia una forma di mercificazione femminile? Per quale motivo, se aiutata da un marito premuroso, e da un’azienda – privata o pubblica che sia – che fa non solo i suoi interessi, ma anche quelli delle sue dipendenti, una donna non può realizzare tutto il femminile che è in lei, e dunque, anche il suo naturale istinto materno?

Non saranno certamente gli ovuli congelati a realizzare quella wonder woman che è un po’ l’american dream al femminile, perché a rendere meravigliosa una donna è la sua tenacia, la sua determinazione, il suo dono di dare vita a quella vita che nasce da lei, la sua speranza di formare quel nucleo chiamato famiglia e che oggi è sempre più messo a dura prova.

Amo leggere, affidare i miei pensieri alla scrittura e viaggiare per scoprire la bellezza di tutto ciò che mi circonda. I classici latini e greci sono la mia più grande passione - e di questi ho fatto la mia ragione di vita -, insieme all'arte e alla pittura.